Sulle spiagge di Rio de Janeiro, un tempo bastava stendersi, per ricevere in sequenza: sedia a sdraio, caipirinha, costume, pallone, spiedino e una lezione di samba improvvisata. La forza dei cliché. Oggi, invece, c’è… il regolamento. Il sindaco Eduardo Paes ha deciso di «mettere ordine» lungo i 48 km di costa carioca. Via le bandiere variopinte, stop agli strilli dei venditori, e soprattutto addio a carbone, bombole e griglie fumanti. In cambio, cartelli standardizzati in bianco e nero. Una specie di Ikea tropicale, ma senza istruzioni. Le 600 «barracas» che punteggiavano la spiaggia, montate e smontate ogni giorno come piccoli miracoli logistici, ora devono adeguarsi al nuovo look sobrio imposto dal Comune. Un’estetica che fa rimpiangere persino i parcheggi multipiano. Secondo Paes, serviva una cura contro «l’inquinamento visivo» che stava trasformando il litorale in un «disastro». Troppi colori, troppa allegria, troppa Rio. I venditori ambulanti, con i loro richiami creativi e le taniche di maté a tracolla, sono improvvisamente diventati un problema da «regolamentare». Peccato che quasi nessuno abbia le licenze ora richieste, e che i nuovi divieti azzerino buona parte dell’offerta gastronomica. Gamberi, mais bollito, formaggio grigliato: tutto finito nel girone dei fuorilegge, insieme al polistirolo. Qualcuno è stato già multato, altri si sono dileguati per paura. E mentre i burocrati comunali si interrogano su cartelli più «armonici», la spiaggia rischia di diventare uno scenario in stile aeroporto: uguale ovunque, impersonale, asettico. Il vicesindaco Cavaliere – che abita fronte Ipanema – ha ammesso che il suo spuntino preferito, il mais bollito, è ormai bandito. Il Comune promette «un po’ di ordine», ma giura di voler salvare l’anima della spiaggia. Un caos organizzato, lo definiscono.
Maria Anzalone



