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I danni della magistratura sostituita alla politica

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
3 de marzo de 2026
in Italia, Política
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I danni della magistratura sostituita alla politica
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Il colpevole perfetto. Il referendum sulla giustizia non divide soltanto la politica. Rimette in discussione l’equilibrio di poteri nato sulle macerie della Prima Repubblica. Per una di quelle coincidenze che in politica raramente sono casuali, riappare uno dei protagonisti attorno ai quali quel sistema crollò. È in libreria da pochi giorni Il colpevole di Sergio Cusani, Rizzoli editore, un libro che rimanda più a Balzac che alla memorialistica giudiziaria, non per ambizione letteraria, ma per la trama di interessi, passioni e potere che attraversa le sue pagine: dall’inimitabile Serafino Ferruzzi al corsaro Raul Gardini, fino al diabolico Cuccia, Craxi, Berlusconi e Andreotti sullo sfondo di città iconiche: Napoli, Milano, Roma. Honoré de Balzac, maestro del romanzo realista, già nell’Ottocento aveva intuito che la legge è anche rappresentazione e che ogni ordine ha bisogno di un volto su cui concentrare colpe e tensioni. Il processo Enimont ne è la conferma moderna: Cusani, interrogato in diretta televisiva davanti a un Paese intero, divenne l’agnello sacrificale di quella stagione. Più che un processo, fu un’anticipazione di quelle serie televisive giudiziarie oggi prodotte da Netflix: un racconto continuo, con protagonisti, antagonisti (il presidente Tarantola, l’avvocato Spazzali, il pm Di Pietro, i potenti alla sbarra da Craxi a Forlani) e colpi di scena destinati a un pubblico nazionale. Un racconto falsato, mediaticamente ridotto a un dualismo tra buoni e cattivi. Tant’è che l’autore conclude il suo libro con una frase del capo del pool di Mani Pulite, Francesco Saverio Borrelli: «Non valeva la pena buttare all’aria il mondo precedente per cadere poi in quello attuale». Il colpevole offre anche uno spaccato amaro dei metodi investigativi dell’epoca. Racconta come Antonio Di Pietro — oggi schierato per il SÌ, che non a caso rafforza i poteri del pubblico ministero e della polizia giudiziaria — conducesse talvolta gli interrogatori secondo una logica brutale: prima ti sbatto in galera, poi ne parliamo. Nel settembre 1993 Cusani è da circa un mese detenuto a San Vittore quando i magistrati, rientrati dalle ferie, tornano a interrogarlo per smuoverlo dal silenzio. Di Pietro cambia tattica: accantonato l’atteggiamento inquisitorio, assume un tono amichevole e gli chiede perfino se abbia bisogno di qualcosa. Il manager, quasi scherzando, risponde che, essendo asmatico, gradirebbe un goccio di whisky perché lo aiuterebbe a respirare meglio. Gli alcolici in carcere sono vietati, ma in pochi minuti il pm ne fa arrivare un bicchiere colmo. Cusani, sorpreso dalla trasgressione, ne beve solo un sorso; il resto lo tracanna, tutto d’un fiato, il magistrato. In carcere bere insieme agli agenti significa creare un legame di collaborazione: in altre parole, essere considerato un infame dagli altri detenuti. Cusani non lo sapeva, Di Pietro sì. E Radiocarcere aveva già diffuso la notizia prima che l’ignaro uscisse dalla stanza. In un successivo interrogatorio. Cusani viene condotto in un ufficio; sedutosi, il solito pm non lo saluta nemmeno. Dopo qualche minuto, senza distogliere lo sguardo dai documenti, pronuncia con tono indifferente: «Poco fa c’era una persona importante che si è sentita male». Cusani non reagisce. Di Pietro continua a sfogliare faldoni e a porre domande banali, mantenendo la pressione psicologica. Solo dopo si scoprirà che si trattava di Francesco Paolo Mattioli, dirigente Fiat, che ebbe incubi per mesi. Francesco Greco rappresentava invece l’anima più tecnica del pool, interessata a comprendere i meccanismi finanziari e le loro logiche, per le quali servivano analisi e tempo — molto tempo. Gli altri pm, però, volevano correre: l’inchiesta aveva ormai assunto il ritmo di una catena di montaggio giudiziaria che non poteva permettersi soste né esitazioni. Al