Si moltiplicano le analisi sull’impatto presente e sul futuro prossimo della guerra dichiarata dagli Stati Uniti e da Israele all’Iran. Poco o nulla si legge, invece, sul futuro che si prospetterebbe se gli USA non fossero intervenuti. L’andamento del conflitto e le conseguenze sull’economia globale sono oggetto di dotte disquisizioni, la maggior parte delle quali condivisibili perché basate sull’andamento piuttosto disastroso del conflitto, che doveva durare poche settimane e che ormai è giunto al mese. Il sanguinario e teocratico regime iraniano ha avuto 47 anni di tempo per armarsi fino ai denti, nella totale indifferenza – se non con la complicità – del mondo intero. E adesso ne paghiamo le conseguenze, rivelandosi per quello che è: una minaccia globale. Nonostante i colpi inferti, il regime continua a rimanere in piedi e a lanciare missili e droni, come se le sue riserve fossero illimitate. I circa 440-460 kg di uranio arricchito al 60% giacciono non si sa bene dove (molto probabilmente al sicuro in tunnel sotterranei), ma soprattutto lo Stretto di Hormuz rimane di fatto chiuso o fortemente ostruito, rivelandosi la vera giugulare dell’economia mondiale. A proposito, chi è che diceva che oramai il mondo poteva fare a meno del petrolio? In questo contesto oggettivamente preoccupante, l’Europa continua a dichiarare che questo conflitto non la riguarda, che non siamo in guerra contro l’Iran, rifiutandosi di fornire un concreto aiuto militare agli USA. D’altro canto, forse è meglio così, perché un intervento degli europei e della NATO, oltre che velleitario, probabilmente genererebbe solo confusione e intralcio. Ma anche i gesti simbolici hanno un loro peso, e il nostro disimpegno fornisce un ottimo pretesto agli USA per abbandonare la NATO, che si sta dimostrando ormai un inutile attrezzo, residuato della Guerra Fredda. Forse gli Stati europei si rifiutano di accettare il fatto che le guerre oggigiorno non si dichiarano attraverso la consegna allo Stato nemico di uno scartafaccio sigillato con timbri e ceralacca tramite l’ambasciatore di turno. Lo stesso Putin non ha mai dichiarato formalmente guerra all’Ucraina, e l’Iran ha dichiarato guerra a numerosi Stati mediorientali, a Israele e all’Europa attraverso i suoi cosiddetti proxy. Ma all’Europa, imbelle e impotente, fa comodo ignorare la realtà. Quindi, lo scenario attuale e il prossimo futuro sono molto preoccupanti e non si intravvedono vie di sbocco, né per noi né per il martoriato popolo iraniano (del quale, evidentemente, non importa niente a nessuno). Prepariamoci al peggio: le borse subiranno inevitabili tracolli, l’energia verrà razionata, le materie prime scarseggeranno, l’inflazione andrà alle stelle, l’agricoltura andrà ancora più in crisi e scarseggerà il cibo, i farmaci e i prodotti chimici saranno introvabili, ecc. D’altro canto, è ormai risaputo che il petrolio è roba dannosa e antiquata, che va sostituito con le meravigliose fonti “rinnovabili”. A proposito, con tutto il sole e lo spazio che ha l’Iran, perché si ostina a voler sviluppare l’ormai superato nucleare e non tappezza invece il territorio con magnifici pannelli solari? Mistero! Le attuali prospettive sono piuttosto drammatiche, e la crisi causata dal COVID sembrerà, probabilmente, solo un buffetto. La speranza è che il mondo intero si renda conto della minaccia costituita dall’Iran e che si risvegli dal torpore in cui si trova e che dura da 47 anni (l’Europa no, continui a dormire, please!). Molti paesi arabi lo hanno perfettamente capito, tant’è che si oppongono al cessate il fuoco proposto dall’amministrazione americana, spingendola a finire il lavoro. Fin qui i fatti e le speculazioni a breve-medio termine che ne derivano. L’Europa, già sulla via del tramonto, vedrebbe la fine fatale della sua lenta agonia nel giro di una generazione, con la sua totale deindustrializzazione, un’ancor più feroce censura e l’instaurazione del califfato, conseguenza della sostituzione etnica in corso (gli UK sono ben avviati su questa strada). Immaginiamo adesso lo scenario opposto: se Trump, fedele alla politica MAGA, e contando sull’autosufficienza energetica degli USA, avesse ignorato il pericolo iraniano e le stragi dei civili, e avesse dichiarato che l’Iran non costituisce una minaccia per gli USA, e non avesse deciso di intervenire. L’Iran avrebbe continuato a sviluppare indisturbato la sua già incredibile potenza missilistica e nucleare e, entro pochi anni, sarebbe stato in grado di produrre una ventina di testate nucleari, con vettori capaci di colpire agevolmente le maggiori capitali europee. Per favore, che nessuno tiri fuori la favoletta dei negoziati, dell’attività diplomatica e stupidaggini assortite. Questi 47 anni hanno dimostrato quanto velleitari siano questi strumenti nei confronti di uno Stato teocratico fanatico, che basa i rapporti con gli infedeli sulla taqiyya. Nel frattempo, gli USA avrebbero già mollato lo sgangherato carrozzone NATO, in quanto l’Europa avrà continuato a baloccarsi nello spostare spese “dual use” sul bilancio della difesa, come sta già facendo, per raggiungere il famoso traguardo del 2% di investimenti, ben guardandosi dall’acquisire anche solo qualche cartuccia di ricambio. A questo punto il capetto di turno dei Pasdaran dirà all’Europa una cosa molto semplice: o vi arrendete e consentite l’estensione del Califfato a tutta l’Europa (la famosa Eurabia, vero Oriana?) o semplicemente premiamo il bottoncino rosso. È certo non ci salveranno né gli ombrellini atomici di Francia e UK, né il fatto che un’importante fetta della popolazione sia di origine araba (tanto ci sono le 72 sempre vergini che aspettano i maschi, mentre le donne si dovranno accontentare di un solo marito, vabbè). Dopo due o tre capitali incenerite, la patetica Europa cederà e la Sharia verrà finalmente adottata come legge in tutti gli Stati ex-europei, spazzando via tutto il ciarpame democratico e liberale. La civiltà europea e il suo retaggio verranno cancellati in pochi anni e i non musulmani potranno scegliere se convertirsi, farsi uccidere o pagare pesanti gabelle per sopravvivere. Quello che sto descrivendo non è frutto di una fantasia distopica, ma è la più ovvia previsione dati i 47 anni di sviluppo bellico e nucleare dell’Iran, e le dichiarazioni ripetute minacciosamente dai suoi capi spirituali e militari, nonché dagli intenti sempre più allo scoperto dei vari mullah che vivono e prosperano in tutta Europa. Riassumendo: nello scenario attuale si prospetta la fine dell’Europa entro una generazione, mentre, senza intervento USA, entro 5-10 anni. Mi auguro che esistano vie d’uscita, ma allo stato attuale non ne vedo alcuna. Sarebbe bello poter rimediare, con un rinnovato spirito di conservazione, al disastro accumulato in decenni di torpore, politiche imbelli ispirate all’illusione della “fine della storia” e a derive no border, nonché dal nichilismo che ha progressivamente dissolto l’identità della civiltà occidentale. Purtroppo, però, il tempo è ormai scaduto. E se proprio dobbiamo criticare la scelta dell’amministrazione americana, è perché sta soltanto prolungando la nostra agonia.
Carlo MacKay



