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Home Economía

Pirelli, Tronchetti Provera non rinnova il patto con i cinesi

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
1 de febrero de 2026
in Economía
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Pirelli, Tronchetti Provera non rinnova il patto con i cinesi
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Il tempo stringe per Pirelli, chiamata a risolvere un complesso nodo di governance mentre si avvicina l’entrata in vigore delle nuove norme statunitensi sui cyber tyre. Il dialogo tra gli azionisti, promosso dal governo italiano, non ha prodotto finora una soluzione condivisa e Camfin, socio storico con il 27,3% del capitale, ha deciso di non rinnovare il patto parasociale con i cinesi di Sinochem, che detengono circa il 34% delle azioni del gruppo. Sinochem, dal canto suo, ha fatto sapere di «garantire di disporre del tempo sufficiente all’espletamento delle formalità di legge in tempo utile per l’assemblea degli azionisti di Pirelli programmata per il prossimo 25 giugno», mentre il patto in scadenza il 18 maggio non verrà prorogato. Una scelta che riapre il dossier sul controllo e sulla tutela delle tecnologie considerate strategiche.

Il Golden Power torna centrale nel dossier Pirelli

L’accordo tra Camfin e Sinochem, entrato in vigore nel 2023, recepiva anche le indicazioni del Decreto Golden Power e introduceva misure stringenti sulla governance, pensate per difendere l’indipendenza del management e le tecnologie sensibili di Pirelli. Qualsiasi modifica futura, secondo quell’intesa, avrebbe dovuto passare nuovamente dal vaglio dell’Esecutivo. Con la notifica annunciata da Camfin, gli uffici del Golden Power dovranno tornare a pronunciarsi, con tempi tecnici che oscillano tra 60 e 90 giorni. Una finestra temporale delicata, perché nel frattempo si avvicina una scadenza cruciale per il mercato globale dell’auto connessa.

Cyber tyre e norme Usa: il rischio tecnologico globale

Il 17 marzo segna infatti l’operatività piena della normativa americana sui veicoli connessi, che impone alle case automobilistiche di dichiarare l’eventuale presenza, nei modelli destinati al 2027, di software sviluppati da fornitori con soci cinesi rilevanti nell’azionariato. Un vincolo che rischia di avere effetti dirompenti su Pirelli Cyber Tyre, una delle tecnologie più avanzate del gruppo. La significativa presenza di Sinochem potrebbe infatti compromettere non solo lo sviluppo negli Stati Uniti, ma l’intera piattaforma globale, dal momento che i sistemi di sviluppo sono unici a livello mondiale. Uno scenario che mette pressione sull’Esecutivo, chiamato a ribadire la tutela di asset già ritenuti strategici in un contesto geopolitico profondamente cambiato rispetto a tre anni fa.

Il rinnovo del cda

A rendere il quadro ancora più complesso c’è il rinnovo del consiglio di amministrazione, con le liste che dovranno essere presentate 25 giorni prima dell’assemblea del 25 giugno. Il precedente intervento del Golden Power aveva stabilito che la nomina dell’amministratore delegato spettasse a Camfin, attribuendo inoltre al socio italiano una sorta di diritto di veto su decisioni chiave legate a tecnologie e management. Per bocciare una proposta servirebbe infatti anche il voto contrario di almeno un consigliere Camfin, così da raggiungere il quorum di 12 voti contrari su un Cda composto da 15 membri, di cui 8 espressione di Sinochem, 4 di Camfin e 3 rappresentanti delle minoranze. Un equilibrio fragile, che potrebbe essere rimesso in discussione da un nuovo provvedimento governativo.

Le possibili mosse del governo

Il ministro Adolfo Urso ha ribadito più volte la necessità di consentire a Pirelli di «essere competitiva su tutti i mercati», ma le misure allo studio restano difficili da prevedere. Le ipotesi vanno da nuovi interventi sulla governance fino, secondo indiscrezioni di stampa, al freezing delle azioni di Sinochem o a una riduzione della partecipazione cinese a un ruolo di soci passivi intorno al 10%. In gioco non c’è solo l’assetto societario di uno dei simboli dell’industria italiana, ma la capacità di Pirelli di continuare a competere in un mercato globale sempre più regolato.

Enrico Foscarini

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