Eudr è l’acronimo di European Union Deforestation Regulation, ovvero il Regolamento europeo sulla deforestazione volto a ridurre l’impronta ambientale e a frenare qualsiasi forma di disboscamento su scala globale. La normativa, in sostanza, impone di dimostrare che i prodotti come cacao, caffè, palma da olio, gomma, soia e legno (anche i bovini sono nella lista) non provengono da terreni «bonificati» dopo il 2020. L’obiettivo è quello di minimizzare il contributo dell’Unione alle emissioni di gas a effetto serra, di contrastare la perdita di biodiversità a livello mondiale e, non ultimo, di assicurare che i prodotti siano conformi alla legislazione pertinente del paese di produzione. Per poter vendere nel mercato europeo, quindi, le aziende devono raccogliere informazioni precise sull’origine del prodotto, inclusi dati di geolocalizzazione delle aziende agricole e prove che non ci sia stata deforestazione.
Il rischio di esclusione per i piccoli produttori
Finalità nobili, se non fosse che i piccoli produttori, soprattutto in Africa, Asia e America Latina, rischiano di essere esclusi dal mercato del Vecchio Continente non perché causano deforestazione, ma perché non hanno gli strumenti per dimostrarlo. Non disponendo di strumenti digitali, di sistemi di tracciabilità complessi nelle filiere del caffè e del cacao oltre alla scarsa connettività internet nelle aree rurali e alla difficoltà nel raccogliere coordinate Gps dei campi, gli esportatori non possono legalmente vendere il prodotto. Per venire incontro a questi piccoli imprenditori, è arrivata TerraTrac, una app studiata dall’organizzazione non profit TechnoServe che consente di registrare le coordinate Gps delle aziende agricole, mappare i confini dei campi, salvare i dati anche senza connessione internet e condividere i dati con esportatori o cooperative. I dati raccolti possono poi essere verificati tramite sistemi satellitari per controllare se il terreno è stato deforestato dopo il 2020.
TerraTrac, la tecnologia che aiuta la tracciabilità
«Gli obiettivi del nuovo regolamento europeo sulla deforestazione sono certamente condivisibili e importanti» spiega Angelo Riccaboni, docente di Economia aziendale all’Università di Siena e presidente di fondazione “Prima”, un’iniziativa congiunta della Commissione europea e di 19 paesi dell’area euromediterranea che promuove e finanzia progetti di ricerca e innovazione sui sistemi agroalimentari sostenibili e la gestione delle risorse idriche nel bacino del Mediterraneo. «Tuttavia» continua Riccaboni «le oggettive difficoltà per i piccoli produttori ad adeguarsi, in termini di tracciabilità delle produzioni, geolocalizzazione e di dati e documentazione da presentare, fanno emergere il concreto rischio che i piccoli produttori di cacao e caffè non riescano ad adeguarsi. Questo inevitabilmente potrebbe avere come conseguenza la marginalizzazione o addirittura l’esclusione degli agricoltori più piccoli dalle catene di fornitura delle imprese europee. Si potrebbero altresì verificare aumenti nei costi di produzione, che graverebbero su profili di redditività già di per sé ridotti e lo spostamento degli acquisti verso produttori più grandi e strutturati, penalizzando aree marginali o caratterizzate da agricoltura più frammentata.
Gli effetti economici sulle filiere di cacao e caffè
Tali rischi, aggiunge il docente dell’Università di Siena che è anche co-chair dell’Un Sustainable Development Solutions Network, l’iniziativa lanciata nel 2012 dal segretario generale delle Nazioni Unite per mobilitare le competenze scientifiche e tecnologiche globali «si aggiungono agli effetti del cambiamento climatico sulle produzioni di caffè e cacao, accentuando vulnerabilità e difficoltà per gli agricoltori africani. Anche in questo caso, dunque, si rileva quanto sia complesso il percorso per un futuro più sostenibile e giusto, quanto siano difficili da affrontare i trade-off che si pongono ai decisori pubblici e privati. Non vi sono alternative a misure e politiche come quelle che l’Europa sta mettendo in campo. Tuttavia, occorre tener in maggior conto le conseguenze sociali di tali politiche, e dunque offrire anche i supporti necessari per acuire piuttosto che per risolvere problemi. E dunque si evidenzia la necessità di offrire supporti tecnici, culturali, colturali, organizzativi e finanziari per evitare che buone intenzioni portino a effetti poco condivisibili».
Sostenibilità ambientale e conseguenze sociali
Riccaboni spiega inoltre che: «Recenti studi condotti dal “Santa Chiara Lab” dell’Università di Siena per comprendere meglio gli impatti sociali della gestione delle filiere del caffè e del cacao in Africa, svolti nell’ambito di un vasto progetto della Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale a supporto delle Coalizioni internazionali create per attuare le conclusioni del Food System Summit delle Nazioni Unite del 2021, mostrano che le imprese italiane pongono particolare rilievo agli effetti dei loro comportamenti e acquisti sulle comunità locali. Pertanto, ritengo che tali nostre aziende, se opportunamente sostenute, potrebbero svolgere un ruolo attivo nel promuovere una crescita sostenibile dei loro fornitori, anche nel loro stesso interesse. Come mostrato dalla co-organizzazione, insieme al governo etiope, della Conferenza di Addis Abeba del luglio 2025 convocata per un aggiornamento sull’attuazione degli impegni presi nel Food System Summit» chiarisce «il nostro governo sta ponendo forte attenzione alle filiere del caffè e del cacao e dei loro effetti sulle comunità locali africane».
Verso filiere più sostenibili e inclusive
Quanto agli strumenti in grado di agevolare i piccoli produttori, il presidente della fondazione Prima rivela che: «Già avviene che i produttori siano forniti di strumenti e mezzi per rispondere al meglio alle esigenze delle nostre imprese capo-filiera. Si tratterebbe di continuare in questa direzione, traendo vantaggio anche dall’impressionante capacità di ricerca e innovazione tecnologica, agronomica e organizzativa delle università e dei centri di ricerca italiani. Tale capacità è mostrata, fra l’altro, dal successo del programma Agritech, finanziato dal Pnrr e coordinato dall’Università Federico II di Napoli con la partecipazione di 50 enti, istituzioni e imprese, i cui risultati finali saranno presentati a Napoli il 9 e 10 aprile. I possibili impatti di Agritech sulle filiere agroalimentari è raccontato anche da Wow, uno spazio esperienziale aperto proprio in questi giorni presso l’Università di Siena, che vede la fruttuosa collaborazione con il Museo e Rete per l’alimentazione e l’agricoltura aperto a Roma lo scorso ottobre dalla Fao». Per Riccaboni, dunque «Le condizioni per evitare che l’attuazione del nuovo regolamento europeo sulla deforestazione porti a negativi impatti ci sono. Operando a livello sistemico, mettendo insieme attori, esperienze e soluzioni, come spesso il Paese sa fare, potremo contribuire a far sì che i rischi si riducano e si creino le condizioni per filiere più sostenibili e maggior benessere locale».
Davide Dionisi



