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Iran, Rubio svela il retroscena: “Perché abbiamo attaccato per primi”

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
3 de marzo de 2026
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Iran, Rubio svela il retroscena: “Perché abbiamo attaccato per primi”
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Le operazioni militari statunitensi contro l’Iran proseguiranno nei prossimi giorni con un’intensità crescente ma non solo. Il segretario di Stato Marco Rubio ha infatti confermato le ragioni di questa offensiva, parlando apertamente di un intervento “in via preventiva” deciso dopo aver appreso dei piani di Israele. “Speriamo che il popolo iraniano possa rovesciare questo governo e costruire un nuovo futuro per il Paese. Ci piacerebbe molto che ciò fosse possibile”, il suo intervento. Allo stesso tempo, Rubio ha precisato che non si tratta dell’obiettivo militare dell’operazione, indicando invece come finalità “la distruzione delle loro capacità missilistiche balistiche e delle loro capacità navali”. Il capo della diplomazia americana ha annunciato un’ulteriore escalation: “I prossimi giorni saranno ancora più punitivi” per Teheran. E ancora: “I colpi più duri devono ancora arrivare dall’esercito statunitense”. Prima di informare i leader del Congresso sugli attacchi, Rubio ha aggiunto: “Non entrerò nei dettagli, ma la fase successiva sarà ancora più dura”. “Abbiamo degli obiettivi. Andremo avanti finché sarà necessario per raggiungerli, e li raggiungeremo. Il mondo sarà un posto più sicuro quando avremo completato questa operazione”, ha proseguito, ribadendo che l’“obiettivo dell’operazione è distruggere le loro capacità balistiche e navali”. Negli ultimi giorni si sono moltiplicate le indiscrezioni sulle mosse di Washington, ma le dichiarazioni di Rubio forniscono una traccia significativa. Nei giorni scorsi il presidente Trump aveva sollecitato apertamente i cittadini iraniani a liberarsi della loro leadership. “Hanno rifiutato ogni opportunità di rinunciare alle loro ambizioni nucleari e non ne possiamo più”, ha affermato per giustificare l’attacco. Karoline Leavitt, ha riferito che Trump ha monitorato la situazione dalla residenza di Mar-a-Lago, in Florida, insieme al team per la sicurezza nazionale, incluso il segretario alla Difesa Pete Hegseth. Prima dell’attacco, Rubio aveva informato la cosiddetta “Gang of Eight”, il gruppo bipartisan di vertice del Congresso che viene aggiornato sulle questioni di intelligence più sensibili. “Il Presidente e il suo team per la sicurezza nazionale continueranno a monitorare attentamente la situazione”, ha scritto Leavitt. Il coinvolgimento del Congresso era mirato ad attenuare le critiche di alcuni legislatori che avevano accusato l’amministrazione di agire senza previa consultazione. L’amministrazione ha escluso al momento un conflitto prolungato, descrivendo l’operazione come mirata a neutralizzare le capacità nucleari e balistiche dell’Iran. Tuttavia, lo stesso Trump ha riconosciuto il rischio di un’escalation: “Credo che si possa dire che c’è sempre un rischio. Sai, quando c’è una guerra, c’è un rischio in ogni cosa, nel bene e nel male”. In un’intervista, il vicepresidente JD Vance ha lasciato intendere che un’eventuale operazione non si tradurrebbe in un conflitto prolungato simile a quelli in Iraq o Afghanistan. Alla Cnn, il generale in pensione David Petraeus ha escluso un impiego significativo di forze terrestri: “Certamente potremo avere qualche limitata presenza sul terreno o altri asset, ma sarebbe molto limitata e in zone sicure”. Secondo fonti del Pentagono, la scelta di colpire al mattino e a pochi giorni da segnali positivi nel dialogo diplomatico sarebbe stata studiata per sorprendere la leadership iraniana. La decisione è maturata nonostante, nei giorni precedenti, fossero stati annunciati nuovi colloqui tra Washington e Teheran a Vienna. Il ministro degli Esteri dell’Oman aveva dichiarato sui social che “un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran è ora a portata di mano”, alimentando la percezione che la diplomazia fosse ancora in corso. Poi il blitz, su spinta di Tel Aviv.

Franco Lodige

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