Eccoli, finalmente, i numeri sull’immigrazione. Quelli veri. Quelli che contano. E che fanno tremendamente arrabbiare il partito dell’accoglienza senza limiti, delle Ong sempre e comunque, dei porti aperti come un duty free h24. Perché sui numeri non si può fare ideologia: o funzionano o non funzionano. E oggi, piaccia o no, funzionano.
Partiamo da un dato politico, prima ancora che statistico. Il governo Meloni sull’immigrazione non era partito benissimo. Gli sbarchi erano esplosi, il 2023 aveva segnato un record negativo e l’opposizione — insieme a una certa stampa — già cantava vittoria: «Avete visto? Tutta propaganda». Fine della storia. Invece no. Perché, come spesso accade, la realtà arriva dopo. E quando arriva, presenta il conto.
«I metodi e le strategie innovative messe in campo dal nostro governo hanno permesso di raggiungere significativi risultati» nella lotta all’immigrazione irregolare: parola del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ne ha parlato in un video su X. E qui non siamo nel campo delle opinioni, ma dei fatti. «Abbiamo colpito i traffici di esseri umani fin dai Paesi di partenza. Abbiamo stipulato accordi con i Paesi di origine per creare opportunità e rafforzato i canali regolari di ingresso. Ribadendo un principio chiaro e non negoziabile: in Italia si entra solo attraverso canali regolari. In Europa abbiamo svolto un ruolo da protagonisti, anticipando nuovi percorsi di gestione dei flussi poi condivisi dagli altri Stati membri» ha spiegato il titolare del Viminale.
Tradotto dal politichese: meno slogan, più concretezza. Una stretta inevitabile. Non è cattiveria, è semplice realismo. Governare i flussi non significa «chiudere il cuore», ma chiudere i rubinetti dell’illegalità. Perché l’immigrazione fuori controllo non aiuta i migranti, arricchisce solo i trafficanti e destabilizza i quartieri più fragili delle nostre città. E poi ci sono i numeri, quelli che mandano in cortocircuito il racconto progressista. Piantedosi li snocciola senza alzare la voce, proprio per questo fanno più rumore: sono «aumentati i rimpatri: quasi 7mila quest’anno, il 55% in più rispetto al 2022. In parallelo gli sbarchi sono diminuiti in modo netto: -58% nel 2024 rispetto all’anno precedente, e lo stesso andamento si registra anche quest’anno. Un cambio di passo evidente rispetto agli anni degli arrivi incontrollati».
Il risultato, dice il ministro, è stato ottenuto lavorando su tre assi decisivi: accordi internazionali seri (non le foto opportunity), deterrenza reale contro i trafficanti e una linea chiara in Europa. E infatti non è un caso che oggi l’Unione discuta di esternalizzazione dei controlli, di Paesi sicuri, di rimpatri. Temi che l’Italia aveva sollevato quando veniva accusata di «deriva autoritaria». Chissà perché ora vanno bene.
«Da uomo delle istituzioni prima ancora che da ministro sento il dovere di condividere fatti e numeri veri contro ipocrisie e fake news», rivendica Piantedosi. Ed è esattamente questo il punto: smontare l’ideologia con i dati. Perché l’ipocrisia è raccontare che tutto vada bene mentre le periferie esplodono, le fake news sono quelle di chi parlava di «inermi disperati» ignorando le organizzazioni criminali alle spalle. «Siamo a fine anno ed è l’occasione giusta per fare un bilancio sul lavoro svolto dal Ministero dell’Interno che ho l’onore di guidare. In questi tre anni abbiamo affrontato molte sfide. Tante altre ci attendono. Continueremo a lavorare con la stessa determinazione, lo stesso impegno, e sempre con la massima attenzione per offrire risposte concrete alle esigenze dei cittadini» ha scritto ancora il ministro.
La strada, insomma, è quella giusta. Non è una bacchetta magica, non è la fine del problema. Ma è un cambio di paradigma netto rispetto agli anni del «tutti dentro e poi vediamo». E forse è proprio questo che dà fastidio a molti: scoprire che governare l’immigrazione si può. Basta volerlo.
Franco Lodige



