Una campagna di distruzione contro le comunità non arabe i cui «tratti distintivi indicano un genocidio». Secondo un nuovo rapporto della Missione indipendente dell’Onu di accertamento dei fatti per il Sudan, sono queste le violenze perpetrate dai paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf) – in guerra da quasi tre anni contro l’esercito di Khartoum – in particolare nell’ottobre scorso a El Fasher, capitale del Darfur settentrionale. Il periodo è quello degli scontri che portarono poi i paramilitari a conquistare dopo 18 mesi di assedio la città, fino ad allora ultima roccaforte dell’esercito sudanese nella parte occidentale del Paese africano.
Prese di mira le comunità Zaghawa e Fur
Nel documento del team incaricato dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, reso noto ieri a Ginevra, si denunciano «l’assedio prolungato, l’induzione alla fame e la negazione dell’assistenza umanitaria, seguiti da uccisioni di massa, stupri, torture e sparizioni forzate, umiliazioni sistematiche», in un’area peraltro in cui da tempo sono state confermate le condizioni di carestia. «Le Rsf hanno agito con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, le comunità Zaghawa e Fur» di El Fasher, ha spiegato in un comunicato Mona Rishmawi, una degli esperti. L’Onu ha denunciato che nell’offensiva di Rsf e milizie alleate, in particolare tra il 25 e il 27 ottobre 2025, sono state uccise più di 6.000 persone. Solo il 40% dei 260.000 abitanti della città in quel periodo è riuscito a sfuggire all’assalto.
La situazione nel Kordofan
Ma gli orrori non si limitano al Darfur. L’Unicef ha denunciato come lunedì scorso almeno 15 bambini siano stati uccisi e 10 altri feriti dopo un attacco con droni contro un campo per sfollati ad Al Sunut, nel Kordofan occidentale, area in cui negli ultimi mesi si sono intensificate le operazioni belliche. «Le famiglie disperate in Sudan cercano rifugio nei campi per sfollati dopo essere fuggite dalla fame e dalla violenza. La loro protezione è un obbligo», ha ricordato Catherine Russell, direttrice generale del fondo Onu per l’infanzia. Il conflitto ha già causato la morte di decine di migliaia di persone – alcune stime parlano di oltre 150.000 – e ha costretto più di 13 milioni di persone ad abbandonare le loro case, dentro e fuori i confini nazionali.
Giada Aquilino


