Come spesso accade, ai roboanti annunci seguono miserevoli risultati. È il caso di Trump che si illudeva di imbrigliare la Cina attraverso sanzioni e altre amenità, ma vediamo con ordine:
Il surplus commerciale cinese supera i 1.000 miliardi di dollari, demolendo la retorica della «guerra dei dazi» voluta da Donald Trump: un’operazione che doveva frenare Pechino e che invece ne ha amplificato la forza economica.
La tregua commerciale siglata dopo anni di caos rivela quanto l’approccio di Trump fosse improvvisato: rumore politico, zero risultati geopolitici.
L’isolamento diplomatico auto-generato dalla stagione trumpiana con la sua visione anti-europea, e la totale assenza di una strategia multilaterale coerente hanno fatto sì che le esportazioni cinesi verso l’Ue siamo esplose (+14,8%) anche grazie alla svalutazione del renminbi. Pechino ha aggirato senza difficoltà i dazi statunitensi, sfruttando leve che Trump non aveva neppure considerato.
Le spedizioni verso gli Usa crollano sulla carta, ma aumentano via Sud-Est asiatico, da cui vengono riesportate negli Stati Uniti: l’ennesima dimostrazione che il protezionismo trumpiano ha solo spostato i flussi, senza modificarli. La Cina consolida così il proprio potere commerciale, mentre Washington paga l’eredità di decisioni irrazionali che hanno regalato spazio strategico al rivale globale.
La quota cinese nelle esportazioni mondiali salirà al 16,5% entro il 2030: un risultato opposto a quello promesso da Trump.
Giulio Galetti



