Nota scritta da Stella Roque, giornalista argentina specializzata in letteratura e arte.
I suoi primi passi nell’arte furono legati alla pittura sacra. Realizzò importanti rappresentazioni di madonne e cristiani, tra cui una di particolare significato ispirata a un sogno in cui un angelo visitava la Vergine Maria e il Bambino Gesù.

La sua formazione in Italia segnò un punto di svolta nel suo sviluppo artistico, ed è lì che iniziò a consolidare una carriera di successo. Dopo questa prima fase dedicata alla pittura sacra, Norma esplorò diversi linguaggi artistici, tra cui nature morte, nudi, pittura figurativa, astrazione e cubismo. Tuttavia, nel tempo orientò il suo sguardo verso la rappresentazione della realtà, dell’identità culturale e delle storie della gente del profondo interno dell’Argentina e dell’America Latina, da Bolivia e Perù fino all’Ecuador.

Norma si definisce una pittrice di figurazione espressionista, le cui opere combinano soggettività, sensibilità e lirismo. Attraverso i suoi schizzi e colpi di pennello, ricrea tradizioni ancestrali, grandi paesaggi e i personaggi che abitano le valli del nord argentino. Le sue opere possiedono un marcato enfasi realista e di costume.
“Sono innamorata delle bellezze naturali che offre il mio paese; viaggiavo nell’entroterra e convivevo con le persone del luogo”, commentò Norma.

Coloro che la conoscevano spesso segnalavano una peculiarità che divenne parte della sua identità artistica. Dicevano che Norma «sbocciava» in ognuna delle sue opere, poiché lasciava in esse una parte di sé, della sua sensibilità e della sua maniera di intendere il mondo. Con il tempo, quella caratteristica catturò talmente l’attenzione che il suo cognome venne associato a questa capacità di emergere in ogni quadro e in ogni storia che portava sulla tela.
La pittura come forma di vita
Nel corso di quel percorso artistico, il colore divenne uno strumento fondamentale per ritrarre costumi, credenze ancestrali e scene della vita quotidiana. Alcuni dei suoi lavori riflettono le persone che scendevano dalla montagna per commerciare artigianato nei paesi e nelle città, così come le tradizioni che diedero identità alle comunità del nord-ovest argentino e di altre regioni dell’America Latina.

Tra le sue creazioni più rappresentative si trova un’evocazione della Pachamama, dove una prospettiva riuscita mette in risalto delle mani grandi e protettive, cariche di tenerezza. In contrasto, le mani dell’accoltellatore appaiono indurite e ossute, rivelando la forza e una vita dedicata al lavoro. Ha anche ritratto venditori di oggetti vari, un tema a cui dedicò una pazienza straordinaria: arrivò a rappresentare 135 vasi di diverse dimensioni nel corso della sua produzione.

I colpi di pennello vigorosi di Norma trasmettono una straordinaria forza espressiva e umana. Chi osserva una delle sue opere non ha bisogno di conoscenze tecniche per commuoversi: i personaggi e i paesaggi che abitano le sue tele emergono con tutta l’intensità e la poesia di coloro che fanno parte del patrimonio culturale argentino.

La sua carriera ha mantenuto un’evoluzione costante, fino al punto di essere paragonata a grandi muralisti messicani come Rivera e Orozco, sia per l’intensità della sua palette cromatica sia per il profondo contenuto sociale e umano dei suoi temi. La sua pittura si è nutrita dei viaggi in America Latina e delle esperienze di convivenza diretta con le comunità indigene, assorbendo di prima mano le loro usanze e credenze.
Uno degli aspetti particolarmente rilevanti della sua produzione è il posto centrale che occupano i volti. Questa fascinazione per catturare l’identità delle persone richiese anni di osservazione, benché le offrisse anche alcune delle maggiori soddisfazioni.
“Alcuni ritratti mi hanno portato più di dieci anni per essere realizzati sulla tela”, ricordò l’artista.


