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Antonio Pujia Veneziano : La Poetica del  Segno tra Gestualità e  Spazio

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
11 de septiembre de 2026
in Arte, Giovanni Cardone 
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Antonio Pujia Veneziano : La Poetica del  Segno tra Gestualità e  Spazio
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Nel guardare le opere di Antonio Pujia Veneziano penso ad Emanuele Severino il quale diceva: “Ebbene per tentare una rifondazione del senso dell’arte non più come espressione del nichilismo e della conseguente volontà di potenza, bisogna riconsiderare il senso autentico dell’essere, la sua struttura originaria, mostrando che nel suo originario significato, che viene esposto da Parmenide, è inclusa la totalità dell’essente che entra nell’apparire. Quindi, bisogna ritornare a Parmenide, ma per andare oltre Parmenide e quindi bisogna tracciare la via che Severino già nella sua prima grande opera “La struttura originaria”, indica come la via del giorno, la via in cui l’essere, la totalità dell’essere, è ed è impossibile che non sia”. Le opere di Antonio Pujia Veneziano mi fanno riflettere sul “Trattato di semiotica generale” del 1975 di Umberto Eco che paragona l’opera d’arte a un testo che per essere tale deve soddisfare innanzitutto una richiesta di leggibilità. Affinché vi sia una risposta da parte dell’osservatore, è fondamentale il codice con cui il messaggio dell’artista viene trasmesso; non tutto deve per forza essere chiaro, ma vi devono essere alcune regole che lo aiutano a distinguere l’opera d’arte dalla cosa astratta. Eco parla del linguaggio estetico, definendolo un particolare processo comunicativo significativo in cui non si ha solo il mero passaggio di informazioni, ma anche la sollecitazione dell’elaborazione di una risposta interpretativa da parte del destinatario. Secondo l’autore vi sono due principali caratteristiche del testo estetico: l’ambiguità e l’autoriflessività. La prima è una violazione delle regole del codice, poiché «anziché produrre puro disordine, essa attira l’attenzione del destinatario», il quale «è stimolato a interrogare le flessibilità e le potenzialità del testo». L’ambiguità estetica gioca sia sull’espressione sia sul contenuto del testo: così facendo esso diventa autoriflessivo poiché attira l’attenzione sull’organizzazione interna, sulla “semiotica”. Il testo estetico spinge in continuazione a rivedere i codici, imponendo una continua riconsiderazione del linguaggio su cui si basa; quest’ultimo deriva da una «dialettica di accettazione e ripudio dei codici dell’emittente e di proposta e controllo dei codici del destinatario», il quale però non essendo a conoscenza delle regole dell’autore, le può estrapolare da ciò che prova nel corso dell’esperienza estetica. Egli si trova in bilico tra l’ambiguità oggettuale e l’organizzazione contestuale. Tramite una definizione semiotica dell’opera d’arte si riesce a comprendere perché nel corso della comunicazione estetica avvenga «un’esperienza che non può essere né prevista né completamente determinata, e perché questa esperienza “aperta” venga resa possibile da qualcosa che deve essere strutturato a ciascuno dei suoi livelli». Il destinatario deve essere in grado di intervenire a colmare i vuoti semantici, a ridurre la molteplicità dei sensi, perché è un collaboratore dell’autore il testo estetico deve essere strutturato per mezzo di codici noti, cercando di attirare attenzione su di sé, anche violando delle regole, al fine di garantire il giusto equilibrio dei meccanismi noto-ignoto che rendono tale l’esperienza estetica.  