Per molto tempo, le nuove tecnologie sono arrivate nei Paesi più poveri con grande ritardo. Ma con l’Intelligenza artificiale, le cose possono cambiare. Le rivoluzioni tecnologiche hanno seguito infatti per decenni percorsi lenti e prevedibili, lasciando spesso le economie in via di sviluppo ai margini del progresso. Oggi l’IA ha infranto questa linea temporale. Per il Sud del mondo questa tecnologia non rappresenta un semplice aggiornamento, bensì un’opportunità storica per attuare un salto di qualità, superando gli ostacoli infrastrutturali tradizionali. Grazie a interfacce multimodali e multilingue, l’IA è oggi in grado di democratizzare l’accesso a servizi essenziali — dalla sanità all’istruzione — con una scala e una rapidità precedentemente impensabili. In quest’ottica, l’intelligenza artificiale viene reinventata: non più lusso per pochi, ma catalizzatore strategico per aprire porte rimaste sbarrate per generazioni.
Il rischio di una nuova ingiustizia
Anche se se ne parla tanto, c’è un problema che preoccupa tutti: il «grande divario» tecnologico. Oggi, le macchine più potenti e i dati più importanti sono nelle mani di pochi Paesi ricchi e di pochissime grandi aziende. Questo crea un muro. Se l’IA viene costruita solo dai ricchi, non capirà mai le lingue locali o le tradizioni dei popoli meno fortunati. Senza questa attenzione alle diverse culture, l’IA finirà per servire solo chi l’ha creata, dimenticando il resto del mondo.
Proteggere il lavoro e l’ambiente
Oggi l’IA è ovunque, e questo porta nuove sfide, proprio per quello è così importante l’India-AI Impact Summit, l’incontro che si è svolto a Nuova Delhi dal 16 al 20 febbraio dove capi di Stato e grandi esperti di tecnologia si sono incontrati per decidere il futuro dell’intelligenza artificiale. Il primo ministro Narendra Modi ha aperto i lavori con un obiettivo chiaro: creare una guida comune affinché l’IA sia controllata e utile a tutti. L’India-AI Impact Summit 2026 rappresenta dunque un appello urgente ad andare oltre le dichiarazioni di principio. Il mandato per i delegati è chiaro: tradurre l’etica in impatto concreto. L’obiettivo non è solo costruire macchine più performanti, ma garantire che l’intelligenza artificiale sia orientata alla salvaguardia dell’ambiente, alla protezione dei lavoratori e a un’idea di progresso che non si misuri in velocità di calcolo, ma in dignità umana.
La guida del cuore umano: le parole dei Papi
Questa transizione verso un «impatto con coscienza» trova la sua più profonda risonanza nelle esortazioni morali dei Papi. I temi del summit riecheggiano la fondamentale «algoretica» o etica dell’algoritmo, promossa da Papa Francesco, il quale ha più volte ammonito che il progresso digitale deve essere radicato nel servizio alla persona. Raccogliendo questa eredità, Leone XIV ha recentemente rinvigorito l’appello per un ordine digitale «umanocentrico», insistendo sul fatto che l’intelligenza artificiale può amplificare le capacità umane, ma non deve mai diventare un sostituto dell’umanità stessa. Il consenso raggiunto a Nuova Delhi funge da monito globale: la tecnologia è uno strumento che deve essere governato dal cuore umano, affinché la fredda efficienza dell’algoritmo non soppianti mai l’insostituibile dignità dell’individuo.
Jinu Jacob


