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Malattie veneree e imbarazzi: non Trump, la bomba Epstein è esplosa su Bill Gates

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
1 de febrero de 2026
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Malattie veneree e imbarazzi: non Trump, la bomba Epstein è esplosa su Bill Gates
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Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha diffuso un’ulteriore tranche di documenti legati al caso Jeffrey Epstein, a distanza di alcune settimane dalla scadenza del 19 dicembre fissata per la pubblicazione completa degli atti. Il materiale reso disponibile comprende milioni di pagine, migliaia di video e un vasto archivio fotografico, inclusi file di natura pornografica rinvenuti sui dispositivi dell’ex finanziere, morto in carcere nel 2019. All’interno dei documenti emerge anche una email che Epstein si sarebbe inviato nel 2018 e che fa riferimento a Bill Gates. Nel messaggio, citato dal Daily Mail, l’ex finanziere accusa il fondatore di Microsoft di aver interrotto i rapporti personali tra i due e fa riferimento a presunti problemi di salute legati a rapporti sessuali con donne russe. Nella mail Epstein scrive: «Mi chiedi ora di cancellare le mail relative alla tua malattia sessualmente trasmissibile e la tua richiesta di antibiotici da passare di nascosto a Melinda».

Tra i nomi che ricorrono con maggiore frequenza nelle carte figura quello di Donald Trump, citato circa 3.200 volte. Come rilevato dal New York Times, in alcuni casi il riferimento compare in articoli che Epstein e persone a lui vicine si scambiavano, in altri in email in cui si discuteva della campagna elettorale del 2016. Nel corso di una conferenza stampa, il vice ministro della Giustizia Todd Blanche ha ringraziato i legali coinvolti nel lavoro di revisione dei documenti, sottolineando l’impegno volto a tutelare le vittime. Blanche ha inoltre respinto l’ipotesi di interventi mirati a proteggere figure politiche: «Abbiamo rispettato lo statuto. Non abbiamo protetto il presidente Trump, non abbiamo protetto nessuno. La Casa Bianca non ha nulla a che vedere con la revisione», ha dichiarato. Lo stesso Blanche ha riportato anche una dichiarazione di Trump sul rilascio dei documenti: «Credo ci sia una fame e una sete di informazioni che, a mio parere, non sarà soddisfatta da questi documenti». L’ex presidente avrebbe comunque ribadito che il Dipartimento doveva essere «trasparente» ed è quello che «abbiamo fatto».

Blanche, già avvocato personale di Trump, è diventato una figura centrale nella gestione del dossier Epstein, assumendo un ruolo più visibile rispetto alla ministra Pam Bondi, sulla cui conduzione del caso erano state espresse riserve da parte di Trump e dei suoi sostenitori. Illustrando i criteri adottati nella revisione, il vice ministro ha spiegato: «Abbiamo rimosso le foto di tutte le donne escluse quelle di Ghislaine Maxwell, ma non quelle degli uomini». Ha inoltre riconosciuto che, nonostante l’accuratezza del lavoro svolto, non si può escludere del tutto la presenza di errori o omissioni potenzialmente dannose per le vittime.

Considerata la delicatezza dei contenuti, il Dipartimento ha introdotto una verifica dell’età per l’accesso ai documenti: i minori di 18 anni non possono consultare il materiale pubblicato nella cosiddetta Epstein Library, disponibile sul sito istituzionale. Blanche ha precisato che gli uffici hanno ricevuto complessivamente circa sei milioni di pagine relative al caso. Una parte consistente non è stata resa pubblica perché ritenuta sensibile, in quanto potrebbe compromettere indagini federali in corso o perché contiene immagini di abusi su minori e dati personali delle vittime.

Una scelta che continua tuttavia a suscitare critiche. Diversi osservatori ritengono eccessivo il numero di file ancora coperti da segreto. Anche il Partito Democratico ha annunciato che esaminerà attentamente la documentazione diffusa e si dice pronto a intervenire qualora emergesse che il Dipartimento di Giustizia non abbia reso pubblico tutto il materiale in suo possesso, un sospetto che, secondo più fonti, resta diffuso.

Franco Lodige

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