punto che il gip dell’epoca, Italo Ghitti, che firmava qualsiasi richiesta di carcerazione in tempi record, disse allo stesso Cusani che parlare con Greco era una perdita di tempo — e forse, con una reale separazione delle carriere, casi Ghitti non se ne vedrebbero più. Con Il colpevole Cusani non racconta soltanto un’epoca, ma individua il momento esatto in cui l’inchiesta giudiziaria non cambiò solo la classe dirigente, alterando il rapporto stesso tra politica e giustizia. Partiti storici — con l’eccezione del PCI — furono spazzati via, così come alcuni potentati industriali, mentre altri, pienamente inseriti nel sistema di potere dell’epoca, come Agnelli e De Benedetti, pur attraversando crisi ben più profonde di quella del gruppo Ferruzzi, non subirono conseguenze comparabili. Il libro non parla soltanto di giudici: è anche uno spaccato del potere economico e finanziario attraversato da figure simbolo come Guido Rossi. È Sergio Cusani, partito da Napoli e approdato a Milano negli anni degli entusiasmi del movimento studentesco, a muoversi dentro quel sistema osservandone dall’interno equilibri e protagonisti. In quel mondo Rossi emerge come uno dei principali artefici della regolazione dei mercati e, durante Mani Pulite, diventa il confidente più ascoltato del pool, punto di raccordo tra finanza, istituzioni e magistratura. Non a caso, quando Bettino Craxi si trova nella necessità di indicare un nome per rifondare la Consob, chiede consiglio proprio a Cusani. Il manager sorprendentemente propone Guido Rossi e, pochi giorni dopo, al Biffi Scala, lo stesso Rossi mostra sorridente la lettera di nomina, segno di quanto stretto fosse allora il filo che univa politica, finanza e centri decisionali. Alla fine degli anni Ottanta la SME, il Polo alimentare pubblico italiano, rappresenta il grande premio industriale: tutti la vogliono, ma la chiave è politica. Cusani e Sama incontrano Craxi all’Hotel Raphael: il gruppo Ferruzzi punta alla SME per concentrarsi giustamente solo sull’agroalimentare secondo la visione del fondatore Serafino. Sullo sfondo c’è sempre Raul, ormai uscito dal Gruppo, deciso a conquistare la stessa preda e a cancellare, in un delirio autoreferenziale — dettagliato in decine di episodi che sembrano ripresi dalla commedia francese — la stessa Ferruzzi. Craxi chiama Giuliano Amato, allora presidente del Consiglio — lo stesso che non andò mai ad Hammamet e neppure ai funerali — mentre si sta recando a un altro appuntamento. Amato tenta di sottrarsi, ma Craxi lo blocca: «Annulla tutto e vieni qui». Arrivato sotto la pioggia, Amato assiste alla decisione finale: la SME a Gardini non se ne parla, i Ferruzzi vanno difesi. Una sentenza politica prima ancora che industriale. Mani Pulite, sullo sfondo del crollo del Muro di Berlino e dei nuovi equilibri internazionali, assunse i tratti di una stagione drammatica, segnata da suicidi, detenzioni preventive spesso sproporzionate e carcerazioni che travolsero uomini e istituzioni, come quella dell’ex ministro della Giustizia Clelio Darida, compagno d’aria di Cusani a San Vittore che ha vissuto il carcere con rara dignità. È da questa asimmetria che affonda le radici un equilibrio ancora oggi oggetto di discussione: il momento in cui la giustizia cessò di limitarsi a giudicare la politica e iniziò, consapevolmente o meno, a sostituirsi ad essa nel determinarne il destino. Ogni epoca in crisi costruisce il proprio colpevole necessario. Alla famiglia Ferruzzi sono serviti decenni perché l’onore fosse restituito, solo dopo che Carlo Sama ha smascherato gli intrighi di Mediobanca e Sergio Cusani ha portato alla luce il disegno paranoico che segnò l’ascesa e la caduta di Raul Gardini.  Leggere questo libro oggi è importante non solo perché racconta la vita nelle sue cadute, nelle risalite, negli errori e nel perdono conquistato attraverso la sofferenza, ma anche perché ci convince che, comunque la si pensi, votare al referendum, mai come questa volta, non significa scegliere tra schieramenti, bensì decidere se ristabilire quell’equilibrio tra poteri che è la condizione stessa di ogni democrazia liberale.

Luigi Bisignani

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