La biologia sintetica sta per oltrepassare uno dei confini più controversi, la creazione di una «vita speculare», o «Mirror Life», attraverso la creazione di organismi sintetici costruiti con molecole speculari rispetto a quelle naturali. In questi giorni, alcuni dei più noti ricercatori si sono riuniti in un convegno a Manchester per discutere se sia necessario imporre dei limiti agli esperimenti per la creazione della «vita speculare». Molti di loro – non tutti, certamente – temono che le cellule specchio, una volta pienamente realizzate, potrebbero comportare rischi significativi per la salute umana e per l’ambiente. La chiralità (scoperta da Louis Pasteur nel 1847) è una proprietà geometrica di alcune molecole – che non sono sovrapponibili alla loro immagine speculare – ed è il risultato di miliardi di anni di evoluzione. «In teoria, potrebbe essere possibile costruire un’intera forma di vita speculare, composta da molecole con configurazioni opposte rispetto a quelle naturali» ha affermato David Relman, microbiologo e immunologo della Stanford University. Infatti, i ricercatori stimano che nei prossimi dieci – trenta anni e con un investimento di circa mezzo miliardo di dollari, gli scienziati potrebbero creare microbi speculari. Ma non è detto che sia opportuno farlo. Lo stesso Relman avverte che «Se i batteri speculari fossero diffusi in tutto l’ambiente, ci sarebbe un rischio costante di infezioni mortali, che potrebbero portare a estinzioni su larga scala e a cambiamenti significativi negli habitat e nelle catene alimentari. Si tratterebbe di una pandemia di proporzioni senza precedenti». Il dibattito tra gli scienziati si è intensificato dopo alcuni interventi pubblicati sulla rivista Nature, nei quali si sottolineava come la costruzione di cellule speculari sia ancora lontana dall’essere realizzata, avvertendo che restrizioni indebite potrebbero soffocare il progresso scientifico. Alcuni ricercatori sostengono che, poiché il sistema immunitario dell’organismo umano potrebbe non riconoscere facilmente gli amminoacidi o DNA «speculari» rispetto a quelli naturali, tali molecole potrebbero proliferare in modo incontrollabile nel corpo o diffondersi senza controllo nell’ambiente. Di fatto, i batteri specchio diventerebbero una specie invasiva: non ci sarebbe nulla che li riconosca, nulla che li distrugga. Alcuni degli scienziati che avevano espresso le loro preoccupazioni nel dicembre 2024 in un articolo sulla rivista Science si sono riuniti a Parigi lo scorso giugno e hanno invitato i finanziatori a non sostenere le sperimentazioni sulle cellule speculari e hanno suggerito di limitare le aree di ricerca che potrebbero facilitare la vita speculare. Dopo Manchester, alla fine del mese i ricercatori riprenderanno la discussione e delibereranno su dove tracciare i confini in occasione di un incontro delle Accademie Nazionali di Scienze, Ingegneria e Medicina degli Stati Uniti. Mentre la comunità scientifica si trova alle prese con il difficile compito di tracciare una linea di demarcazione tra innovazione e rischio, le preoccupazioni hanno catturato l’immaginazione del pubblico, tanto da aver ispirato un film horror di prossima uscita, intitolato «Mirror Life: Modern Zombies».



