La scorsa estate gli avvocati di United Airlines hanno scoperto online una copia quasi identica del sito ufficiale della compagnia. Il portale riproduceva fedelmente menu, funzioni di prenotazione, link ai programmi fedeltà e persino il marchio della società. Immediata la diffida per violazione del copyright. L’autore del sito era Div Garg, fondatore della startup AGI. Dopo la notifica, ha rimosso logo e nome, ribattezzando la piattaforma «Fly Unified». L’obiettivo non era appropriarsi dell’identità aziendale: il sito era stato sviluppato come ambiente di addestramento per sistemi di intelligenza artificiale. AGI è una delle nuove realtà della Silicon Valley impegnate a creare repliche di portali molto utilizzati – da United a Amazon, da Airbnb a Gmail – per permettere all’IA di imparare a navigare sul web e svolgere compiti specifici in autonomia. Se un modello riesce a operare su una copia, può trasferire le stesse abilità sul sito reale. Lo racconta il New York Times. Questi «siti ombra» rappresentano uno strumento chiave nella trasformazione degli attuali chatbot in agenti in grado di prenotare viaggi, fissare riunioni, compilare documenti o gestire acquisti. Una prospettiva che, secondo molti investitori, potrebbe automatizzare parte del lavoro d’ufficio. Negli ultimi anni la ricerca sull’IA ha consumato gran parte dei testi, delle immagini e dei suoni disponibili su Internet. Con i limiti imposti da molte piattaforme allo scraping dei dati, l’industria ha iniziato a produrre da sé nuovi set di addestramento, simulando le interazioni degli utenti. Su queste copie di siti web, i modelli si esercitano con l’apprendimento per rinforzo: eseguendo ripetutamente la stessa attività, accumulano esperienza e migliorano nelle operazioni digitali. Una pratica difficile da realizzare sui portali ufficiali, che spesso bloccano automaticamente i bot. Il settore procede però in un’area grigia dal punto di vista legale. Studiosi di diritto della proprietà intellettuale ricordano che anche la copia funzionale di un sito può generare contenziosi. Alcune aziende hanno già intrapreso azioni legali per difendere marchi e contenuti, mentre i tribunali non hanno ancora fissato una giurisprudenza chiara. I risultati, al momento, restano sperimentali: gli agenti digitali sono ancora soggetti a errori frequenti e lentezze operative. Tuttavia, la Silicon Valley punta a un obiettivo preciso: automatizzare una larga parte delle attività che oggi richiedono personale umano. Come osserva Farlow, la direzione è tracciata: «Se si riuscisse a riprodurre tutti i software e i siti che le persone utilizzano, si potrebbe insegnare all’intelligenza artificiale a svolgere gli stessi compiti. E, un domani, forse a farlo anche meglio».
Paolo Caltagirone



