Joe Kent, direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo (NCTC) degli Stati Uniti, ha deciso di rassegnare le proprie dimissioni il 17 marzo 2026. Kent, figura di rilievo sia nelle forze speciali dell’esercito statunitense che nell’intelligence, ha ricoperto il ruolo di leader dell’organismo antiterrorismo dal luglio 2025, dopo essere stato nominato dall’ex presidente Donald Trump e approvato dal Senato con 52 voti favorevoli e 44 contrari. La sua carriera include vent’anni di servizio come Berretto Verde e un passato come funzionario paramilitare per la CIA.
Le motivazioni dietro le dimissioni
Nella sua lettera di dimissioni pubblicata sul suo profilo X, Kent ha dichiarato di non poter “in buona coscienza” sostenere la guerra contro l’Iran. Secondo il funzionario, il conflitto non era giustificato da un’immediata minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti, ma sarebbe stato avviato per via delle pressioni esercitate da Israele e dal suo forte gruppo di lobby negli USA. Secondo Kent, le motivazioni ufficiali per l’attacco mancavano di trasparenza e alcuni rapporti di intelligence sarebbero stati utilizzati in modo distorto per alimentare il consenso verso l’operazione.
Accuse di antisemitismo e controversie politiche
Le dichiarazioni di Joe Kent hanno sollevato polemiche bipartisan negli Stati Uniti. In particolare, alcuni passaggi della lettera sono stati accusati di contenere narrazioni antisemite, come l’affermazione secondo cui Israele avrebbe trascinato gli USA nella guerra in Iraq nel 2003. Questa visione contrasta con i dati storici, che indicano che fu l’intelligence americana a fornire informazioni poi rivelatesi false sulle armi di distruzione di massa irachene. Dichiarazioni simili hanno alimentato critiche trasversali e portato la Casa Bianca a prendere rapidamente le distanze da Kent.
Una carriera segnata da posizioni radicali
Joe Kent è conosciuto per posizioni politiche controverse e per il suo legame con l’area più conservatrice del Partito Repubblicano. Durante le campagne per le elezioni congressuali del 2022 e 2024, aveva sostenuto tesi cospirazioniste, compresa quella secondo cui le elezioni presidenziali del 2020 sarebbero state rubate. I suoi rapporti con figure dell’estrema destra, come il gruppo dei Proud Boys, e le sue opinioni vicine al paleo conservatorismo lo hanno messo in contrasto con altri esponenti dell’amministrazione.
Le reazioni politiche e la risposta della Casa Bianca
La portavoce dell’amministrazione Trump, Karoline Leavitt, ha liquidato Joe Kent affermando che le sue dimissioni non rappresentano un atto di coscienza, ma piuttosto una conseguenza inevitabile di una sua progressiva esclusione dai processi decisionali. Kent, infatti, era stato già definito un “leaker” – una persona sospettata di far trapelare informazioni riservate – e da tempo escluso dai briefing presidenziali.
La memoria personale e i contrasti interni
La lettera di dimissioni di Kent ha inoltre fatto riferimento alla tragica morte della moglie, Shannon Kent, una comunicatrice crittografica della Marina americana, uccisa in Siria da un attentato suicida dell’Isis nel 2019. Secondo Joe Kent, la guerra è stata “fabbricata” da interessi stranieri, il che avrebbe reso il sacrificio della moglie ancora più doloroso. Tuttavia, questo argomento è diventato motivo di ulteriori critiche pubbliche e divisioni all’interno dell’apparato politico e militare statunitense.
N.P.



