In meritoall’effetto Trump sulla politica italiana, sono molti gli osservatori chesostengono che esso abbia avuto un peso non indifferente anche sull’esito delreferendum sulla giustizia. Un referendum che, trasformato dalla martellantepropaganda della sinistra manettara in un giudizio politico sul governo e sullapremier Meloni, ha conseguentemente risentito in modo significativo del grandee grave momento di incertezza mondiale determinato dai colpi di genio, se cosìvogliamo definirli, dell’inquilino della Casa Bianca. Un’incertezza già inprecedenza causata dalla politica dei dazi, giudicata da molta insensata eondivaga, per poi raggiungere il suo apice con l’impennata del prezzo delpetrolio. Una situazione, quest’ultima, che, per gravi responsabilità storichedelle classi dirigenti del passato, soprattutto quelle soggette ai desideratadella sinistra ambientalista – la quale ha sempre alzato barricate neiconfronti dell’introduzione in Italia del nucleare per usi pacifici – ci rendeparticolarmente vulnerabili in questo nebuloso frangente geopolitico.
Pertanto, misembra più che evidente che, di fronte a questa crescente incertezza sul futuroprossimo – in cui va ricompresa anche la guerra infinita in Ucraina, che hadato il primo, pesante colpo alla nostra bolletta energetica – alla qualel’attuale governo ha cercato di dare una risposta, compatibile con lanecessaria disciplina di bilancio imposta dalla realtà del nostro colossaleindebitamento, abbattendo temporaneamente le accise sui carburanti,l’opposizione ne abbia tratto un grande vantaggio.
Tant’è che,utilizzando l’antico metodo del “piove, governo ladro”, il No portato avantidalla sinistra manettara è letteralmente dilagato nelle regioni meno sviluppatedel Paese, laddove, nei momenti di crisi economica, anche solo percepita, lagià endemica richiesta di assistenza pubblica tende ad aumentare di intensità.Basti ricordare il consenso di dimensioni bulgare che il Movimento 5 Stelleraccolse nel 2018, quando stravinse le elezioni politiche nelle regionimeridionali con il suo cavallo di battaglia, quel “favoloso” reddito dicittadinanza che non abolì affatto la povertà, ma che contribuì notevolmente amandare fuori strada un bilancio pubblico già piuttosto claudicante.
Ora, dettoquesto, possiamo solo sperare – e non lo dico solo nell’interesse dell’attualemaggioranza di governo – che il buon Donald si dia una certa calmata, con loscopo di riportare un minimo di equilibrio nella zona più criticamentenevralgica del globo, il Medio Oriente.
Altrimenti, e noncredo che oc-corra essere un genio della lampada per prevederlo, se ilconflitto che egli ha scatenato attaccando l’Iran, con tutte le buoneintenzioni che vogliamo riconoscergli, dovesse durare ancora a lungo, perl’Europa e per l’Italia in particolare saranno davvero cavoli amari. In talsenso, non vorremmo proprio pensare che a capo della più grande potenzamondiale ci sia il classico elefante nella cristalleria.
Claudio Romiti



