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Strage di Capodanno in Svizzera, almeno 47 morti tra le fiamme a Crans-Montana. Sei italiani dispersi e 13 in ospedale. Le testimonianze

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
2 de enero de 2026
in Mundo
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Strage di Capodanno in Svizzera, almeno 47 morti tra le fiamme a Crans-Montana. Sei italiani dispersi e 13 in ospedale. Le testimonianze
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Una serata di festa che si è trasformata in un incubo: decine di vite di ventenni, almeno 47, che si erano riuniti per salutare il nuovo anno, sono state spezzate in un incendio che in un attimo ha divorato un affollato bar nella lussuosa località sciistica svizzera di Crans-Montana, provocando anche un centinaio di feriti, molti dei quali in gravi condizioni. Un rogo presumibilmente scatenato dalle candele scintillanti sulle bottiglie di champagne che hanno raggiunto il soffitto in legno. Scene di panico e terrore descritte dai testimoni, che hanno raccontato la fuga precipitosa verso l’esterno dei ragazzi, costretti a farsi largo per guadagnare l’unica uscita, una scala angusta, oppure rompendo delle finestre, mentre molti dei loro amici sono rimasti intrappolati. E’ un dramma che ha colpito anche l’Italia: 13 ragazzi sono finiti in ospedale, 5 con ustioni gravi, e altri 6 risultano dispersi. Tra l’angoscia della famiglie, in contatto costante con la Farnesina, l’ambasciata ed il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che si recherà personalmente sul posto. L’allerta è scattata all’1,30 di notte. La polizia cantonale del Vallese, nella Svizzera sudoccidentale, ha riferito di un «incendio di origine indeterminata scoppiato nel bar Le Constellation di Crans-Montana», di proprietà di una coppia francese, frequentato da molti turisti. Già i primi bollettini hanno dato l’idea della portata dell’incidente: «Si presume che diverse decine di persone siano morte», le parole delle forze dell’ordine nella prima conferenza stampa, a cui sono seguiti aggiornamenti che hanno portato il bilancio ad almeno 47 vittime e 112 feriti. Incidente, appunto, perché sin da subito le autorità cantonali hanno escluso un attacco terroristico. L’incendio è scoppiato nel piano sotterraneo del bar e si sarebbe esteso in una dinamica da «flashover»: ossia il passaggio repentino da un rogo localizzato a uno generalizzato, con il calore che si accumula sotto il soffitto ed i gas di combustione che si diffondono nello spazio e la temperatura che sale molto rapidamente. Per fare luce sulla possibile causa è stata aperta un’inchiesta, ma diversi resoconti di testimoni oculari puntano in un’unica direzione: candele accese attaccate a bottiglie tenute in alto da qualcuno appollaiato sulle spalle di qualcun altro hanno causato l’incendio toccando il soffitto. Da tutta la regione sono state inviate 42 ambulanze, 13 elicotteri e tre camion di soccorso. La Commissione Ue ha attivato il Meccanismo di protezione civile, attraverso il quale qualsiasi Paese del mondo può richiedere assistenza a Bruxelles quando le sue capacità di risposta sono sopraffatte da un’emergenza. Nel frattempo tra i primi Paesi a mobilitarsi c’è stata l’Italia. Tajani, in costante contatto con la premier Giorgia Meloni, ha sentito il ministro degli esteri ed il presidente federale, mentre la protezione civile della Val d’Aosta e le regioni Piemonte e Lombardia si sono attivate dando la disponibilità dei loro ospedali. Subito tra l’altro è scattata l’allerta per possibili connazionali coinvolti, e con il passare delle ore i timori sono stati confermati. Riguardo ai feriti, l’ultimo bilancio diffuso in serata è di 13 ragazzi ricoverati in ospedale: 2 sedicenni e una ragazza di 30 anni sono stati trasferiti al Niguarda di Milano, con ustioni sul 30-40% del corpo, mentre altri due in condizioni ancora più gravi sono rimasti ricoverati in Svizzera perchè non trasportabili. Sono a Berna e a Zurigo dove una ragazza di 16 anni è in coma. L’ansia era cresciuta anche per la notizia che altri 16 italiani risultassero dispersi, ma poi il bilancio è stato ridotto a 6. Sul campo la situazione viene gestita in prima persona dall’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, mentre Tajani ha disposto l’allestimento di una piccola unità di crisi del consolato di Ginevra «per rispondere alle domande dei connazionali e per assistenza».

 I testimoni: «Una carneficina, impossibile scappare dal muro di fuoco»

Il countdown, brindisi al 2026 tra la neve di una delle località più gettonate delle Alpi svizzere.  Poi il terrore, il buio, l’esplosione e il bar che si trasforma in una trappola di fiamme: «Nessuna via di fuga, solo un muro di fuoco, davanti a quella porta, l’unica verso la salvezza, troppo stretta». «Qualcuno ha rotto una finestra per far uscire la gente. Avevamo le fiamme a un metro di distanza. Se non fossimo scappate, saremmo sicuramente rimaste ferite anche noi», hanno raccontato Emma e Albane a Bfm. Le due ragazze francesi raccontano dell’arrivo a stretto giro dei soccorsi, ma sottolineano che la porta, unico varco di fuga, «era troppo piccola per tutte quelle persone». Il giorno dopo la strage a Crans-Montana la gente è attonita. E chi ha vissuto quel dramma non riesce ad allontanare le immagini dell’inferno. «Una carneficina», commenta Michela Ris, mentre le macerie de Le Costellation fumano ancora. È la vicesindaca di Ascona e deputata del Gran Consiglio elvetico: «Alcuni conoscenti mi hanno parlato di ragazzi usciti dal locale insanguinati, alcuni senza vestiti», racconta mentre le notizie fanno il giro del mondo ed il bilancio si aggrava di ora in ora. «Abbiamo sentito un boato sordo dal piano di sotto del locale, poi il buio pesto. Le luci si sono spente e il controsoffitto ha iniziato a sgretolarsi: ci cadevano addosso frammenti infuocati», racconta chi è scampato e ancora scioccato preferisce l’anonimato. Ricordare quegli attimi è doloroso. E anche le ricostruzioni sono confuse: c’è chi parla di fuochi d’artificio esplosi nel locale, chi dei petardi, chi racconta di «due ragazzi uno sulle spalle dell’altro con in mano una bottiglia di champagne sulla quale era stata posta una ‘fontanella'», una delle tipiche candeline pirotecniche usate per festeggiare, le cui scintille hanno colpito una ventola, «forse un festone», innescando l’incendio. «Mi sono trovato di fronte a una situazione catastrofica», racconta Jacopo Pernechele, medico valdostano intervenuto a Crans-Montana con l’elicottero della Protezione civile della Valle D’Aosta. E le testimonianze non sono meno drammatiche dagli ospedali in cui sono stati portati i feriti, almeno 115, molti con l’elimbulanza. «Un’infermiera ha chiesto a tutti di andarsene e di tornare il giorno dopo. Ha annunciato l’arrivo di una trentina di vittime in seguito a un’esplosione a Crans-Montana. Sono uscita velocemente per liberare l’accesso al pronto soccorso, e poi è stato il caos… Arrivavano persone da ogni dove, feriti gravi in auto, c’era odore di bruciato…», racconta ai media internazionali una donna che si trovava nella sala di attesa dell’ospedale di Sion quando, la notte scorsa, sono arrivati i primi feriti. «Erano circa le 2.25 del mattino: ho visto cose che non avrei mai voluto vedere».

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