Partecipo alla gioia che manifesta l’opposizione venezuelana in Italia e nei paesi che hanno accolto i milioni di profughi costretti a fuggire dal Venezuela dalla violenza del regime dittatoriale e corrotto di Maduro e del suo predecessore. Svegliarsi un mattino e scoprirsi liberi dalla tirannia, come tutti ci auguriamo possa avvenire dopo l’intervento militare Usa che ha portato alla cattura di Maduro, è un momento di felicità senza paragoni nella vita di chiunque abbia sofferto tante privazioni, umiliazioni e prepotenze. Sono naturalmente consapevole che l’azione di Trump ha poco o nulla a che vedere con l’anelito alla giustizia e alla libertà dei venezuelani e di noi che in questi anni gli siamo stati vicini. Il presidente Usa ha mascherato da azione di polizia internazionale contro il narcotraffico un intervento ispirato dalla sua concezione nazionalista per cui nelle Americhe non hanno diritto di esistenza stati o entità ostili agli Stati Uniti. Un atteggiamento neo-imperiale che giustifica, se non autorizza, invasioni di campo analoghe da parte di altre potenze che condividono questa nuova impostazione delle relazioni internazionali, che sostituisce al diritto internazionale in un quadro multipolare il diritto della forza in un contesto di spartizione delle aree di controllo. Temo che Russia e Cina non tarderanno a fare tesoro di una dottrina Trump così efficacemente messa alla prova. Oggi a Caracas, domani chissà.
Marco Taradash



