Una nuova frontiera della biologia marina è stata segnata dai ricercatori della Bar-Ilan University (Israele), i cui risultati, pubblicati sulla rivista Nature Communications, ribaltano ciò che credevamo di sapere sulle creature più primitive degli oceani. Le meduse, esseri composti per il 95% d’acqua e privi di un sistema nervoso centrale complesso, non solo dormono per circa otto ore al giorno, ricalcando il ritmo circadiano umano, ma si concederebbero addirittura dei brevi «pisolini» pomeridiani. Per anni si è pensato che il sonno fosse una prerogativa degli organismi dotati di un cervello strutturato. Tuttavia, lo studio documenta che il riposo potrebbe essere una proprietà fondamentale della vita stessa, nata molto prima dell’evoluzione dei vertebrati. Durante le ore di sonno, la frequenza delle contrazioni dell’ombrella delle meduse diminuisce drasticamente e la loro reattività agli stimoli esterni, come il cibo o i cambiamenti di luce, si riduce molto. La vera sorpresa riguarda la flessibilità di questo riposo. Oltre al lungo blocco notturno, i dati hanno rilevato brevi cali di attività durante le ore diurne, simili a vere e proprie sieste. Questo suggerisce che il bisogno di staccare la spina per permettere la rigenerazione cellulare sia talmente forte da rivelarsi anche in assenza di materia grigia. Poiché le meduse non possono chiudere gli occhi, i ricercatori hanno dovuto superare una sfida tecnologica notevole, utilizzando telecamere ad alta risoluzione collegate a software di intelligenza artificiale. Questo sistema ha permesso di monitorare ogni singola contrazione, confermando che durante il sonno il battito rallenta fino a dimezzarsi. In alcune specie, come la medusa «sottosopra» (Cassiopea), è stata osservata anche una chiara perdita di tensione muscolare mentre l’animale si adagia sul fondale. Per distinguere il sonno da una semplice pausa, gli scienziati hanno usato dei disturbi controllati, come piccoli getti d’acqua. Mentre una medusa sveglia reagisce istantaneamente, quella che dorme mostra un ritardo nella risposta, apparendo quasi «stordita». La prova definitiva è arrivata con lo stress test: private del sonno durante la notte, le meduse il giorno dopo ostentavano segni di stanchezza e una necessità urgente di recuperare le ore perdute, un fenomeno tipico di tutti gli esseri viventi complessi. L’analisi ha infine rivelato che le meduse rispondono a sostanze come la melatonina, l’ormone che regola il sonno umano. Se somministrata nell’acqua, le meduse scivolano nel riposo quasi istantaneamente. Capire come dorme una medusa permette oggi agli scienziati di isolare i meccanismi molecolari di base del riposo, aiutandoci a comprendere meglio i disturbi del sonno nell’uomo e i processi di manutenzione cellulare comuni a ogni specie vivente.
Francesca Tosacano



