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Addio a MirceaLucescu, il mondo del calcio piange una leggenda

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
13 de abril de 2026
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Addio a MirceaLucescu, il mondo del calcio piange una leggenda
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In Romania era, erimarrà, una leggenda, ma Mircea Lucescu, ottimo giocatore ma soprattuttogrande allenatore morto a 80 anni a Bucarest a causa di un infarto che lo avevacolpito giorni fa, aveva lasciato il segno anche in Italia, dove ha allenato ilPisa, il Brescia e l’Inter.

Ed è proprio ilclub milanese tra i primi a ricordare «uno dei tecnici più autorevoli erispettati del panorama internazionale, capace di lasciare un segno profondoovunque abbia allenato grazie alla sua visione, al carisma e a unastraordinaria cultura del gioco».

Ha vissuto dipallone, Lucescu, in una carriera cominciata in campo da professionista già nel1963 e proseguita nel 1982 con la prima panchina in Romania, e si può dire chesia ‘morto’ di pallone, dato che solo il 26 marzo scorso ha guidato lanazionale romena nella gara dei playoff mondiali persa contro la Turchia diVincenzo Montella.

Per esserci, erauscito dall’ospedale dove di trovava a causa di una malattia con cui lottava damesi: «Non posso andarmene da codardo», aveva detto.

Pochi giorni dopoera stato colpito da un nuovo malore mentre preparava un’amichevole con laSlovacchia e quindi è stato ricoverato a Bucarest. Sembrava fuori pericolo, poiha avuto un infarto ed è entrato in coma, lasciando poche speranze di ripresa.Tutto il Paese si è stretto intorno all’uomo che, insieme con George Hagi, neera il simbolo calcistico. «Perdiamo non solo un brillante stratega, maanche un mentore, un visionario e un simbolo nazionale che ha portato iltricolore alle vette più alte del successo mondiale», scrive lafedercalcio romena.

Da giocatoredivenne l’emblema della Dinamo Bucarest, club con cui vinse sette scudetti, maLucescu brillò anche con la maglia della nazionale, partecipando al Mondialedel 1970 in Messico, dove, da capitano, aveva affrontato nel girone il Brasiledi Pelé e e l’Inghilterra di Bobby Moore. Ma fu da allenatore ad ottenere irisultati più notevoli. Da ct ha guidato la nazionale agli Europei 1984,tornando poi alla sua guida nel 2024, mentre con le squadre di club hatrionfato in mezza Europa, con il Galatasaray e il Besiktas in Turchia, con loShakhtar Donetsk e la Dinamo Kiev, in Ucraina, conquistando 37 trofei ediventando tra i tecnici più titolati nella storia del calcio mondiale.

La sua esperienzain Italia è stata importante, cominciata al Pisa nel campionato di Serie A1990-91 – quando i toscani andarono addirittura al comando della classifica,ricorda il club nerazzurro nell’esprimere il proprio cordoglio -, per passarepoi al Brescia, che nel 1992 portò subito dalla serie B alla serie A. Inun’alternanza di retrocessioni e nuove promozioni, diede infine le dimissioninel 1996 dopo quelli che l’allora presidente Corioni definì «cinque annistupendi».

Nel dicembre1998, dopo una breve apparizione alla Reggiana e un ritorno a Bucarest, nelRapid, arrivò sulla panchina dell’Inter, conducendo i nerazzurri fino ai quartidi finale della Champions League, ma diede le dimissioni nel marzo seguentedopo 22 partite. «Allenatore di grande spessore umano e professionale,Lucescu ha incarnato valori di competenza, eleganza e passione, lasciandoun’eredità importante nel mondo del calcio», sottolinea ancora il clubmilanese.

Innumerevoli, giàpoco dopo l’annuncio della scomparsa, sono le espressioni di cordoglio giunteda parte dei club che ha guidato e dai giocatori e colleghi che ha incontratoLucescu.

Uno degli ultimi,proprio Montella, che lo aveva abbracciato a lungo prima e dopo la sfidaplayoff che ha qualificato ai mondiali la Turchia, altra nazionale allenata daun uomo che ha scritto tante pagine della storia del calcio moderato.

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