Senza l’adozione di regole precise il contenuto del testo estetico non sarebbe veicolato e non riuscirebbe ad essere trasmesso; il codice non rappresenta uno schema fisso ma immutabile, anzi in continua evoluzione. «L’interprete di un testo è obbligato a sfidare i codici esistenti e ad avanzare ipotesi interpretative che funzionano come forme tentative di nuova codifica». La nozione di arte come strumento di comunicazione visiva, vive nella sua pittura attraverso la poetica del segno, protagonista di un codice espressivo che, erede di una cultura internazionale affermata nell’immediato dopoguerra che dall’astrattismo, all’Informale, svincola il postulato artistico da ogni obbligo rappresentativo. Posso dire che Antonio Pujia Veneziano si rifà ad un’arte che si orienta verso una ricerca astrattista fino ad approdare ad un astrattismo- grafico. La realtà per Antonio Pujia Veneziano non è certo il campo visivo del dato retinico, ma quello della sua elaborazione mentale che si manifesta principalmente attraverso segni e colori, significativi testimoni di una consapevolezza artistica solo apparentemente casuale e veloce, in realtà piena di grande equilibrio compositivo, pur sempre votata ad una libertaria esigenza esplorativa. Quanto alle radici di questa spinta che interagisce con pulsioni emotive ricche di slanci, esse andrebbero rintracciate, oltre che nel lessico informale, tanto incentrato sulle valenze della triade segno-gestualità-materia. Ogni dipinto di Antonio Pujia Veneziano vale dunque come affermazione di un personale bilanciamento compositivo, espresso dall’atto del dipingere, e la sua natura di intensa partecipazione alla vita, identificazione panica di una totalità fisica e psichica. L’arte di Antonio Pujia Veneziano lascia esplodere tutta l’incidenza del suo dato personale nello strutturarsi come pensiero e nell’ immedesimarsi con il presente. Ed ecco, dunque, il senso di un organismo pittorico, in cui sicuramente divorante risulta la forza esplosiva del colore, che si connota, in un unico tempo, sia come pasta cromatica sia come accensione incandescente. La sua pittura è un trionfo di materia e luce, che conduce a continue metamorfosi, tra epifanie di bagliori cosmici e paesaggi mentali di magmi incandescenti traiettorie vitali e dinamiche di infinite particelle in movimento, che si concretizzano nella sua arte in ciò che per Antonio Pujia Venziano costituisce il punto cardine del proprio impegno: trasferire sulla tela tutta l’energia dello spazio reale, codificandola in energia pittorica e cioè in una pittura che sia soprattutto “fatto concreto”, condizione autentica e palpitante. In tal senso la sua esperienza è anche indagine sulle possibilità esplorative offerte dal fare pittorico, un viaggio umano che nelle trame grafiche e nelle pulsazioni cromatiche, nelle zone di ombra e di luce, lascia libera la sua impronta di esistenza in atto, intima e vibrante, pronta ad immergersi nella profondità del proprio essere, per poi riemergere e appuntarsi in un bagliore o scomparire di nuovo. E questo è un gioco che non è gioco, perché non è artificio, ma orientamento pittorico volto alla continua sperimentazione, poesia visiva, di vitalistica e febbrile inventiva, in cui il rapporto con la realtà torna a farsi espressione autentica di una situazione umana colta nel suo concreto manifestarsi attraverso le sue opere, l’artista ci prende per mano e ci conduce attraverso un percorso intimo, che parte dallo spirito interiore fino alla contemplazione della Natura e dell’Universo. Dall’infinitamente piccolo, immateriale, impalpabile, che vola dentro di noi con ali leggere, dall’introspezione nella nostra anima più profonda, alla nascita una di nuova creazione, la sua opera è una riflessione approfondita sulla creazione, un canto, un inno alla Natura e a tutto il mondo che ci circonda, è un cantico, incantato e sospeso, di francescana memoria, riletto e interpretato, sì, nella sensibilità contemporanea, ma quello che conserva è l’ineffabile stupore. Antonio Pujia Veneziano è un artista autentico e umile. Nell’arte odierna, in cui spesso l’ispirazione, l’idea non sono adeguatamente supportati da una adeguata sapienza del “fare arte” e del “fare ad arte”, Antonio Puja Veneziano si distingue per l’uso sicuro di tutta una varia gamma coloristica unica nel suo linguaggio. Fuori da ogni formalismo compositivo, e lontano dalle facili seduzioni della cultura accademica, il suo lavoro oscilla tra consapevolezza allegorica e inganno reale. È lo specchio invisibile dell’anima per una realtà visibile che man mano invade spazi vuoti diventando corpo, colore, luce. La luce è intensa. Il colore è rappresentativo, decisamente espressivo e brillante. Invade la realtà con densi rivoli. Partito da accenti diversi e da attente riflessioni su situazioni artistiche che si accavallano oggi nel panorama della pittura italiana,

