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La memoria del pianeta sta svanendo: l’ultima missione per salvare i segreti dei ghiacciai

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
20 de marzo de 2026
in Ecología
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La memoria del pianeta sta svanendo: l’ultima missione per salvare i segreti dei ghiacciai
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Il riscaldamento globale sta cancellando migliaia di anni di dati climatici custoditi nel ghiaccio: corsa contro il tempo per prelevare carote di ghiaccio e metterle al sicuro. Una carota di ghiaccio estratta dal Weissseepitze, un ghiacciaio delle Alpi Venoste al confine tra Italia e Austria, conserva le tracce delle attività minerarie, delle eruzioni vulcaniche e degli incendi di duemila anni di Storia: è un archivio prezioso della storia del clima, degli eventi naturali e dell’economia dell’era pre-industriale, un archivio che – però – sta scomparendo al ritmo di 80 cm all’anno. Nel 2019, un gruppo di scienziati dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e dell’Accademia Austriaca delle Scienze perforò il Weissseepitze ed estrasse una carota di ghiaccio lunga quasi 10 metri. Negli anni successivi, il team ha continuato a studiare questo ghiacciaio, ma nel 2025 lo spessore del ghiaccio nel sito di carotaggio era di appena 5,5 metri. I risultati – e le preoccupazioni – degli scienziati sono stati raccontati in un articolo pubblicato su Frontiers in Earth Science.

Un libro aperto

Gli strati del ghiacciaio racchiudono particelle inquinanti la cui chimica racconta quali attività umane e quali eventi naturali si susseguirono dall’epoca dell’Impero Romano fino all’inizio del 1700. Come spiega Azzurra Spagnesi, geologa dell’Università Ca’ Foscari e prima autrice del lavoro: «I ghiacciai alpini offrono un’opportunità unica per studiare la transizione critica tra l’era preindustriale e quella industriale, grazie alla loro vicinanza agli insediamenti umani». La carota di ghiaccio estratta nel 2019 aveva gli strati più superficiali formati tra il 1552 e il 1708 d.C., e i più profondi risalenti a un periodo compreso tra il 349 a.C. e il 420 d.C..

Miniere e incendi

Gli scienziati hanno ricercato nella carota di ghiaccio 18 elementi chimici indicativi degli eventi che possono interessare l’atmosfera. E hanno scoperto che, negli strati di ghiaccio che vanno dal 950 d.C. in poi, si registrano picchi di arsenico, piombo, rame e argento. Sono le tracce di un’intensificazione dell’attività mineraria e di fusione dei metalli in epoca medievale, ai quali si sommano, in alcune occasioni, anche i residui di eventi naturali. Certi picchi metallici coincidono infatti con note eruzioni vulcaniche. Un picco elevato di inquinamento tra il 902 e il 1280 d.C. circa corrisponde a un periodo segnato da incendi dovuti a diversi fattori: vegetazione secca e infiammabile, espansione agricola e disboscamento.

Il peso delle attività umane ieri e oggi

In generale, nella carota di ghiaccio analizzata, le emissioni legate alle attività umane costituiscono solo il 7% circa del totale delle emissioni inquinanti, una proporzione molto diversa da quella che i geologi del futuro potranno associare all’epoca in cui viviamo oggi. Sempre che per allora sia rimasto ghiaccio da analizzare: il problema è, infatti, che queste informazioni preziose stanno scomparendo sotto i nostri occhi. Lo spessore del ghiaccio del Weisseespitze dove è stato eseguito il carotaggio si è praticamente dimezzato in 6 anni per effetto del riscaldamento globale. «Si prevede che i ghiacciai delle Alpi Venoste scompariranno entro i prossimi decenni – dice Spagnesi – se i ghiacciai scomparissero, le informazioni chimiche e fisiche in essi contenute andrebbero perse per sempre». Occorre intervenire in fretta per campionare i ghiacciai che stanno scomparendo.

Elisabetta Intini

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