In quella ricerca, sceglieva persone i cui tratti rappresentassero una comunità o una regione. Così nacque, ad esempio, l’immagine di un indigeno mataco che pescava lanciando una pietra nell’acqua. Prima di portarlo sulla tela, studiò per un certo periodo le usanze e la vita quotidiana degli abitanti. Poi realizzava gli schizzi e, una volta definita la composizione, lavorava direttamente sulla tela utilizzando colori puri, sovrapposti in successivi strati fino a raggiungere la tonalità desiderata.


Alcuni toni cromatici richiesero più di venti applicazioni di pittura, una perseveranza che spiega l’intensità e la forza caratteristica dei suoi tratti. Non furono pochi coloro che, osservando quei colpi di pennello energici senza conoscere l’autrice, supponevano che appartenessero a un pittore.

Un’opera impegnata con la realtà
Oltre agli aspetti tecnici, uno dei tratti più commoventi della produzione di Norma è la sua connessione con la realtà umana. Le sue figure sembrano acquistare vita propria e, dalla tela, interrogano lo spettatore sull’oblio, l’abbandono e le diverse forme di sottomissione. L’artista cercò di rappresentarle sempre nel pieno della loro specifica attività. In questo modo, ogni immagine trascende il ritratto individuale per diventare simbolo di problematiche che attraversano determinati settori della società.

Le risorse plastiche e compositive che utilizza rafforzano tale intento. I colpi di pennello vigorosi generano atmosfere adeguate alle storie che racconta, mentre la forza espressiva diventa uno dei pilastri fondamentali del suo linguaggio visivo. Il suo lavoro può anche definirsi di costume, poiché in esso compaiono carnevali, fiere, pellegrinaggi e altre manifestazioni della cultura popolare.

Sostenuta da un’incessante curiosità, percorse da Terra del Fuoco a Jujuy in cerca di temi capaci di commuovere la sua sensibilità. In Salta si inoltrò per sentieri di montagna accessibili solo a dorso di mulo, conviveva con gli abitanti e condivideva le loro usanze.
Con più di 600 opere realizzate nel corso della sua carriera, alcune occupano un posto particolarmente significativo nella sua memoria. Tra le sue preferite si trova la sua pittura del Machu Picchu, insieme ai ritratti di anziani, a cui di solito dice che «unisce» con lo sguardo per catturare l’espressività dei loro volti, e le scene familiari ispirate dalla Quebrada di Humahuaca.


“Mi hanno sempre attratto i personaggi, l’idiosincrasia e la suggestione che emerge da questa regione. Nelle mie tele cerco di catturare questo modo di essere. Ogni mio personaggio ha vita e rappresenta un contatto umano ben più di un freddo modello”, confessò Norma.

Traiettorie e impegno culturale
Questo impegno con l’arte e la cultura trovò riconoscimento sia in Argentina che all’estero. Nel corso della sua carriera ricevette numerosi premi, coppe, diplomi e distinzioni che danno testimonianza della sua produzione.

I quadri e l’arte fanno parte della sua vita: un vaso rosa le aprì le porte dell’Europa. Si tratta di una natura morta, accompagnata da due delicate rose, che ottenne un primo premio e segnò l’inizio di un ascesa costante nella sua carriera. I suoi quadri furono venduti in diversi paesi e diversi musei acquistarono le sue opere. Attualmente, più di 300 lavori suoi si trovano distribuiti in diverse parti del mondo.

Il suo contributo al campo culturale trascese la pittura. Fu direttrice della Cultura della Nazione e direttrice di mostre del Consiglio Deliberante, per trenta anni, carica dalla quale impose una profonda rinnovazione dell’attività artistica dell’istituzione.

