Penso che Giorgia Meloni, la quale con tutte le critiche che vogliamo fare al suo governo, stia dimostrando la capacità di guardare lontano. Tant’è che, fiutando le difficoltà che la politica di Donald Trump avrebbe creato alla Vecchia Europa, quando lo incontrò ci tenne a rimarcare l’intenzione di rendere grande il tanto bistrattato Occidente.
Ora, venendo in estrema sintesi ai nostri giorni, possiamo anche convenire che il blitz ordinato dal Tycoon per prelevare Nicolàs Maduro sia stato un bene relativo anche per il popolo venezuelano – sebbene le fulminee modalità dell’attacco fanno pensare ad una certa «compiacenza» da parte del suo gruppo di potere – , tuttavia le successive dichiarazioni di Trump sulla Groenlandia non possono certamente passare inosservate in Europa. Dichiarazioni sul controllo della grande isola che appartiene al Regno di Danimarca, già ampiamente espresse durante il suo secondo mandato, e che si aggiungono a tutta una serie di atteggiamenti e misure piuttosto ostili nei riguardi della stessa Europa, la quale rappresenta insieme al Giappone, al Canada, all’Australia e la Nuova Zelanda e, per molti versi Taiwan e la Corea del Sud, un agglomerato di Paesi che condividono il sistema politico, sociale ed economico dell’Occidente.
Ora, ed in questo sono d’accordo con quanto espresso da Nicola Porro nella Zuppa del 5 gennaio, un conto è abbattere un dittatore sanguinario che ha sostenuto una ideologia che ha oppresso e distrutto un Paese ricchissimo di risorse e che ha fatto fuggire all’estero un terzo della popolazione del Venezuela. Altra cosa è invece voler mettere le mani sulla Groenlandia la quale, malgrado la sua esigua popolazione, mantiene una forma di autogoverno e non presenta nessuna delle criticità politiche, sociali e criminali che secondo l’amministrazione statunitense avrebbero ampiamente giustificato l’intervento della Delta Force.
In questo senso, condivido quanto ha dichiarato Augusto Minzolini nel corso di un dibattito su La7, secondo cui l’Unione europea dovrebbe in tempi molto rapidi organizzare un presidio militare nella grande isola artica, mettendo un paletto alle ambizioni del presidente americano. D’altro canto, e qui concludo, il grande attivismo interno ed internazionale di Trump, malgrado sia stato piuttosto calmierato dai forti contrappesi istituzionali della più importante democrazia occidentale, ci pongono un grande interrogativo su ciò che accadrà nei due prossimi appuntamenti elettorali degli Stati Uniti: le elezioni di medio termine e quelle del nuovo inquilino della Casa Bianca. Ebbene, per quanto riguarda quest’ultima scadenza, così come già ventilato da tempo da alcuni esponenti del mondo MAGA, non è che Trump cercherà di superare il limite dei due mandati, introdotti con il 22° emendamento nel 1951, attraverso una modifica della Costituzione?
Nel qual caso, visto come stanno andando in rapporti tra lo Zio Sam e il resto dell’Occidente, una tale eventualità potrebbe creare qualche preoccupazione proprio alla Vecchia e po’ rintontita Europa.
Claudio Romiti



