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Le mire di Putin e il Donbass: perchè la pace in Ucraina è lontana

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
26 de enero de 2026
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Le mire di Putin e il Donbass: perchè la pace in Ucraina è lontana
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La questione dei confini resta il principale punto di attrito nel percorso verso un possibile accordo di pace in Ucraina. Lo ha ribadito il Cremlino alla vigilia della nuova tornata di colloqui avviata ad Abu Dhabi, che vede coinvolti rappresentanti di Kiev, Mosca e Washington. Secondo la posizione russa, illustrata dal portavoce Dmitry Peskov «le forze armate ucraine devono lasciare il territorio del Donbass», una richiesta che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha più volte escluso di poter accogliere. Il leader di Kiev, intervenendo a margine del Forum economico di Davos, ha confermato di aver discusso con Donald Trump il rafforzamento delle difese ucraine, in particolare la fornitura di munizioni per il sistema Patriot: «Non dirò quanti missili». Zelensky ha inoltre definito positivamente la ripresa dei contatti diretti con la Russia negli Emirati Arabi Uniti, i primi dall’estate scorsa dopo i negoziati di Istanbul mediati dalla Turchia. Pur senza aspettative immediate, il presidente ucraino ha parlato di «un passo avanti». A rendere questa fase diversa dalle precedenti è soprattutto il ruolo più attivo degli Stati Uniti. Ad Abu Dhabi è presente una delegazione americana guidata dall’inviato speciale Steve Witkoff, affiancato da Jared Kushner. Nei giorni scorsi Trump ha incontrato Zelensky a Davos, mentre Witkoff e Kushner hanno avuto un lungo colloquio notturno al Cremlino con Vladimir Putin. Secondo il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov, l’incontro è stato «franco e basato sulla fiducia» ed è risultato «utile sotto tutti gli aspetti, per noi e per gli Stati Uniti». Durante il confronto con i rappresentanti americani, Mosca ha ribadito che una soluzione duratura del conflitto non è possibile senza un accordo sulla questione territoriale, facendo riferimento alla cosiddetta «formula di Anchorage», ovvero agli impegni che sarebbero stati definiti da Trump e Putin nel vertice tenutosi in Alaska lo scorso Ferragosto. In mancanza di progressi su questo fronte, ha avvertito Ushakov, «fino a quando questo obiettivo non sarà raggiunto la Russia continuerà a perseguire con coerenza gli obiettivi dell’operazione militare speciale proprio sul campo di battaglia, dove le forze armate russe detengono l’iniziativa strategica». Prima di recarsi a Mosca, Witkoff aveva espresso fiducia in una possibile intesa, sostenendo che il negoziato si fosse ormai concentrato su «una questione». Una valutazione condivisa anche da Zelensky, che ha indicato nel Donbass il nodo centrale del confronto: «La questione del Donbass è fondamentale». Il presidente ucraino ha spiegato che discuterne ad Abu Dhabi servirà a chiarire «il modo in cui le tre parti lo vedono», aggiungendo: «In ogni caso – ha aggiunto – è un passo avanti, si spera verso la fine della guerra, ma possono succedere cose diverse». Le aspettative restano comunque contenute. La Russia ha inviato una delegazione composta esclusivamente da esponenti militari, guidata dall’ammiraglio Igor Kostyukov, capo dell’intelligence del ministero della Difesa, già coinvolto nei negoziati di Istanbul. Per l’Ucraina partecipano, tra gli altri, il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale Rustem Umerov e il capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov. Accanto ai colloqui politici e militari, si aprono anche dossier economici. Mosca ha inviato ad Abu Dhabi Kirill Dmitriev, consigliere presidenziale per gli investimenti esteri, incaricato di discutere con Witkoff le prospettive di una futura cooperazione economica russo-americana dopo un eventuale accordo di pace. Tra i temi in agenda figura anche l’ipotesi di destinare un miliardo di dollari, provenienti da capitali russi congelati negli Stati Uniti, al Board of Peace promosso da Trump. Secondo il Cremlino, il restante ammontare degli asset sequestrati — circa cinque miliardi di dollari — «potrebbero essere spesi per la ricostruzione dei territori danneggiati dai combattimenti» in Ucraina. Peskov ha tuttavia precisato che tali risorse dovrebbero concentrarsi in particolare sulle aree del Donbass rivendicate da Mosca.

Franco Lodige

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