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Il paradosso: gli arabi considerano l’Occidente focolaio di islamismo radicale

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
15 de enero de 2026
in Editorial
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Il paradosso: gli arabi considerano l’Occidente focolaio di islamismo radicale
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Il metaverso è qui: gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di tagliare i fondi per i propri cittadini che desiderano studiare nel Regno Unito. La motivazione? Il timore che gli studenti emiratini vengano radicalizzati dai Fratelli Musulmani, un gruppo dichiaratamente islamista che opera tramite varie ong e associazioni ed è presente nei campus britannici. Questa mossa, annunciata di recente, rappresenta una novità assoluta e incredibilmente paradossale: un Paese islamico che vede un’ex potenza coloniale europea come una sorta di preoccupante hotspot di radicalizzazione islamista. È un campanello d’allarme per l’Europa e soprattutto per la Gran Bretagna, un avviso che evidenzia il livello assurdo di islamizzazione raggiunto nelle nostre società dove a suon di tolleranza e di un esagerato multiculturalismo si è giunti ad un’ingenuità pericolosa. La decisione degli Emirati non è improvvisa. Il governo di Abu Dhabi ha da tempo classificato i Fratelli Musulmani come organizzazione terroristica, vietandola sul proprio territorio dal 2014. Fondato in Egitto nel 1928, il gruppo promuove un Islam politico che mira a instaurare società basate sulla radicalizzazione religiosa, spesso attraverso infiltrazioni nelle istituzioni educative e sociali. Negli EAU, questa ideologia è vista come una minaccia alla stabilità, specialmente dopo le Primavere Arabe, dove i Fratelli hanno giocato un ruolo destabilizzante. La cosa comica? Negli emirati sono considerati pericolosi, a Londra no. Sintomatico del livello di collusione raggiunto dalla leadership politica britannica e l’Islam. Per questo dunque il Ministero dell’Istruzione emiratino ha rimosso il Regno Unito dalla lista dei Paesi eleggibili per borse di studio governative, che coprono tasse universitarie, spese di soggiorno e assicurazioni sanitarie per studenti meritevoli. Il numero di visti per studenti emiratini nel Regno Unito è già calato sensibilmente nell’ultimo anno. Abu Dhabi accusa Londra di non aver bandito il gruppo, permettendo così la sua influenza sui campus, dove associazioni studentesche islamiche potrebbero fungere da veicoli per la propaganda. L’Europa viene quindi criticata persino dai paesi islamici. E se lo merita. Pensiamo al Regno Unito: un Paese che continua ad ospitare figure controverse legate all’Islam radicale, come predicatori che incitano all’odio o organizzazioni che promuovono visioni separatiste. Un paese che arresta i suoi cittadini (più della Cina) per dei semplici tweet critici della gestione migratoria. E ormai persino sui campus universitari, da Oxford a Manchester, gruppi affiliati ai Fratelli Musulmani organizzano eventi, reclutano membri e diffondono ideologie che contrastano con i valori liberali e libertari europei. E non è nemmeno un caso isolato: in tutta Europa moschee finanziate da fondi stranieri promuovono interpretazioni rigide dell’Islam (vi ricordate l’imam di Genova che giusto qualche settimana fa diceva che l’Islam salverà l’Italia?) mentre quartieri interi si ghettizzano con le proprie regole e scelgono di vivere secondo norme parallele incompatibili con la democrazia. Come in Svezia, dove svariate enclave islamiche sfidano l’autorità statale. L’Europa, nel nome della diversità, ha permesso un’infiltrazione graduale che ora allarma persino nazioni musulmane moderate come gli Emirati. La culla dell’Illuminismo e della secolarizzazione, si trova ora accusata di essere un focolaio di estremismo. Il frutto di una tolleranza sfrenata per la paura di essere etichettati come islamofobi. È tempo di svegliarsi, anche se forse è già troppo tardi. La decisione degli Emirati Arabi Uniti non è solo una misura protettiva per i propri cittadini, ma un monito: se un Paese arabo vede il Vecchio Continente come un pericolo islamista, significa che abbiamo perso il controllo della nostra cultura, della nostra istruzione, delle nostre strade.

Alessandro Bonelli

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