Organizzò mostre dedicate a diverse discipline delle arti visive e completò oltre 6000 esposizioni con tavole rotonde, proiezioni, conferenze, concerti e festival di poesia. Grazie alla sua permanente disposizione al dialogo e al supporto, numerosi artisti plastici trovarono lì un’opportunità per esibire il loro lavoro e far conoscere le loro creazioni.

Il suo impegno con le comunità indigene lasciò anche un’impronta profonda: divenne madrina di bambini toba, mapuche, colla e di altri popoli latinoamericani. Nel 1980 riuscì a ritrattare una donna identificata come la Pachamama, di 115 anni, e anche l’ultima indigena ona, di 108 anni. Queste esperienze rafforzarono che l’accompagnò per tutta la vita: la difesa e la diffusione della cultura nazionale e del patrimonio argentino.
Come ambasciatrice culturale portò la sua opera in diversi scenari internazionali, tra cui Israele, Spagna, Italia, Belgio e l’OEA, negli Stati Uniti, tra gli altri. Oltre alla sua attività come pittrice, illustrò diversi libri e partecipò al primo dizionario guaraní-argentino, che incorporò cinque delle sue opere. Disegnò anche 30 copertine di dischi, tra cui quella di «El baile de las cintas».

La trasmissione delle sue conoscenze occupò un posto importante nel suo percorso: tenne laboratori per alunni nella Città di Buenos Aires, coordinò istituzioni culturali e accompagnò molti artisti emergenti nei loro primi passi. Inoltre, creò la fondazione “Abriendo caminos en el arte”, che quest’anno celebra il suo 51° anniversario. Fin dai suoi inizi fu dedicata a promuovere la diffusione artistica e fornire supporto a nuove generazioni di creatori.
Premi e distinzioni
Tra le numerose distinzioni ricevute nel corso della sua carriera spiccano l’Ordine delle Arti a Buenos Aires nel 1979; il Diploma d’Onore con Medaglia d’Oro dell’Accademia di Arte “Citta di Boretto”, a Roma, Italia; e la sua nomina a Membro Onorario per la Casa della Provincia di Buenos Aires. Fu anche distinta dall’Accademia di Arte e Lettere dell’America e dall’Accademia Internazionale Costantiniana di Arti e Scienze d’Italia, istituzione che la nominò accademica.


Il suo riconoscimento trascese le frontiere: in Belgio fu nominata Dama d’Onore e Gran Maestro di San Giorgio di Bites, mentre a Roma partecipò a una grande mostra internazionale che riunì più di 6000 artisti plastici, essendo l’unica pittrice argentina selezionata per rappresentare il paese.

Nel corso della sua carriera ottenne più di 130 premi nazionali e internazionali, oltre a titoli onorifici, medaglie e diplomi che riconobbero sia la qualità delle sue opere che il suo contributo alla diffusione della cultura argentina nel mondo.

“Ci sono molti premi che ho ricevuto, una lista molto lunga da enumerare. Ma per me la cosa più importante è che tutte queste distinzioni mi siano state conferite come argentina, e ne sono molto orgogliosa. Pitturare, preparare i colori, studiare un volto o un movimento sono alcuni dei piaceri più grati che posso sperimentare nella vita», espresse Norma.

Norma sostiene che esiste una pittura che non muore, che è eterna, ed è quella che si nutre dell’essere umano e della sua sofferenza. Oggi trascorre i suoi giorni circondata dai colori, dai paesaggi e dai personaggi che hanno dato senso a tutta una vita dedicata all’arte. Con oltre sei decenni di lavoro, centinaia di opere e un’incessante attività culturale, continua a essere un punto di riferimento il cui pennello ha saputo trasformare la memoria, le tradizioni e l’identità dei popoli in patrimonio artistico.

Fedele all’amore per la sua terra e ai valori che hanno guidato tutta la sua carriera, lascia un messaggio che riassume il suo modo di intendere la vita:
“Il mio desiderio è che l’Argentina vada avanti e che tutti noi siamo felici, perché l’Argentina è un grande paese che ha tutto”.

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