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Acqua in bottiglia, vetro o plastica? Qual è la più contaminata

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
27 de junio de 2025
in Salud
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Acqua in bottiglia, vetro o plastica? Qual è la più contaminata
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Le microplastiche sono ovunque. Nell’aria che respiriamo, nel cibo che mangiamo, e nell’acqua che beviamo. Secondo l’ultimo rapporto della Commissione Ue «Future Brief», l’essere umano ingerisce o inala dalle 39.000 alle 52.000 particelle di microplastiche all’anno. Una quantità pari a 5 gr di plastica a settimana, l’equivalente di una carta di credito. Queste minuscole particelle di plastica entrano nel nostro corpo e si accumulano negli organi causando alterazioni metaboliche, conseguenze sul sistema immunitario e nervoso, tumori ed altri problemi di salute ancora sotto indagine. Particelle sono state ritrovate nel sangue, nei reni, nel midollo osseo, nello sperma, e addirittura nel latte materno e nella placenta. Non fa eccezione il cervello umano, dove è stata rinvenuta una quantità equivalente a un cucchiaino di plastica. Una delle fonti principali di microplastiche è sicuramente l’acqua nelle bottiglie di plastica. Almeno così si è creduto fino a quando non sono stati diffusi i risultati di un un recente studio pubblicato dall’Agenzia francese per la sicurezza alimentare (ANSES). Secondo questa sorprendente ricerca, le bottiglie in vetro conterrebbero una quantità di microplastiche da cinque a cinquanta volte superiore al tasso rilevato nelle bottiglie di plastica o nelle lattine di metallo. E la causa di questo fenomeno sarebbero i tappi. Lo studio è stato pubblicato su Hal Open Science. I ricercatori hanno analizzato il contenuto di diverse bevande vendute in Francia (dall’acqua frizzante e naturale al tè, passando per birra, vino e altre bibite analcoliche) con l’obiettivo di rilevare la quantità di microplastiche in esse contenuta ed esaminare l’impatto dei diversi tipi di imballaggi. I risultati hanno mostrato una media di circa 100 particelle di microplastiche per litro nelle bottiglie di vetro di bibite, limonata, tè freddo e birra. «Le concentrazioni – ha sottolineato il direttore della ricerca dell’ANSES, Guillaume Duflos, all’AFP – sono risultate essere da cinque e cinquanta volte superiore al tasso rilevato nelle bottiglie di plastica o nelle lattine di metallo». «Ci aspettavamo il risultato opposto» ha commentato la dottoranda Iseline Chaib, che ha condotto la ricerca. I campioni analizzati hanno indicato che la maggior parte delle particelle rilevate provenivano dai tappi delle confezioni. «Abbiamo rilevato – ha spiegato il team – che nelle bottiglie di vetro le particelle plastiche rilevate avevano la stessa forma, colore e composizione polimerica della vernice all’esterno dei tappi che sigillano le bottiglie. Inoltre, la vernice dei tappi presentava piccoli graffi, invisibili a occhio nudo, probabilmente dovuti all’attrito tra i tappi durante lo stoccaggio». Secondo i ricercatori, le microplastiche rinvenute provengono del rivestimento esterno dei tappi, che si graffiano soprattutto durante i processi di lavorazione e stoccaggio. Da questi segni si liberano i minuscoli frammenti di plastica , che hanno dimensioni comprese tra 0,1 micrometri e 5 millimetri, che finiamo per ingerire. Più nello specifico, lo studio ha rivelato che la quantità di microplastiche nell’acqua (naturale e minerale) era relativamente bassa (con 4,5 particelle per litro nelle bottiglie di vetro e 1,6 particelle nella plastica) rispetto alle altre bevande in contenitori di vetro (30 per litro per le bevande analcoliche; 40 per la limonata; e 60 per la birra). «La ragione di questa discrepanza deve ancora essere spiegata», ha commentato Guillaume Duflos. ANSES ha sottolineato che, non esistendo un livello di riferimento per una quantità potenzialmente tossica, «attualmente non è possibile affermare se questi dati rappresentino un rischio per la salute». Tuttavia, l’agenzia ha suggerito che i produttori di bevande potrebbero «facilmente ridurre la quantità di microplastiche rilasciate dai tappi delle bottiglie». In che modo? Adottando un metodo di pulizia (che chiunque anche a casa può adottare) che consiste nel soffiare aria sui tappi e poi risciacquarli con acqua e alcool. Ciò ridurrebbe del 60 per cento la contaminazione da microplastiche.

Barbara Fiorillo

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