Kaja Kallas prende atto dello stallo: i ministri dell’Unione europea non sono riusciti a chiudere l’accordo sul ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia in tempo per l’anniversario dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina, che cade domani. “Si tratta di una battuta d’arresto e di un messaggio che non volevamo inviare oggi, ma il lavoro continua”, ammette l’Alto rappresentante UE per la politica estera.
Secondo Kaja Kallas, l’Unione deve “cambiare rotta: passare dalla pressione sull’Ucraina affinché ceda il territorio alla richiesta di ciò che la Russia deve fare per soddisfare le condizioni fondamentali per una pace giusta e duratura”. Un cambio di paradigma che, a suo dire, deve essere accompagnato da una maggiore chiarezza politica, perché “le richieste massimaliste della Russia non possono essere soddisfatte con una risposta minimalista”.
Nel frattempo, Bruxelles stringe le maglie sulla presenza diplomatica russa. Kallas annuncia di aver deciso un tetto massimo di 40 persone per la missione russa presso l’UE: “Non tollereremo l’abuso di potere diplomatico”.
Sullo stallo delle sanzioni, l’ex premier estone chiarisce che i contatti con Ungheria e Slovacchia proseguono: l’UE è ancora impegnata in colloqui “a diversi livelli… per procedere su questo pacchetto”. Il clima, però, resta complicato. “Non è facile. Non è mai facile, ma il lavoro continua”, ribadisce.
Il rammarico è evidente, anche per il valore simbolico della data: “Mi dispiace davvero che non siamo riusciti a raggiungere un accordo oggi, considerando che domani è il triste anniversario dell’inizio di questa guerra e dobbiamo davvero inviare segnali forti all’Ucraina: continueremo ad aiutarla, ma anche a fare più pressione sulla Russia”.
Interpellata sul veto ungherese – che blocca sia il pacchetto di sanzioni sia il prestito collegato – e su un possibile legame con la campagna elettorale in vista delle legislative di aprile, Kallas dice di essere sorpresa. Richiamando la storia di Budapest nella resistenza alle ambizioni imperiali di Mosca, afferma che “trova molto difficile credere che ciò possa portare dei punti bonus alle elezioni”.
La mancata decisione viene definita “deplorevole”. La partita, però, non è chiusa: la Commissione europea e i presidenti del Consiglio europeo, attesi domani a Kiev, intendono affrontare direttamente il dossier con il primo ministro ungherese Viktor Orbán. Un ultimo tentativo per sbloccare un pacchetto che, almeno per ora, resta fermo al palo.


