Se c’è un effetto davvero negativo dell’azione politica di Trump è che sta giustificando l’Unione Europea ad organizzarsi sempre di più come un super Stato, accelerando una deriva centralista che molti cittadini non hanno mai votato. Questa dinamica finisce anche per legittimare leadership deboli sul piano interno, come quella di Macron, ormai priva di un consenso solido in patria ma improvvisamente rafforzata dal contesto internazionale. La nostra preoccupazione è esattamente l’opposto di quella dei liberal-democratici, che di fronte a ogni crisi invocano «più Europa», più integrazione, più potere concentrato a Bruxelles. Noi vediamo in questa corsa al super Stato non una soluzione, ma un pericolo assoluto. Il rafforzamento della Ue come super Stato dovrebbe preoccuparci non in astratto, ma per ciò che l’Unione ha concretamente dimostrato di essere finora: un apparato burocratico ipertrofico, opaco, inefficiente, corrotto, catturato da interessi ideologici e lobbistici, in particolare dalle eco-follie e dalle truffe green mascherate da politiche salvifiche. Dove i liberal-democratici vedono «più Europa», noi vediamo meno libertà. Dove parlano di governance, noi vediamo irresponsabilità. Dove invocano centralizzazione, noi vediamo cittadini sempre più espropriati del potere decisionale. Più potere a Bruxelles significa cristallizzare errori già evidenti, renderli strutturali e irreversibili, e allontanare ulteriormente le decisioni dalle persone, dalle imprese, dalle economie reali. La risposta non è «più Europa», ma meno potere concentrato, più concorrenza tra sistemi, più sovranità individuale, più limiti al potere politico, più Libertà. Il super Stato europeo non è l’argine ai problemi dell’Occidente: è uno dei loro principali moltiplicatori, e oggi Trump viene usato come pretesto per dirigere e centralizzare ancora di più.
Andrea Bernaudo



