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Trump: “Hormuz?Andate a prendervi il vostro petrolio”. Il rischio di un buio digitale

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
4 de abril de 2026
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Trump: “Hormuz?Andate a prendervi il vostro petrolio”. Il rischio di un buio digitale
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Stanotte Trump haparlato alla nazione. Diciannove minuti per dichiarare che gli obiettivistrategici in Iran sono “prossimi al completamento”. Poi la frase cogente: “GliStati Uniti non importano quasi nulla da Hormuz. I Paesi che dipendono daquello Stretto devono prendersene cura, devono afferrarlo e custodirlo”. SuTruth Social era stato più icastico: “Fatevi coraggio, andate allo Stretto ePRENDETEVELO”. E ancora, rivolto alla Cina: “Perché manteniamo noi Hormuzquando serve soprattutto a Pechino?”. L’abduzione strategica è limpida: chi habisogno del petrolio, paghi il costo della sua protezione. L’America producepiù greggio di Arabia Saudita e Russia messe insieme, e rifiuta il ruolo discorta armata gratuita. Il punto è che l’appello vale ben oltre il greggio.Poche miglia nautiche tra Oman e Iran, e dietro quel varco transita il 20% delpetrolio mondiale, un terzo dell’elio planetario, quasi metà dello zolfoglobale. Hormuz è la giugulare della civiltà dei semiconduttori. Se quelloStretto resta chiuso, si ferma la catena industriale più sofisticata chel’umanità abbia mai costruito. Ogni smartphone, ogni server IA, ogni veicoloelettrico dipende da quei wafer. E i Paesi che li producono, o che li consumanovoracemente, sono i più esposti.

1) Pechino è ilconvitato di pietra. Un terzo del GNL cinese transita da Hormuz. Le riservestrategiche accumulate in vent’anni attenuano lo shock iniziale, ma unachiusura prolungata erode qualsiasi cuscinetto. Un’economia da 18.000 miliardiche alimenta la più grande manifattura del pianeta dipende da ventuno miglia dimare conteso. Il processo di fabbricazione dei wafer richiede acido solforicoultrapuro, derivato dallo zolfo che transita in larga parte da Hormuz: la Cinane è il primo consumatore mondiale per la sua industria di pannelli solari esemiconduttori. Pechino ha risposto con un comunicato congiunto col Pakistanchiedendo cessazione delle ostilità e sicurezza delle rotte, ma il tempo giocacontro.

2) Seoul importail 70% del greggio via Hormuz. Samsung e SK Hynix producono il 70% delle DRAMmondiali e oltre il 90% delle HBM per l’intelligenza artificiale: 350.000 waferal mese da fab che si fermano se l’elio arriva fuori specifica o la tensione direte oscilla. Il 65% dell’elio coreano arrivava dal Qatar. Le riserve copronosei mesi; se la crisi supera l’estate, tutto collassa. Taiwan dipende dalleimportazioni per il 97% dell’energia, con riserve di GNL per undici giorni.TSMC assorbe il 10% dell’elettricità dell’isola e i suoi nodi a 7nm e oltregenerano il 69% del fatturato: fermare quei wafer significa togliere dalmercato i componenti che determinano la supremazia tecnologica globale.

3) Il trafficoattraverso Hormuz è crollato del 95%. Il Brent ha sfondato i 105 dollari dopoil discorso. Londra ha convocato 35 Paesi per una conferenza d’emergenza,guidata dal Foreign Secretary Yvette Cooper. Starmer ha ammesso che “sarà moltodifficile” e servirà “un fronte unito di forza militare e attivitàdiplomatica”. Giappone, Francia, Germania, Italia, Olanda hanno firmatol’impegno alla libertà di navigazione.

La posta in giocoè esiziale. Trump induce i paesi più colpiti dal blocco ad esercitare unadissuasione assai più energica della richiesta di una tregua. La Cina non potràlimitarsi a blandi comunicati congiunti con il Pakistan, ma dovrà fare pesarela sua moral suasion se non vorrà compromettere la sua posizione di fabbricadel mondo, in un momento come questo. Dovranno proteggere le rotte energetiche,oppure il buio digitale sarà il prossimo incubo. Cina, e mezzo Sudest asiatico,hanno costruito la propria supremazia industriale su una supply chain cheattraversa il punto più vulnerabile del pianeta. Oggi il conto è arrivato, eWashington ha chiarito che a pagarlo saranno i diretti interessati, in un modoo nell’altro.

Giulio Galetti

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