Antonio Pujia Veneziano irrompe sulla scena dell’arte con una sua geografia pittorica costruita su un “solido” astrattismo. In alcuni casi non mancano le suggestioni oniriche dei surrealisti, come anche la sinteticità grafica che accompagna contemporaneamente la sua attività di artista. È come anche il dinamismo lirico unito sempre ad un segno che non si stanca di manipolare e modellare ogni sua composizione. Ci troviamo di fronte ad opere caratterizzate da una forte personalità dove alla intensità cromatica fa riscontro una stesura di segni carichi di significati simbolici. Per lui non si dà sogno versus realtà, ma questa apparente distonia, quella che è una opposizione, e forse una contraddizione, trova la sua sintesi nel sogno come incantesimo della vita. Altro aspetto della sua pittura è quello di inglobare accenti lirici con la rubricazione di un intimo diario, un simbolo di speranza, verso nuovi orizzonti che la vita a volte ci prospetta. Nella sua dimensione poetica l’artista, non è vincolato dall’iconografia, ma rimanendo astratto o informale, immagina e trasporta su tela o su carta la visione che ha dentro di sé: estasi celestiali, cieli mossi da un segno creativo, un’idea assoluta, senza retorica, di striature di colore o di segno grafico così limpide, essenziali, profonde, intense e perciò spirituali. Differenti sono le modalità della narrazione, comune è la ricerca degli stilemi più adatti per comunicare la sacralità della vita e la propria dimensione metafisica. Il grande artista inglese Francis Bacon ritiene che il suo modo di intendere la vita equivale a quello con cui intende la pittura, che considera un’irruzione nella vita, una sorta di continuazione della vita. L’arte infatti esprime in maniera visibile il metafisico, il sublime, l’astratto e permette all’uomo di vincere, per così dire la forza di gravità che lo tiene avvinto, attaccato alla terra e gli consente un’esperienza spirituale. Infine posso affermare che la realtà pittorica di Antonio Pujia Veneziano è rappresentata per frammenti, integrazioni, assetti compositivi, alla assidua ricerca della ancestrale espressione visiva dell’esperienza collocata nell’eterna trasfigurazione percettiva dell’universo. Oltre la concezione convenzionale del dipinto l’artista supera l’aspetto sentimentale ed emotivo della composizione per donare a quest’ultima un aspetto eroico, sospeso in una dimensione sovra sensoriale e infinita. Le tonalità di Antonio Pujia Veneziano, sempre omogenee e cangianti, vivono una realtà bidimensionale, irrevocabilmente illimitata, generando inedite corrispondenze tra interpretazione e rappresentazione, dinamicità e immobilità. Acquisite sublimazioni emozionali attraversano velocemente lo spazio pittorico generando realtà complesse scomposte e immediatamente ricomposte tramite variabili modularità. Miti e accadimenti si susseguono ordinati all’interno di un luogo perfettamente delimitato, sensibilissimo e mutabile. La giustapposta sovrapposizione delle tonalità abolisce le tenebre, l’oscurità, la finitezza strutturale. Il rapporto tra materia e forma si dilata, evoca profondità lineari e sottesi segmenti in un ambiente volutamente differenziato e avulso da secolari e contemporanee contaminazioni. Ogni frammento è immediatamente materia pittorica, risonanza, omogeneità d’intenti in un continuo sovrapporsi di forme, strati, ritmicità. Meta racconti, variazioni, accordi tonali, inondazioni di luce accelerano moti rotanti e inquieti. Rarefatte atmosfere si vaporizzano alla presenza di un flebile respiro che diviene unico testimone di profonde sofferenze. Quali mondi qui vivono, quali accadimenti si diramano in questo spazio apparentemente asettico, tutto è come sospeso, bloccato, cristallizzato da figurazioni che appaiono come irrevocabilmente silenti. La verità è nascosta, mimetizzata, giustificata da evocazioni allusive alla ricerca di un luogo, un’oasi di pace, un destino. Un’impalpabile sensazione di solitudine aleggia drammatica, avanza minacciosa e inestricabile tra gli animi e i desideri di libertà e di vita. Oltre la tragica gravità dell’esistenza, la forma sublima in un inconsapevole mito di effimera speranza, sottesa in un’instabile atmosfera nell’immensa, irrevocabile caducità della materia. Un complesso irradiarsi nello spazio di strutturati piani costruttivi diviene significativo istante ideativo, autentico paradigma di fondamentale rigenerazione plastica. Segmenti iridescenti si sovrappongono ordinati generando affascinanti diaframmi sequenziali sospesi da un’elegiaca melodia, colta e vibrante, diffusa flebilmente nello spazio. Tracce di purissime linee si ricompongono libere sopra cangianti superfici, ampie e mutevoli, simili ad infinite città cinetiche e spazi urbani modulati dove il colore, libero dalle