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È la fine del voto per gli italiani nel mondo. Accolto Odg per schede solo in Ambasciate e Consolati. Ricciardi (Pd): «Vergogna della destra»

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
2 de enero de 2026
in Italia, Política
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È la fine del voto per gli italiani nel mondo. Accolto Odg per schede solo in Ambasciate e Consolati. Ricciardi (Pd): «Vergogna della destra»
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E chi voterà più? Già le percentuali votanti dei connazionali nel mondo in occasione di elezioni e ancora di più referendum sono basse, ma adesso potrebbero esaursi grazie all’ultima trovata dell’on. Andrea Di Giuseppe (FdI) che invece di cercare una soluzione equa contro brogli e deficenze nel sistema, ha pensato bene di mandare gli italiani all’estero a votare in Ambasciate e Consolati, come dire che non ci andrà nessuno. Un’altra trovata dell’onorevole dopo quella della sanità da 2000 euro l’anno. Il problema però non è Di Giuseppe, ma di chi lo ascolta.

Referendum: accolto l’Odg Di Giuseppe (FdI) per il voto solo in Ambasciate e Consolati

Al prossimo referendum costituzionale gli italiani all’estero potrebbero votare solo in presenza, nelle sedi di Ambasciate e Consolati – o in altre sedi da loro «garantite» – , e non più per corrispondenza. È quanto prevede un ordine del giorno alla Legge di Bilancio che, presentato da Andrea Di Giuseppe (Fdi), è stato accolto ieri dal Governo.

«Un passo che considero di giustizia verso milioni di italiani all’estero», commenta il deputato eletto in Centro e Nord America. «Il voto è sacro. È la voce di ogni cittadino. E proprio per questo non possiamo più accettare che, fuori dai confini nazionali, quella voce sia esposta a dubbi, vulnerabilità e ingiustizie». Secondo Di Giuseppe «il sistema del voto per corrispondenza oggi lascia spazio a troppe criticità: rischi di brogli, plichi smarriti o intercettati, e soprattutto una domanda che nessuno dovrebbe mai porsi davanti a un’urna: «Chi ha davvero votato?» E mentre crescono le segnalazioni di irregolarità, lo Stato spende circa 60 milioni di euro a consultazione, risorse che finiscono per pesare anche sui bilanci dei nostri Consolati». Con l’odg approvato ieri, sottolinea il parlamentare, «ho ottenuto un impegno chiaro: il superamento del voto postale, per arrivare a un modello fisico, trasparente e controllabile, con sezioni elettorali nelle Ambasciate e nei Consolati o aree da loro garantite, come già avviene per le elezioni europee nei Paesi UE. Perché la democrazia non può essere «a metà» a seconda di dove vivi. Gli italiani all’estero meritano lo stesso rispetto, la stessa protezione, la stessa certezza. Più garanzie per l’elettore. Più controllo sulle procedure. Più serietà nell’uso dei fondi pubblici. Il mio impegno in Parlamento continua: perché il voto degli italiani all’estero – conclude – deve essere libero, sicuro e senza ombre».

Ricciardi (Pd): «Vergogna della destra che vuole cambiare la legge elettorale con la manovra a ridosso del voto»

 «La destra vuole cambiare la legge elettorale con la manovra a ridosso del voto, una vergogna». Questo il commento a margine del voto sulla Legge di Bilancio del deputato del Pd eletto in Europa, Toni Ricciardi.

«L’ordine del giorno a firma del collega Andrea Di Giuseppe, sul quale il Governo ha espresso parere favorevole, apre un precedente istituzionale molto grave – ha spiegato l’eletto all’estero -. Con una legge di bilancio, e addirittura tramite un ordine del giorno, si impegna il Governo a mettere mano alla legge elettorale e alle modalità di voto degli italiani all’estero a meno di 90 giorni da una consultazione elettorale».

Ricciardi ha spiegato quindi che «la legge di bilancio è lo strumento con cui si discutono risorse, diritti e politiche pubbliche, non può diventare il veicolo per modificare le regole del gioco democratico a ridosso del voto». Secondo il deputato dem, dunque, «intervenire sulla normativa elettorale così a ridosso di una consultazione, per di più riguardante una specifica circoscrizione come quella degli italiani all’estero, solleva seri dubbi di legittimità e opportunità. Questa procedura rischia di minare la certezza del diritto e il corretto funzionamento delle istituzioni democratiche».

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