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Addio emorragie interne? Arrivano le bende iniettabili a base di argilla

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
30 de marzo de 2026
in Salud
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Addio emorragie interne? Arrivano le bende iniettabili a base di argilla
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Ogni anno circa 1,5 milioni di persone muoiono a causa di emorragie, spesso interne e causate da traumi gravi. Molti pazienti perdono la vita entro le prime due ore, rendendo cruciale un intervento tempestivo. Se le bende tradizionali sono efficaci per le ferite superficiali, nulla possono contro i sanguinamenti occulti. La soluzione potrebbe arrivare dalla Texas A&M University: bende iniettabili a base di argilla sintetica, oggetto degli studi pubblicati su Advanced Science e Advanced Functional Materials.

Dall’Antico Egitto alla nanotecnologia: il segreto dell’argilla

L’argilla è un materiale povero, usato fin da tempi antichissimi in Cina, Mesopotamia, Egitto, India, Grecia e Roma, dove veniva mischiata con acqua per ottenere una pasta da applicare alle ferite e bloccare la fuoriuscita di sangue: alcuni minerali argillosi naturali contengono infatti particelle a base di silicati che possono accelerare la coagulazione del sangue.

Schiume e nastri intelligenti che reagiscono al calore

Il primo tipo di benda iniettabile combina nanoparticelle di silicati con una schiuma che reagisce al calore corporeo: una volta iniettato nella ferita, il composto si espande sigillando i vasi sanguigni e mantenendo in posizione le nanoparticelle coagulanti. Il secondo approccio prevede invece l’uso di strutture a nastro ricoperte di nanosilicati. Ogni nastro è composto da due materiali diversi, di cui solo uno reagisce al calore corporeo: a contatto con il paziente, il nastro si arriccia. Più nastri che si arricciano contemporaneamente formano una struttura compatta simile a una schiuma.

Coagulazione lampo in meno di 120 secondi

I risultati sono promettenti: le bende iniettabili riducono il tempo di sanguinamento di quasi il 70%, facendo coagulare il sangue in 1-2 minuti (contro i 6-7 normali). L’idea dei ricercatori è riuscire a creare un dispositivo semplice da utilizzare che possa essere d’aiuto al ferito appena dopo il trauma: «Se questi materiali entrassero nei kit di pronto soccorso delle ambulanze e negli zaini dei soldati, potrebbero salvare molte vite», conclude Akhilesh Gaharwar, uno degli autori.

Chiara Guzzonato

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