Le proteste in Iran, scoppiate il 28 dicembre 2025, hanno portato a un bilancio di vittime in continuo aumento. Secondo l’emittente Iran International, sarebbero almeno 12.000 le persone uccise nelle manifestazioni, mentre un funzionario iraniano ha dichiarato alla Reuters che i morti sarebbero circa 2.000. Tra le vittime sono compresi molti giovani, con un’età inferiore ai 30 anni. Le proteste, iniziate come risposta alla grave crisi economica e al calo dell’intera economia nazionale, si sono trasformate in una contestazione aperta nei confronti del regime. La repressione è stata condotta principalmente dalle Guardie Rivoluzionarie e dai Basij, secondo quanto riportato da più testimonianze.
Teheran blindata e blackout delle comunicazioni
Testimoni oculari descrivono Teheran come una città militarizzata, con una massiccia presenza di forze di sicurezza. Durante gli scontri, alcuni edifici governativi sono stati incendiati e diversi bancomat distrutti. Le comunicazioni risultano gravemente limitate: il blackout di internet, in particolare, sta ostacolando la verifica indipendente dei fatti e la diffusione di informazioni. Solo pochi dettagli riescono a emergere grazie a sistemi alternativi come la rete satellitare Starlink. Alcune ONG parlano di cifre differenti per le vittime, con l’ong Human Rights Activists News Agency che registra ufficialmente 646 morti, ma altre stime indicano migliaia di vittime non ancora verificate.
Le reazioni internazionali
L’ONU ha espresso profonda condanna per la repressione violenta. Volker Turk, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha definito le uccisioni di manifestanti pacifici “inaccettabili”. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che l’Unione Europea continuerà a elaborare sanzioni contro i responsabili della repressione. “Siamo al fianco del popolo iraniano che manifesta coraggiosamente per la propria libertà”, ha aggiunto. Anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha commentato la situazione, aggiungendo che la violenza rappresenta un segnale di debolezza del regime.
La posizione degli Stati Uniti
Dal lato americano, la risposta appare divisa. Il presidente Donald Trump ha confermato che Teheran avrebbe proposto l’apertura di un canale diplomatico per discutere del programma nucleare. Tuttavia, Trump sta valutando anche opzioni militari definite “molto forti”. A bordo dell’Air Force One, ha dichiarato che “stiamo monitorando la situazione molto seriamente”. Tra le opzioni prese in considerazione ci sarebbero attacchi mirati, sanzioni economiche e il supporto alle fonti antigovernative. Parallelamente, il Dipartimento di Stato statunitense ha invitato tutti i cittadini americani a lasciare il Paese a causa dell’instabilità crescente.
Una repressione senza precedenti
Le proteste attualmente in corso in Iran rappresentano uno degli episodi di dissenso più significativi della storia recente del Paese. Per livello di violenza e diffusione geografica, la situazione viene paragonata alla rivolta del 2022, innescata dalla morte di Mahsa Amini. Le autorità iraniane continuano a giustificare le operazioni repressive, attribuendo la colpa degli scontri ai cosiddetti “terroristi”. Intanto, il numero degli arrestati ha superato le 10.000 persone, con accuse gravissime che arrivano fino a quella di essere “nemici di Dio”, un reato che in Iran comporta la pena di morte. Secondo Hengaw, organizzazione per i diritti umani, un ragazzo di 26 anni, Efran Sultani, è già stato condannato a morte dopo nemmeno una settimana di “processo”. L’esecuzione avverrà domani. “Non abbiamo mai visto un caso procedere così rapidamente”, ha dichiarato alla BBC Awyar Shekhi dell’organizzazione. “Il governo sta usando ogni tattica a sua disposizione per reprimere le persone e diffondere la paura”.
Nicola Porro