naturali funzioni, acquisisce maggiore autonomia interpretativa espandendosi in correlate emulsioni sensitive. Le forme strutturate evocano una trasognante omogeneità di sensi rispettando perfettamente i limiti del perimetro formale. Sintesi, azione, regola e sequenza s’inerpicano oltre le consuete simbologie generando corrispondenze con l’antico, la mitologia, i quattro elementi della creazione. Antonio Pujia Veneziano è alla ricerca della forma archetipica, ignoto e ineccepibile tassello della struttura universale, mito e unicum dell’essere oltre l’agire, riflesso concreto di un mondo lineare astratto. La scomposizione dell’oggetto geometrico non perde o nasconde la forma primordiale ma la evidenzia seguendo la legge dei contrasti simultanei, delle dinamicità cromatiche, delle diffuse e animate sovrapposizioni . La scelta di Antonio Pujia Veneziano pone,in parallela antitesi, armonia e dilatazione, staticità e direzionalità d’intenti alla ricerca di altre integrazioni temporali, altre irrevocabili ubiquità. Essere di un luogo e non esserlo, viverlo, per osservarlo in lontananza, evidenzia tensione, sofferenza, inquietudine, accostamento e disgregazione della forma. La primordiale geometria assoluta, volutamente si sfalda e fluisce quasi liquida sul substrato per poi ritornare, repentinamente concreta, nella comune volontà di ridefinire una base integrata e congruente. Divergenze e contrasti interiori dell’artista lo vedono repentinamente abbandonarle per un’effimera dissidenza compositiva, riscoprendo un elegiaco e rigenerativo ritorno all’ordine. Suggestioni e intrecci, frammenti di realistiche figurazioni si sovrappongono a lamine astratte, disvelatrici d’inedite sperimentazioni che veleggiano nello spazio libere da logiche naturalistiche. La sua visione plastica suffragata da reciproci incontri di linee verticali e orizzontali pone in evidenza il drammatico confronto tra individuo e spazio, sperimentazione e sintesi, spiritualità e destino. L’assoluta essenzialità, sfiora le intenzionalità concettuali di messaggi codificati trasfigurandoli in frame velocissimi e immediati. Una lirica contemplazione dell’universo è sapientemente evidenziata dalle straordinarie trame cromatiche che aleggiano nello spazio come angeliche presenze esperite tra stati emozionali e dilatazioni di luce. Variabili astrali appaiono come cristalline scansioni luminose, ali percettive di iperbolici voli trasfigurati da una successione dinamica di meditate modulazioni. Iridescenti superfici determinano continue vibrazioni cinetiche provocate da un ipotetico sisma primordiale della materia cromatica, delimitata da una dogmatica linea di contorno, incline a trasmigrare, al di fuori di un collaudato perimetro. Nella pura estasi contemplativa Antonio Pujia Veneziano inserisce nei dipinti forme semplici, cromaticamente omogenee, provenienti da una personale gamma di tonalità, straripante espressione di un io profondo e occulto. Colore e Luce vibrano sensibilissimi sul substrato generando una costante e continua meditazione sullo spazio, le forme primordiali, le corrette proporzioni. Silenti corpi geometrici interagiscono tra loro creando un armonico e affascinante equilibrio, quieto limite di arcane aspirazioni sensoriali. Delicatissime sovrapposizioni tonali assumono l’identità di accumuli di memoria, eclatanti rimandi di sottili essenze floreali, organicamente disposte per scansioni, assonanze, razionali emotività. La vitalità sensibile si dilata nello spazio percettivo divenendo terapia poetica parallelamente strutturata ad una corroborante ricerca sperimentativa. Mutevoli condizioni sensitive generano nuovi flussi temporali, inediti concetti geometrici, innovative idealità progettuali. Un rigore metodologico di grande intensità ideativa, genera un sottile lirismo poetico modulato tramite delineate scansioni compositive. La forza dei segni si amalgama idealmente alla magia suadente dei colori in una dimensione eterea e silente dove le geometrie trovano il loro manifestarsi nel cielo,nel moto degli astri, nel ritmo segreto dei tempi. Forme sintetiche trovano il loro spazio sotteso da rigorosi e costanti equilibri congiunti da linee accidentali e perpendicolari in simbiosi con la luce. La sua autonomia pittorica lo vede librarsi oltre i confini del visibile e ascendere in una dimensione atemporale dove le velocità dinamiche si acquietano proiettando la luce in un contesto astratto. La rigorosa corrispondenza tra forma e colore esalta il sogno aereo delle suggestioni tonali dove il frammento è piegato da un volere astrale, curvato nella dimensione spazio temporale, strutturato con le medesime assonanze del primigenio elaborato. Le profondità più nascoste dell’animo virano verso impercettibili vibrazioni divenendo unici testimoni di brevi