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Kiev consegna la sua risposta a Trump. E saltano gli equilibri

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
12 de diciembre de 2025
in Mundo
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Kiev consegna la sua risposta a Trump. E saltano gli equilibri
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Attesa da Donald Trump e preparata negli ultimi giorni da Volodymyr Zelensky insieme ai partner europei, la risposta di Kiev al piano statunitense è stata trasmessa ieri. Il documento, elaborato dal capo negoziatore ucraino Rustem Umerov, è stato inviato a Jared Kushner e contiene osservazioni e richieste di modifica su vari punti, in particolare sulle aree attualmente controllate dalla Russia.

Per il momento non sono emersi dettagli sulla posizione ucraina, ma Trump mantiene una posizione esplicita sulla questione. Gli Stati Uniti, afferma, «non vogliono perdere il loro tempo» e «Zelensky deve essere realistà». Il presidente statunitense riferisce di aver affrontato il tema «in termini piuttosto forti» durante una telefonata con Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friedrich Merz, aggiungendo che «gli europei vogliono un incontro con noi e Zelensky nel fine settimana in Europa». Parallelamente, Trump solleva nuovamente interrogativi sul processo politico interno a Kiev: «quando terranno le elezioni?». Secondo il leader americano, in Ucraina «c’è un enorme problema di corruzione».

La replica di Kiev arriva al termine di una giornata di intense consultazioni diplomatiche in cui Francia, Regno Unito e Germania sono tornate a intervenire. A Bruxelles si parla di «giornate frenetiche» e alcuni osservatori ipotizzano un possibile avvicinamento alla conclusione dei negoziati, anche se la posizione della Casa Bianca resta un fattore determinante.

Le linee principali del piano circolano da settimane: la versione originaria in 28 punti è stata ridotta e modificata, con l’aggiunta di due allegati sulle garanzie di sicurezza e sulla ricostruzione del Paese. Secondo indiscrezioni citate dal Washington Post, tra le proposte figurerebbero l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea nel 2027 e un «modello coreano» per la parte del Donetsk ancora sotto controllo ucraino, che verrebbe smilitarizzata senza riconoscimento della sovranità russa. Inoltre, una zona demilitarizzata verrebbe istituita lungo la linea del cessate il fuoco, dal Donetsk fino alle aree di Zaporizhzhia e Kherson, seguita da una seconda fascia priva di armi pesanti e rigidamente monitorata.

Si tratterebbe, più che di novità sostanziali, di adattamenti alle ipotesi sviluppate negli ultimi mesi dai cosiddetti Volenterosi. Sullo sfondo restano le preoccupazioni europee per la sicurezza: un’inchiesta di Bild e Welt, basata su dati dell’Antifrode tedesca, indica che alcuni dei circa duemila droni avvistati quest’anno in Germania mostrerebbero una «traccia» riconducibile a navi russe.

La sequenza delle trattative aiuta a contestualizzare l’attuale fase. Dopo la fuga di notizie sulla bozza in 28 punti, gli incontri d’emergenza svolti a Ginevra, Doha e Miami avevano prodotto una versione ridotta a 19 articoli, consegnata a Mosca dall’imprenditore Steve Witkoff. Da lì sarebbe tornata negli Stati Uniti con correzioni del Cremlino molto vicine alla prima versione, generando un nuovo ciclo di negoziati tra Ucraina ed europei e l’elaborazione di un ulteriore documento.

Zelensky, che nelle ultime ore ha incontrato Giorgia Meloni e parlato con il presidente finlandese Alexander Stubb, punta a ottenere garanzie solide sul fronte della sicurezza e sulle prospettive euro-atlantiche del Paese. Concessioni territoriali, nella sua valutazione, renderebbero ancora più rilevante il tema delle garanzie. Tuttavia, l’approccio negoziale di Trump rischia di tradursi in un aut-aut, scenario che gli alleati europei non intendono avallare.

Parallelamente, il Wall Street Journal riferisce di tensioni crescenti tra Stati Uniti ed europei sulla dimensione economica del futuro accordo. L’amministrazione Trump avrebbe presentato ai partner una serie di documenti — ciascuno di una pagina — che delineano la strategia statunitense per la ricostruzione dell’Ucraina e per il reinserimento della Russia nei circuiti economici globali. Le proposte prevedono, tra l’altro, l’utilizzo di circa 200 miliardi di dollari di asset russi congelati per finanziare progetti in Ucraina, inclusa la creazione di un grande centro dati alimentato dalla centrale nucleare di Zaporizhzhia, attualmente occupata dalle forze russe.

Un’altra appendice descrive una possibile reintegrazione dell’economia russa attraverso investimenti statunitensi in settori strategici — dalle terre rare alla perforazione petrolifera nell’Artico — accompagnati dalla ripresa dei flussi energetici verso l’Europa occidentale. Alcuni funzionari europei, secondo il quotidiano, esprimono dubbi sulla realizzabilità di tali proposte: uno di loro le paragona alla visione di Trump di uno sviluppo in stile Riviera a Gaza; un altro sostiene che si tratti di un’operazione paragonabile a una spartizione economica simile a quella di «Yalta».

Franco Lodige

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