“Champagne in occasione dell’approvazione della legge sulla pena di morte per i terroristi”. È con un brindisi che il ministro della Sicurezza Nazionale Ben Gvir festeggia il via libera al provvedimento introdotto con 62 voti a favore. È lui stesso a condividere un video su Instagram in cui riprende la gioia del post voto, mentre distribuisce lo champagne ai presenti.
La norma stabilisce che la pena capitale possa essere applicata nei confronti di chi uccide con l’intento di negare l’esistenza dello Stato di Israele. Una formulazione che, secondo diverse interpretazioni, finisce per riguardare quasi esclusivamente il terrorismo palestinese.
“Abbiamo fatto la storia– ha dichiarato il ministro in un altro video- d’ora in poi ogni madre in Giudea e Samaria saprà che se suo figlio esce per uccidere qualcuno, verrà condannato alla forca. E dico ai cittadini dell’Unione Europea che hanno esercitato pressioni e minacciato lo Stato di Israele: non abbiamo paura, non ci arrendiamo, siamo nel nostro Paese, con la nostra sovranità, e proteggeremo i nostri cittadini. E un terrorista che esce per uccidere saprà che finirà sul patibolo“.
“Il progetto di legge è deliberatamente redatto e concepito per essere applicato solo ai palestinesi, non riguardando esplicitamente i cittadini e i residenti israeliani”.
Così Yair Dvir, portavoce dell’ong B’Tselem, dopo che la Knesset ha approvato l’introduzione della pena di morte per i responsabili di atti di terrorismo letali. Sessantadue i voti a favore, 48 i contrari e un’astensione, ieri sera, come ricorda la stampa di Tel Aviv.
Sulle norme approvate Dvir ha aggiunto: “La celebrazione grottesca di questa legge da parte dei membri della Knesset rivela ancora una volta la disumanizzazione permanente dei palestinesi nel discorso pubblico israeliano”.
Come ricostruisce il quotidiano Haaretz, le norme stabiliscono che la pena capitale possa essere applicata nei confronti di chi uccide con l’intento di negare l’esistenza dello Stato di Israele. Una formulazione che, secondo alcune interpretazioni, finisce per riguardare quasi esclusivamente il terrorismo palestinese. Il tribunale, sottolinea ancora Haaretz, potrà comunque optare per l’ergastolo in presenza di “circostanze speciali” o “motivi particolari”, lasciando quindi un margine di discrezionalità ai giudici.
B’Tselem è anche nota come “Centro d’informazione israeliano per i diritti umani nei territori occupati”. L’organizzazione è impegnata a documentare le violazioni dei diritti umani da parte di Tel Aviv nei territori sottoposti alla sua occupazione. La legge approvata dalla Knesset è applicabile anche in Cisgiordania, regione sotto controllo israeliano dal 1967.



