La Repubblica Islamica dell’Iran è stata nominata alla vicepresidenza della Commissione ONU per lo Sviluppo Sociale, un organismo dedicato a promuovere democrazia, uguaglianza di genere, tolleranza e non violenza. No, non è uno scherzo. E a conti fatti non è neanche una notizia sconvolgente. L’ONU, originariamente baluardo di ideali universali, da anni si sta rivelando sempre più come un circo sgangherato formato da squallidi mangiapane a tradimento che hanno tradito i principi fondanti dell’organizzazione. La nomina del regime degli ayatollah che in queste settimane sta uccidendo migliaia di iraniani in protesta, avvenuta senza obiezioni e nel silenzio generale significa due cose: innanzitutto rappresenta alla perfezione un’istituzione imbarazzantemente faziosa e macchiettistica, dove la realtà viene capovolta per interessi di potere. Secondariamente evidenzia come ormai l’organizzazione in sé sia talmente irrilevante da non destare più scalpore per le sue scellerate decisioni. La Commissione per lo Sviluppo Sociale, parte del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC), si occupa di temi cruciali come l’eradicazione della povertà, la giustizia sociale e la promozione di società inclusive. Il suo mandato propone valori come la democrazia e la non violenza; i precedenti sono tutti (letteralmente tutti) principi che l’Iran calpesta sistematicamente. La teocrazia di Khamenei è nota per la repressione brutale dei diritti delle donne (basti pensare alle proteste del 2022 represse nel sangue dopo la morte di Mahsa Amini per un velo malposto) e ovviamente per le recentissime esecuzioni sommarie di migliaia di dissidenti. L’Iran è ormai un regime agli sgoccioli che però non si arrende, che continua a finanziare il terrorismo, discrimina qualsivoglia minoranza e nega diritti fondamentali alle donne. E l’ONU che fa, mentre le proteste infuriano e gli iraniani chiedono la caduta dell’Ayatollah? Premia il dittatore di Teheran, elevando il suo regime a guida di un ente che dovrebbe combattere proprio queste ingiustizie. Come tanti esperti hanno giustamente notato, questa mossa equivale a nominare un lupo a guardia delle pecore. E questa a ben vedere non è un’anomalia isolata. L’ONU ha una liaison decennale con l’Iran (e non solo…) che mina la sua credibilità. Nel 2022 infatti, sempre l’Iran è stato eletto nella Commissione ONU sullo Status delle Donne. Nel 2023, l’Iran ha presieduto una riunione del Forum Sociale del Consiglio per i Diritti Umani, scatenando proteste internazionali. E qualche giorno fa, giusto per non farsi mancare nulla, il Segretario Guterres ha fatto gli auguri a Teheran per l’anniversario della rivolta del ’79 che portò l’oppressione degli ayatollah al potere. Un atteggiamento oltre ogni immaginazione, che suona come uno scherno dinnanzi a quello che succede per le strade delle città iraniane. Una cosa è purtroppo evidente: l’ONU è un’organismo ormai eccessivamente pilotato dal blocco arabo-islamico, che protegge e vezzeggia i regimi autoritari. Le elezioni avvengono spesso senza competizione, rendendo l’istituzione un club esclusivo dove la democrazia è solo una facciata. È dunque necessario o svuotare del tutto quest’organizzazione del suo significato, così da non consentirle di pontificare in giro per il mondo e di proporsi come una voce autorevole, oppure riorganizzarla a dovere sottraendo potere ai lupi che giocano a fare gli agnelli.
Alessandro Bonelli


