Conferenza stampa di inizio anno della premier Giorgia Meloni con inattesa contestazione, chiamata flash mob. Non appena la leader di FdI è entrata nella sala, infatti, alcuni giornalisti presenti in sala hanno alzato un cartellone che recitava «Giornalisti da 10 anni senza contratto, ma alla FIEG finanziamenti milionari».
Lo scopo era quello di chiedere il rinnovo del contratto giornalistico. Piccolo problema, come ha fatto notare la Meloni che ha risposto – piccata – a quanto successo. «C’è un tavolo aperto sul contratto nazionale dei giornalisti scaduto da tempo – ha detto la premier – Figuriamoci se non condivido il tema. Questo governo ha a cuore il tema del rinnovo dei contratti. Non mi è chiara la ragione per cui si faccia una mobilitazione. La responsabilità non è del governo». Certo: tutti capiscono che la conferenza stampa «è un momento di visibilità» ma «l’immagine che ne esce è una contestazione alla presidente del Consiglio, ma non dipende da noi». La premier si è chiesta se sia mai successo in precedenza, con altri presidenti, un simile blitz. «Noi possiamo fare moral suasion, ma non vorrei che ne venisse fuori l’immagine di una contestazione alla presidente del Consiglio».
All’inizio del suo discorso, prima di rispondere alle domande, la premier ha ribadito che «la libertà di stampa è un presupposto fondamentale dello stato di salute di qualsiasi nazione democratica e noi siamo tutti chiamati a proteggerla e a difenderla». Poi ha ricordato tutti i cronisti che lavorano «non solo in zone di guerra ma in tutti i territori oltraggiati dalla criminalità. Molti di loro nella storia recente hanno perso la vita. Bisogna rendere omaggio alla loro memoria». Inoltre ha ricordato che «nel dl Ucraina è stata inserita la norma che prevede che i giornalisti che lavorano in forma autonoma, se inviati in aree di guerra o ad alto rischio, debbano essere informati sul tema della sicurezza e avere una adeguata copertura assicurativa». Per questo «abbiamo dato vita ad una norma sperimentale per il 2026 che prevede un riconoscimento a editori che ne facciano richiesta».
Non poteva mancare ovviamente la solidarietà alla Stampa per l’assalto degli antagonisti. Ma Meloni ha anche fatto richiamo all’equo compenso, su cui «diversi ministeri ci stanno lavorando» per concludere le tabelle entro febbraio. E soprattutto ha rigettato ogni ipotesi di coinvolgimento del governo nel caso Paragon, ovvero l’intrusione nei dispositivi informatici che avrebbero subito alcuni giornalisti. «È una questione che come voi sapete è stata oggetto di un lungo lavoro del Copasir, cioè del comitato che chiaramente è competente per queste materie e che con la relazione del giugno 2025 ha escluso che grafite cioè il sistema che viene fornito da Paragon, sia stato adoperato nei confronti dei giornalisti – ha spiegato la premier – È una relazione che è stata votata all’unanimità, dopodiché però ci sono anche due procure che stanno lavorando su questo tema e confidiamo che anche qui insomma si possa arrivare ad avere delle risposte. Quello che posso dire io chiaramente è che il governo per il tramite ovviamente delle agenzie di intelligence sta fornendo tutto il supporto che è necessario».
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