istanti dell’esistenza. Contorsioni strutturali partecipano a una nuova visione dello spazio ricreato da cosmiche deflagrazioni mediatrici di un ritrovato equilibrio. Iperboli sensitive defluiscono in liquide memorie, essenze rivelatrici di suadenti emanazioni dell’anima tese a una assoluta trascendenza. Fluide cromie, di incomparabile finezza, plasmano il silenzio, disegnano nel vuoto un leggero movimento, diffondendo nell’aere uno stato di ebbrezza, un anelito di libertà che diviene incantata melodia animata da una forza invisibile, da una ritmicità concitata, sconvolta da un vento fortissimo, che soffia senza tregua sui destini del creato. Nascoste simbologie di verità sottese si espandono sul substrato intime dissolvenze, presagi compositivi, dissoluzioni percettive che impongono, con il loro divenire, un senso di sconcertante irrevocabilità. Tracce connotative di un distacco sensoriale diventano incontrastate icone di germinali visioni simultanee, flash di intrecci multimediali, sensitivi messaggi subliminali. Vertigini dirompenti trovano la loro forza espressiva nell’energia del gesto, ricostruendo un paradisiaco universo estetico tra interrelazioni di forma e onirici paradigmi tonali. Gesto e poesia si fanno forma vibratile e ricercata figurazione che si diramano attraverso ideali stratificazioni dell’interiorità, carichi di accese tonalità dalle raffinate tridimensionalità tattili. Lontani orizzonti dell’anima, sentieri della memoria, vie inesplorate ai confini di un universo indefinito, aleggiano sopra ipotetici, assolati deserti inseguendo il silenzio, appena velato da una tenue e opaca luce. Forme irregolari ricostruiscono lontani accadimenti, fili imperscrutabili di lontane esistenze, ponti virtuali tra memoria e realtà sintetica sottese tra enigmatiche emozioni e indefinite atmosfere. Un’inquieta idealità s’insinua tra le effimere e mutevoli sovrapposizioni sequenziali evocando arcane metamorfosi oltre un onirico limite, dove folgoranti e intense cromie accendono trasognate trascendenze. Sospesi nel vuoto, ipotetici assemblaggi polimaterici si diramano nello spazio costellato da dinamiche silhouette danzanti che raccontano, con discreta e sapiente essenzialità, il dramma umano della solitudine e dell’incomunicabilità. Sensibilità materica, sublimazione emozionale, tensione plastica rappresentano gli aspetti più significativi del fare artistico di Antonio Pujia Veneziano, da sempre impegnato nella istintiva e sapiente ricerca di una trasfigurata rappresentazione percettiva. La raffinata intimità tonale diviene sensibile sollecitazione di idealità, fugace e fuggevole presenza, immediatamente dissolta da turbinii incontrollati oltre la sfera dell’immaterialità. La sintetica ricerca di assoluto, unita a un’inedita e personale sensibilità, grafico-compositiva, delinea impercettibili tracce che sublimano a un’aurorale, sincretica nuova vita. Frammenti disegnati interrogano passato e presente tramite meditate scomposizioni e cangianti ricomposizioni tonali. Un fluido, pulsante e impetuoso, scorre sotterraneo nei meandri percettivi dell’artista alimentando un luogo incantato, evocato come fenomeno di luce e colore, verità e vita oltre la vita. L’invisibile sentire di una realtà, al di là dalla mimesi, diviene esercizio spirituale, aspetto emozionale della pittura destinato ad esplorare il mondo, alla ricerca del progetto ideale. Declinazioni dell’immaginario animano la profonda sensibilità dell’artista nell’intento di conservare e proteggere dall’oblio, oggetti lontani, essenze del vissuto, lievissime sensazioni. Equilibrate trasparenze cromatiche si aggregano in liquide e sensuali modulazioni segniche, si espandono nello spazio attuando una sintetica rigenerazione tonale. Inedite incandescenze cromatiche accentuano la convulsa aggregazione delle tonalità dando origine ad una magmatica cascata di energia dalle sublimi valenze espressive. Intuizioni premonitrici dove le forme occupando spazi paralleli non più definiti da una realtà precostituita ma luoghi senza memoria, dove la materia trova la sua nuova vocazione. Imperscrutabili equivalenze appaiono come estroflessioni parallele di un logos universale, sintesi tra emozione e materia, anima e spazio. Una fine spiritualità veleggia sul substrato, divenendo entità rivelatrici d’inesplorati rimandi, irrefrenabili tensioni verso l’assoluto, vibrazioni cosmiche tra terra e cielo, tracce indissolubili ma tra espressione ed evento, tra destino e avventura, tra poesia interiore e silenzio. Come cangianti vittorie alate, le forme ritmiche e lineari di Antonio Pujia Veneziano fluttuano sottese nello spazio, si svelano velocissime oltre la porta delle stelle, tra riverberi avvolgenti e ritmiche sospensioni di un tempo indefinito ai confini percettibili dell’essere.

