Pedro Sánchez, l’eroe del socialismo internazionale e dei Pro-Pal ne ha fatta un’altra delle sue. Il modus operandi del premier spagnolo è ormai cosa nota: dal suo insediamento vive di slogan (ai limiti del comunismo) che infiammano le piazze e sostanzialmente propone idee irrealizzabili, dimenticando che a furia di proporre prima o poi qualcuno gli chiederà il conto. Oggi, dopo gli scandali che hanno coinvolto la sua compagine di governo, ha raggiunto una nuova inesplorata vetta di incoerenza.
Ma andiamo con ordine. Quando il premier spagnolo annunciò l’embargo sulle armi verso Israele e divieto di scalo per navi e aerei militari, rendendosi protagonista della linea più dura in Europa contro Tel Aviv, il copione fu perfetto: tono grave, perentorio e inflessibile, il tutto corredato dal suo solito sguardo da statista a favor di telecamera. La Spagna, finalmente, secondo lui, entrò «nella parte giusta della storia». I suoi sostenitori lo applaudirono, i social si riempirono di elogi, persino pagine italiane di sinistra lo incensarono come il novello Salvatore dell’Europa unita e socialista. Un perfetto gigante in un periodo in cui a sinistra scarseggiano persino i nani. Sánchez fu così consacrato come il leader europeo che aveva osato dire no al famigerato sionismo.
Cosa è successo oggi? Tenetevi forte: è venuto fuori che quell’embargo era ed è uno «spechietos por los alodolas». Il 23 dicembre, nel silenzio del Palazzo, il Consiglio dei Ministri ha autorizzato gli scambi con l’industria militare israeliana perché l’accordo è di «vitale importanza per i programmi Airbus». In poche parole, l’embargo che ha fatto un pezzo di storia della sinistra europea contemporanea è stato aggirato senza tanti problemi. E chiaramente Sánchez sapeva benissimo, fin dall’inizio, che quel provvedimento era sostanzialmente carta igienica.
L’embargo mediatico serviva a costruire un racconto e ad innalzare un eroe, Sanchez appunto, ma non a cambiare la realtà. E dunque è stato usato come un’esca comunicativa, un titolo da spendere nelle piazze per saziare i militanti più entusiasti. All’atto pratico, invece, tutto intatto: con Israele? Amici come prima. Chiaramente essendo un accordo di interesse nazionale, il governo spagnolo ha anche la possibilità di bypassare critiche e dubbi formali, trincerandosi dietro all’affare di Stato. E quindi il buon Pedro si trova a stringere la mano a Netanyahu dietro le telecamere. E dimostra ancora una volta non tanto di essere furbo, piuttosto quanto siano allocchi i membri del suo fanclub e i pro-Pal in generale.
Cosa diranno del loro idolo adesso? Di uno che dice peste e corna del sionismo e poi ci fa affari? Eh già, questo sarà il punto più succoso del discorso. Sarà l’ennesimo angelo caduto dei pro-Pal dopo la madonna pellegrina Francesca Albanese? Dopotutto, cosa fare di questo eroe irripetibile quando i documenti e i fatti smontano la sua narrazione da libro Cuore? Minimizzare? Dire che «è complicato»? O fare finta di niente, come fanno sempre i cavalieri di Gaza?
Alessandro Bonelli



