Il messaggio che Volodymyr Zelensky continua a mandare al mondo è ormai una litania diplomatica: l’Ucraina non intende cedere, né sul campo né al tavolo delle trattative. La BBC l’ha intervistato nel cuore blindato del potere a Kiev. Per Zelensky, l’idea di un cessate il fuoco alle condizioni richieste da Putin non è una mediazione, ma una sconfitta mascherata. Mosca pretende il ritiro ucraino da territori che non è riuscita a conquistare militarmente, nonostante perdite enormi. Una richiesta che, secondo il presidente ucraino, equivale a legittimare l’aggressione. L’ha ripetuto mille volte, correndo il rischio che il suo allarme finisca inflazionato, ma tant’è: lo ripete anche all’emittente inglese.
Putin, sostiene Zelensky, ha già portato il mondo in una nuova fase storica di conflitto globale. E l’unica risposta possibile è una combinazione di pressione militare e strangolamento economico: “La domanda è quanto territorio riuscirà a conquistare e come fermarlo… La Russia vuole imporre al mondo un diverso stile di vita e cambiare la vita che le persone hanno scelto per se stesse.“
Gli chiedono se non sia comunque ragionevole valutare la cessione di parte del Donetsk orientale – le cosiddette “città fortezza” – o di territori nel sud come Kherson e Zaporizhia pur di fermare le armi: “Io la vedo diversamente. Non la vedo semplicemente come una questione di terra. La vedo come un abbandono: un indebolimento delle nostre posizioni, l’abbandono di centinaia di migliaia di persone che vivono lì. È così che la vedo. E sono sicuro che questo ‘ritiro’ dividerebbe la nostra società.”
Nemmeno l’idea che una concessione possa “soddisfare” Putin lo convince. “Probabilmente lo accontenterebbe per un po’… ha bisogno di una pausa… ma una volta guarito, i nostri partner europei dicono che potrebbero volerci dai tre ai cinque anni. Secondo me, potrebbe riprendersi in non più di un paio d’anni. Che vorrebbe continuare la guerra è un fatto.”
Il contesto internazionale non gli è favorevole. Alla vigilia dei colloqui di Ginevra, Donald Trump ha ribadito che “l’Ucraina deve sedersi al tavolo”. Da mesi circola l’idea che per Trump la chiave della pace passi dalle concessioni territoriali ucraine. Zelensky non accetta questa narrativa: “Dove siete adesso? Oggi siete a Kiev, siete nella capitale della nostra patria, siete in Ucraina. Vi sono molto grato per questo. Perderemo? Certo che no, perché stiamo lottando per l’indipendenza dell’Ucraina. Credo che fermare Putin oggi e impedirgli di occupare l’Ucraina sia una vittoria per il mondo intero. Perché Putin non si fermerà all’Ucraina”.
La riconquista totale dei territori occupati resta l’obiettivo finale, ma non a qualsiasi costo. “Lo faremo. È assolutamente chiaro. È solo questione di tempo. Farlo oggi significherebbe perdere un numero enorme di persone – milioni di persone – perché l’esercito russo è numeroso, e comprendiamo il costo di tali misure. E non abbiamo armi sufficienti. Questo non dipende solo da noi, ma anche dai nostri partner. Quindi, al momento, non è possibile, ma tornare ai giusti confini del 1991 è senza dubbio non solo una vittoria, ma anche giustizia. La vittoria dell’Ucraina è la preservazione della nostra indipendenza, e una vittoria di giustizia per il mondo intero è la restituzione di tutte le nostre terre.”
Zelensky vorrebbe mettere in sicurezza il suo Paese guardando oltre Trump: “Non si tratta solo del presidente Trump, stiamo parlando dell’America. Siamo tutti presidenti per i periodi appropriati. Vogliamo garanzie per 30 anni, ad esempio. Le élite politiche cambieranno, i leader cambieranno. Saranno votati al Congresso per un motivo. Non si tratta solo dei presidenti. Il Congresso è necessario. Perché i presidenti cambiano, ma le istituzioni restano”.
E per quanto riguarda le sue, di elezioni, dice: “Potrei candidarmi e potrei anche non candidarmi. Ma se le elezioni diventassero una condizione per la pace, per porre fine alla guerra, facciamolo”.


