«Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha eseguito uno dei più potenti raid aerei nella storia del Medio Oriente, annientando ogni obiettivo militare nel fiore all’occhiello dell’Iran: l’isola di Kharg». Così il presidente americano, Donald Trump, con un post sul social network Truth, dà conto dell’attacco all’isola da cui transita circa l’80% dell’export petrolifero di Teheran, finora risparmiata dalle azioni militari statunitensi. La Marina americana inizierà “molto presto” a scortare le petroliere nello Stretto di Hormuz, aggiunge Trump, definendo l’Iran ormai completamente sconfitto: vuole un accordo, ma non uno che io accetterò, precisa il leader della Casa Bianca denunciando “fake news” sui successi che starebbe ottenendo contro la Repubblica islamica.
Il Pentagono avrebbe mobilitato fino a 5 mila marines
Crescono i timori per una luce verde a un attacco americano di terra: tra 2.500 e 5 mila marines sarebbero stati mobilitati assieme a un’altra nave da guerra, secondo alcuni funzionari dell’Amministrazione Trump citati dal Wall Street Journal. “L’Iran aveva piani per conquistare l’intero Medio Oriente e annientare Israele, quei piani ora sono morti”, secondo il presidente. Le agenzie di stampa iraniane riportano intanto il bilancio provvisorio – sei morti e almeno sette fertiti – del raid su un’area rurale nell’area della città di Khomein, considerata un’area strategica per la presenza di infrastrutture industriali e militari, oltre che per la vicinanza ad alcune importanti arterie di collegamento tra la capitale, a circa 300 chilometri, e il sud-ovest del Paese. Dura la risposta di Teheran, con la promessa di “ridurre in cenere” le infrastrutture petrolifere ed energetiche legate agli Stati Uniti e da cui arriva anche una smentita sui danni agli impianti petroliferi nell’isola di Kharg.
Hamas a Teheran: stop agli attacchi ai Paesi del Golfo
La controffensiva iraniana ha preso di mira anche la base aerea americana di Al Dhafra, negli Emirati Arabi Uniti, e ancora una volta postazioni militari a Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove nella notte tra l’11 e il 12 marzo un attacco missilistico ha preso di mira la base dove sono di stanza militari italiani. Azioni rivendicate dai pasdaran, il Corpo istituito dall’ayatollah Khomeini per garantire la sicurezza interna della Repubblica islamica che rispondono direttamente alla Guida Suprema, carica da pochi giorni esercitata da Mojtaba Khamenei, figlio di Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio scorso assieme ad altri esponenti del governo. Esplosioni anche a Doha, dove gli emiri del Qatar parlano di almeno un missile intercettato. Prende posizione il movimento palestinese Hamas, alleato e finanziato da Teheran, da cui è giunto l’invito all’Iran a cessare gli attacchi ai vicini Paesi del Golfo.
Israele colpisce il sud del Libano, l’Iran lancia 30 missili
Anche in Libano si teme una invasione terrestre nel sud, dove è stata colpita da Israele anche una struttura sanitaria: almeno 12 operatori sono morti, secondo il ministero della Salute libanese. Bersagliato da proiettili anche il quartier generale nepalese della Forza Unifil delle Nazioni Unite, in un’area non lontana dalla base a guida italiana. Raid anche contro un edificio nella periferia nord-orientale di Beirut. Teheran, in risposta, afferma di aver lanciato 30 missili balistici da una e due tonnellate verso Israele e che «tutti hanno colpito gli obiettivi» prefissati distruggendo «importanti sistemi aerospaziali» israeliani. Lo ha dichiarato il comandante della forza aerea dei Guardiani della rivoluzione, Majid Mousavi, annunciando che i lanci di missili continueranno «finché gli aggressori non saranno puniti».
Esplosione in una scuola ebraica nei Paesi Bassi
In Europa cresce l’allerta sicurezza nelle zone sensibili come ambasciate e luoghi di culto. Un’esplosione si è verificata nella notte in una scuola ebraica ad Amsterdam, nel quartiere Amsterdam-Buitenveldert: lo ha reso noto la sindaca, Femke Halsema, che ha parlato di un «atto di aggressione» deliberato. I danni sono stati limitati. Le indagini sono in corso, con la polizia che sta analizzando le riprese delle telecamere di sorveglianza in cui si vedrebbe l’individuo sospettato di aver fatto esplodere l’ordigno. Un gruppo islamico ha rivendicato l’attacco in un video: si tratta dell’Islamic Movement of the Companions of the Right’, gruppo estremista di recente formazione collegato anche a diversi altri attacchi antisemiti negli ultimi giorni, tra cui un’esplosione simile avvenuta all’esterno di una sinagoga a Rotterdam per la quale sono stati arrestati quattro sospetti dalla polizia olandese.
Francesco De Remigis