Biografia di Antonio Pujia Veneziano

La pittura d’avanguardia, unitamente ad uno sviluppo espressivo legato all’esperienza ceramica, è il tratto distintivo della sua opera che da un linguaggio di matrice segnico-gestuale si è evoluta verso una dimensione più essenziale e minimale, affrontando ambiti socialmente aperti. Già titolare di cattedra nei Licei Artistici Statali, Pujia Veneziano ha maturato un prezioso curriculum espositivo. Il suo percorso artistico più consapevole, inizia con le personali: Innocenza Semantica (Magazzini Voltaire, Lamezia T. 1986) e Senza Titolo (Centro Di Sarro, Roma 1987), presentate rispettivamente da T. Sicoli e da B. Tosi. Seguiranno: Segnopittura (Roma, 1989); Orizzontiverticali (Francavilla al Mare 1990); Protosegni (Milano 1991); Il Cielo della Pittura (Milano, 1991); Cronospazio (Chiostro di S. Giovanni, Orvieto 1993); You get what you see (Campobasso, Spoleto e Roma-1994). Nel 1992 gli viene assegnata la Borsa di Studio per le Arti Visive – Progetto Internazionale Civitella D’Agliano, partecipando alle Residenze d’Artista riservate agli artisti europei. Nel 1997, con la mostra Arte in Calabria 1960-2000, un’opera è acquisita dal MAON – Museo d’Arte dell’Otto e Novecento, Rende. Si occupa assiduamente di didattica dell’arte e nel 2008 su invito del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza ha preso parte in qualità di relatore alle giornate di studio sulla Metodologia di B. Munari. Nel 2006 l’opera in ceramica realizzata per il progetto “Un Muro di Storia”, curato da T. Coltellaro, viene collocata nel Centro Storico di Lamezia Terme. Tra le mostre più recenti: Across The Space Across The Time (Museo Civico Dei Brettii e degli Enotri, Cosenza 2012); 54ª Biennale di Venezia, Padiglione Italia (Villa Genoese Zerbi, Reggio C. -2011); La Formazione dell’Uno, (Galleria Nazionale, Cosenza -2011); Premio Internazionale Limen Arte (Palazzo Gagliardi, Vibo Valentia 2011); Il Quarto Re, (Chiesetta di Sant’Omobono, Catanzaro 2010). Sempre nel 2010, è invitato alle rassegne Tornare@Itaca (Museo Civico Dei Brettii e degli Enotri di Cosenza – Fondazione Mudima e Biblioteca Sormani, Milano. Nel 2009: Sull’Identità (Museo di Porta S. Paolo, Roma) e “Il Valore dell’arte. Arte come Valore” (Palazzo Lancellotti, Roma); 13 x 17 Padiglione Italia, rassegna itinerante a cura di P. Daverio e Jean Blanchart -2007

Panta Rei, 1988

tecnica mista su tela/ mixed mediaon canvas

cm 100 Ø

Panta Rei, 1988

tecnica mista su carta intelata/ mixed media onpapermounted on canvas

cm 48×66

Disvelatura/ Unveiling, 2008

Pigmento blu e vernice argento su tela/ blue pigment and silver paint on canvas

cm 131x97x715

Sinapsi cromatiche/ Chromaticsynapses, 2014

aerografia e gesso su tela/airbrushand acrylicplasteron canvas

cm 50×70

collezione Museo /MARTEMuseumcollection(San Pietro a Maida, CZ)

Foto 17

Veritatissplendo/ Veritatis splendor2014

aerografia con vernice oro su tela/ airbrush with goldpaint on canvas

cm 90 Ø

Collezione Museo /Lìmen ArteMuseumcollection

Foto 23

Quandosiarriva da Est/ When you arrive from theWest, 2014

ossidoblu e miniosutavola/ blue oxide and minium on woodenpanel

cm 35×100

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