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Pil, l’Italia cresce più delle attese

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
1 de febrero de 2026
in Economía
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Pil, l’Italia cresce più delle attese
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Il Pil italiano chiude il 2025 con una crescita dello 0,7%, un risultato superiore sia all’anno precedente sia alle stime del governo. Secondo la stima preliminare diffusa dall’Istat, nel quarto trimestre del 2025 l’economia italiana è cresciuta dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% su base annua, segnando i valori più alti degli ultimi tre anni. Il dato annuale risulta particolarmente significativo se si considera che nel 2025 ci sono state tre giornate lavorative in meno rispetto al 2024. Il risultato supera il +0,5% previsto dal governo nel quadro programmatico del Documento di finanza pubblica di ottobre e rafforza l’idea di una seconda parte dell’anno più dinamica del previsto.

L’effetto di trascinamento sul 2026

Guardando al futuro, la variazione acquisita del Pil per il 2026 è pari allo 0,3%, ovvero il livello che si otterrebbe anche in caso di crescita nulla nei prossimi trimestri. Un dato che resta distante dall’obiettivo governativo del +0,7%, ma che rappresenta una base più solida rispetto alle attese di pochi mesi fa. Secondo Paolo Mameli, economista del Research Department di Intesa Sanpaolo, «il Pil italiano sorprende al rialzo sia nel quarto trimestre sia nell’intero 2025, che chiude con una accelerazione allo 0,7%». Mameli sottolinea come «il buon andamento della seconda parte dell’anno implichi un effetto di trascinamento positivo sul 2026 pari allo 0,3%» e come il miglioramento delle indagini di fiducia a gennaio riduca i rischi al ribasso, rafforzando una stima di crescita per il 2026 pari allo 0,8%, superiore al consenso.

Eurozona: crescita più solida ma disomogenea

Nel complesso, l’Eurozona registra nel 2025 una crescita dell’1,5%, un dato superiore alle attese e in accelerazione rispetto allo 0,9% del 2024 e allo 0,4% del 2023, secondo la stima flash di Eurostat. Nell’ultimo trimestre dell’anno il Pil dell’area euro è aumentato dello 0,3% congiunturale, confermando una ripresa graduale ma non uniforme.

Spagna locomotiva d’Europa

Tra i principali Paesi, la Spagna si conferma il motore della crescita europea, con un Pil in aumento del 2,8% nel 2025 secondo le stime preliminari dell’Ine. Un risultato trainato da esportazioni e consumi, sostenuti soprattutto dal settore turistico, che resta nettamente superiore alla media dell’Eurozona. Il ministro dell’Economia Carlos Cuerpo ha evidenziato che «in materia di Pil stiamo crescendo al doppio del ritmo dell’eurozona, la Spagna in questo momento è il motore del continente», sottolineando la dinamica positiva dell’intera economia e l’impatto favorevole su imprese e lavoratori. Cuerpo ha definito «un’ottima notizia» anche l’aumento del salario minimo interprofessionale del 3,1%, che sale a 1.221 euro mensili, evidenziando come la misura consenta ai lavoratori di mantenere il potere d’acquisto e sia coerente con l’andamento dell’inflazione. Il ministro ha inoltre ricordato che nel 2025 la Spagna ha registrato oltre 600.000 nuovi occupati e un tasso di disoccupazione sceso sotto il 10% per la prima volta dal 2008, con l’obiettivo di portarlo sotto l’8-9% entro il 2027.

Germania e Francia, crescita contenuta

In Germania, il Pil è cresciuto dello 0,3% nel quarto trimestre del 2025, sostenuto dall’aumento dei consumi delle famiglie e della spesa pubblica. Su base annua, l’economia tedesca ha chiuso il 2025 con un incremento dello 0,3% al netto degli effetti di calendario, confermando una ripresa moderata dopo un anno complesso, soprattutto sul fronte del commercio estero. La Francia, invece, ha mostrato un rallentamento nella parte finale dell’anno. Nel quarto trimestre il Pil è cresciuto dello 0,2%, in decelerazione rispetto al +0,5% del trimestre precedente, mentre la crescita media del 2025 si è attestata allo 0,9%, in calo rispetto agli anni precedenti.

In Italia disoccupazione ai minimi storici

Sul fronte del lavoro, i dati Istat di dicembre 2025 mostrano un tasso di disoccupazione al 5,6%, il livello più basso dall’inizio delle serie storiche nel 2004. Il numero complessivo di occupati si attesta a 24 milioni e 142mila, in lieve calo su base mensile ma in aumento di 62mila unità su base annua. La crescita annuale è sostenuta soprattutto dai dipendenti permanenti e dagli autonomi, mentre continuano a diminuire i contratti a termine. Parallelamente, cresce il tasso di inattività, che sale al 33,7%, segnalando una dinamica complessa del mercato del lavoro, con segnali positivi ma anche elementi di fragilità, soprattutto tra i giovani, per i quali la disoccupazione risale al 20,5%.

Industria, segnali di recupero a inizio 2026

A rafforzare il quadro contribuiscono anche le indicazioni del Centro Studi Confindustria, che a gennaio registra un miglioramento delle aspettative produttive tra le grandi imprese industriali. Dopo le incertezze di fine 2025, cresce la quota di aziende che prevedono un aumento della produzione, sostenuta da un saldo positivo di domanda e ordini. Restano tuttavia criticità strutturali, come le difficoltà nel reperimento di manodopera e l’aumento dei costi di produzione, mentre peggiorano i giudizi sulle condizioni finanziarie. Segnali lievemente positivi arrivano invece dalla maggiore disponibilità di materiali, che contribuisce a un avvio d’anno più favorevole per l’industria.

Enrico Foscarini

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