A Modena i medici di base che hanno un tasso di prenotazione di visite specialistiche o esami ricevono un incentivo economico dall’Ausl. Un premio di 1,20 euro per assistito, quindi, fino ad un massimo di 1.800 euro in più all’anno per chi segue 1.500 pazienti. Il bottino extra è legato esclusivamente a traguardi numerici stringenti. E il dottore che ha il tasso di prenota-zione più basso vince il titolo di “best performer”, cioè diventa punto di riferimento per i colleghi. Chi governa la Regione Emilia-Romagna ha il coraggio di presentare questo progetto pilota con il nome di “Modello Modena”. Il piano è chiaro: introdurre progressivamente queste regole a tutte le AUSL del territorio. Peccato che il primo esperimento, quello modenese appunto, presenti numerose falle. Ecco la storia. I premi basati sulle prescrizioni sono stati introdotti con l’accordo stipulato dalla Ausl e la Fimmg (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) ed entrato in vigore il 1° ottobre 2025. Riguardano “solo” dodici tipologie di presta-zioni: chirurgia vascolare, dermatologia, fisiatria, gastroenterologia, oculistica, otorinolaringoiatria, pneumologia, urologia, tac, risonanze magnetiche, gastroscopie e colonscopie. E prevede anche una specie di premio di consolazione: chi non raggiunge l’obiettivo massimo può comunque ottenere il 70% del premio, a patto di ridurre almeno del 40% le prenotazioni delle 12 prestazioni critiche monitorate. Il meccanismo per riscuotere quelle somme ha dell’incredibile: il premio scatta se il medico si adegua alle statistiche del “best performer” della provincia, cioè il collega con il minor tasso di prenotazioni per mille abitanti. Ma è chiaro a tutti che chi prescrive meno, non è automaticamente un medico migliore. Potrebbe essere semplicemente un medico che presta meno attenzione alla prevenzione o alle cronicità. Se avete letto con attenzione sin qui, avrete notato che vi ho parlato di tasso di prenotazione, non di prescrizione. Ma c’è un problema: le prenotazioni dipendono dalle liste d’attesa, che spesso sono chiuse a causa della fila lunghissima di persone. Con questo accordo quindi un medico di base ottiene un vantaggio dal fatto che le liste d’attesa sono chiuse. Un vero paradosso. Se un dottore, infatti, prescrive un certo numero di visite e tutte quante vengono prenotate, questo viene considera-to meno virtuoso di un collega che ne prescrive lo stesso numero ma ha più pazienti che non riescono a prenotarle o che decidono di rinunciare alla prenotazione. Con questo sistema i vertici sanitari dicono di voler promuovere l’appropriatezza delle prescrizioni, come se fosse un valore misurabile, un numero, qualcosa di definibile a priori. Non è così. L’appropriatezza, infatti, si fonda su una valutazione caso per caso, ogni paziente è diverso da tutti gli altri. Unendo tutti i pezzi del puzzle, ecco che scopriamo che l’accordo tra Ausl di Modena e Fimmg anziché favorire l’appropriatezza prescrittiva, ha un altro obiettivo: la diminuzione dei volumi. È sufficiente osservare uno dei “cruscotti” di monitoraggio messi a disposizione dei medici di medicina generale per accorgersene. Prendiamo per esempio le visite oculistiche. Tra ottobre 2024 e settembre 2026 il tasso di prenotazione ogni 1.000 assistiti nel Distretto di Modena passa da 59,2 a 24,8. Questa statistica da sola, non dimostra necessariamente che i medici abbia-no prescritto meglio. Dimostra soltanto che le prenotazioni calano. E se un sistema premia proprio quel calo, il rischio è evidente: non si incentiva l’appropriatezza, si incentiva l’abbassamento dell’indicatore. Si genera un effetto distorsivo per cui più il paziente incontra ostacoli, meno riesce a prenotare e più il sistema appare virtuoso sulla carta. Poco importa se dietro quel miglioramento apparente ci sono cittadini che rinunciano, aspettano troppo oppure tirano fuori i soldi di tasca propria. Quando in Consiglio Regionale ho chiesto a Massimo Fabi, assessore alle Politiche per la Salute, di fare chiarezza, e ho conte-stato i numeri che erano circolate nelle settimane scorse a riprova del fatto che il “Modello Modena” è di successo, ha ribadito che l’accordo è pensato per indurre i medici di base a “prescrivere meglio”. Quindi, ha sventolato un dato nuovo, apparente-mente incoraggiante: l’aumento della percentuale di prescrizioni che si trasformano in prenotazioni, paragonando il periodo preposto accordo. Ma quando dalla formula si passa ai numeri veri, quelli assoluti, la musica cambia. Nel periodo preaccordo, tra settembre 2024 e gennaio 2025, le prestazioni prescritte dai medici modenesi erano state 193.954. Nello stesso periodo dell’anno successivo, con l’accordo entrato in vigore, sono scese a 144.386. Ma perché ci sono quasi 50 mila prescrizioni in meno? Davvero potremmo concludere che l’intesa tra l’Ausl di Modena e la Fimmg sta portando i suoi frutti? Oppure su quel dato hanno un impatto anche gli accordi di budget tra l’Ausl e la specialisti-ca ambulatoriale grazie ai quali lo specialista può prescrivere direttamente senza passare dai medici di base? E poi, perché una quota enorme di prescrizioni continua a non arrivare mai al CUP e trasformarsi in prenotazioni? Cosa sta succedendo realmente? Quanti cittadini modenesi trovano liste d’attesa infinite o persino chiuse, e per questo rinunciano alle cure o fuggono nel privato? C’è anche un elemento tecnico che altera la lettura dei dati: se il medico che prescrive appartiene a un’Ausl e il paziente esegue la visita in un’altra Azienda Sanitaria, la registrazione può non essere immediata. Capite bene che si rischia di spacciare per ‘appropriatezza’ quello che è un peggioramento dell’accesso alle cure. E non è tutto, anche il numero assoluto delle prenotazioni è calato. Si passa da 90.378 a 86.795. Le percentuali su cui l’assessore Fabi fonda la sua narrazione sono quindi uno specchietto per allodole. In verità il sistema non funziona meglio. La conferma arriva dai cittadini. Poche ore dopo la mia interrogazione in Aula, mi hanno scritto diverse persone che vivono nella provincia di Modena. E mi è bastato leggere le loro testimonianze per scoprire che, anche questa volta, la realtà è molto differente da quella narrata da chi governa la Regione Emilia-Romagna. Una signora di Carpi mi ha raccontato che per una visita fisiatrica le è stato dato appuntamento a fine anno e che non riesce a trovare posto nemmeno a pagamento. Un altro cittadino mi ha segnalato che, per una risonanza cerebrale richiesta a Baggiovara, il primo posto disponibile sarebbe nel 2028. Tra due anni! In questa vicenda si annida anche una questione politica. Si vuole far credere che il modello modenese sia la traduzione obbligata degli indirizzi regionali in materia di appropriatezza. Non è così. L’accordo regionale parla di appropriatezza. Il codice deontologico dei medici la richiama con chiarezza. Ma per fortuna nessuno dei due impone parametri esclusivamente quantitativi come quelli scelti dall’Ausl di Modena. Anziché chiedere a tutta la Regione di omologarsi a Modena, farebbero meglio a fare qualche passo indietro. Questo accordo presuppone che i medici prescrivano in maniera inappropriata, smettiamo di chiamarlo “Modello Modena”.
Elena Ugolini



