Oggi Donald Trumpha dichiarato al Telegraph di stare seriamente valutando il ritiro degli StatiUniti dalla NATO, sostenendo sia noto al mondo intero che l’alleanza atlanticasia una tigre di carta. Il tycoon non contento ha poi speso parole non proprioal miele nei confronti della Gran Bretagna, sostenendo (non proprio a torto)che sia ormai sprovvista di una marina. La scintilla di questi ragionamenti èla guerra in corso contro l’Iran: gli europei hanno rifiutato di intervenire edi sostenere le operazioni Usa-Israele. Per Trump è l’ennesima prova chel’Alleanza è diventata un accordo unilaterale in cui a suo dire Washington pagae gli altri beneficiano. Ma se la minaccia dell’abbandono si concretizzasse,quali sarebbero le conseguenze per gli altri paesi membri? La prima e piùimmediata problematica sarebbe un vuoto di sicurezza di proporzioni bibliche.La NATO poggia quasi integralmente sul pilastro americano: intelligencesatellitare, logistica aerea, forze di pronto intervento, scudo nucleare emigliaia di soldati dispiegati nei paesi alleati. Senza gli USA, l’Articolo 5perderebbe il suo vero e temibile garante. I paesi baltici, la Polonia e laRomania si ritroverebbero esposti a una Russia che già oggi spende in difesapiù di tutti gli europei messi insieme. La deterrenza per come la conosciamorischierebbe di crollare nel giro di mesi, non anni. E colmare il gap perl’Europa sarebbe un dramma: esperti stimano costi tra 870 miliardi e millemiliardi di euro in dieci anni: basi, aerei da trasporto, munizioni, sistemi dicomando, portaerei, sistemi antimissile. Cifre che oggi sembrano astronomiche. L’Unioneeuropea, che per settant’anni ha delegato la propria difesa agli Stati Uniti,si troverebbe di colpo quasi completamente nuda. La difesa comune europeaesiste solo sulla carta: la spesa media dei 27 è ancora sotto il 2% del Pil(obiettivo minimo NATO) e il piano di riarmo a lungo termine (5% entro il 2035)è troppo lento per un’emergenza. Germania, Francia e Italia dovrebberotriplicare i bilanci militari in pochi anni, con conseguenze economichepesantissime: meno risorse per welfare, sanità e transizione green. Inflazione,debito pubblico e tensioni sociali sarebbero inevitabili, soprattutto nei paesipiù deboli del Sud Europa. E pensare che nessuno voglia attaccarci non èsufficiente: l’impreparazione militare non può essere un’opzione plausibile. Sulpiano geopolitico il colpo sarebbe devastante. La Russia potrebbe interpretareil ritiro americano come un invito a testare i nuovi confini orientali. Dentrol’UE si aprirebbero fratture: i paesi dell’Est spingerebbero per un riarmoimmediato e per accordi bilaterali presumibilmente con Berlino; quelli del Sud,più cauti, temerebbero di finanziare una difesa più leggera ma probabilmenteinsufficiente. Così il rischio di una Nato a due velocità o addirittura di unadissoluzione parziale è concreto. È dunque molto difficile pensare che la crisipotrebbe essere anche un’opportunità. È vero, magari l’Europa costretta ascegliere potrebbe finalmente accelerare verso una vera autonomia strategica,ma non è così scontato considerato come ancora gli stati preferiscano curare ipropri singoli interessi. Un’operazione di questo tipo richiederebbe leadershippolitica comunitaria e consenso popolare che oggi mancano.
AlessandroBonelli



