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Scoperto nel cervello un «interruttore» anti-sbornia

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
27 de junio de 2025
in Salud
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Scoperto nel cervello un «interruttore» anti-sbornia
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Il consumo eccessivo di alcol è una delle principali cause di morte prevenibile a livello globale, responsabile di circa 3 milioni di decessi all’anno. Solo in Italia si stima che circa 3,5 milioni di persone consumino alcol con l’obiettivo di ubriacarsi mentre più di 8 milioni siano a rischio per un consumo eccessivo di alcol, con conseguenze negative sulla salute e la sicurezza pubblica. L’alcol è un fattore di rischio per oltre 200 malattie, tra cui cancro, disturbi neuropsichiatrici, malattie cardiovascolari, cirrosi epatica e malattie infettive, ed è spesso associato a incidenti stradali, omicidi, suicidi e altri incidenti, soprattutto tra i giovani, tra cui è sempre più diffusa la pratica del «binge drinking» (assunzione di grandi quantità di alcol in un breve lasso di tempo, spesso con l’obiettivo di ubriacarsi). Sebbene studi recenti abbiano evidenziato il ruolo di specifiche aree del cervello, come la corteccia prefrontale, nell’inibizione del consumo eccessivo di alcol, nessuno era ancora riuscito ad individuare gli specifici circuiti neuronali coinvolti. Uno studio guidato dall’UMass Chan (USA) ha ora individuato i 500 neuroni che funzionano come un semaforo rosso che impone al corpo di fermarsi quando si sta bevendo troppo. Un’azione inibitoria che, tuttavia, può essere compromessa dall’eccessivo consumo di alcol, anche se occasionale: «storditi» dalle bevute, questi neuroni rischiano così di disattivarsi, aprendo la strada alla dipendenza. «È davvero difficile comprendere come solo pochi neuroni possano avere un effetto così profondo sul comportamento – ha affermato il dott. Martin, membro del Brudnick Neuropsychiatric Research Institute presso l’UMass Chan -. È entusiasmante perché stiamo iniziando a capire come solo un piccolo gruppo di cellule sia coinvolto in comportamenti molto specifici». I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Neuroscience. Gli effetti dell’alcol sul cervello sono mediati dall’interazione con specifici neurotrasmettitori e recettori neuronali. In particolare, l’alcol agisce sui recettori GABA (acido gamma-aminobutirrico), potenziandone l’attività inibitoria, e sui recettori del glutammato, riducendone l’eccitazione. Inoltre, l’alcol stimola il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore legato alla ricompensa e al piacere, e interagisce con i recettori oppioidi. Questi meccanismi contribuiscono agli effetti depressivi e sedativi dell’alcol, nonché alla sua capacità di indurre dipendenza. Studi precedenti avevano individuato diverse regioni cerebrali che svolgono un ruolo chiave nella dipendenza da alcol. Tuttavia, solo un numero molto limitato di neuroni all’interno di queste regioni sono alla base degli effetti che l’alcol ha sulle funzioni cerebrali. È stato dimostrato che piccoli gruppi di neuroni, chiamati «insiemi neuronali», svolgono un ruolo chiave nella formazione della memoria e nell’esperienza della paura, ma anche nel comportamento legato all’abuso di alcol. Con l’obiettivo di identificare i neuroni che si attivano in risposta ad un consumo eccessivo di alcol, i ricercatori americani hanno utilizzato un modello murino geneticamente modificato che, esposto all’alcol, attivava un gene che codifica per una proteina fluorescente rossa, espressa selettivamente nei neuroni sensibili all’alcol. Tracciando questi neuroni fluorescenti, con avanzate tecniche di analisi, i ricercatori sono riusciti ad identificare un numero specifico di neuroni che «rispondono» all’abuso di alcol in una regione cerebrale chiamata «corteccia orbitofrontale mediale». Quest’area è nota per il suo ruolo chiave in diverse funzioni cognitive ed emotive, tra cui il processo decisionale, la regolazione emotiva, e il riconoscimento degli stimoli legati alla ricompensa e la valutazione del rischio.  «Sappiamo che in alcuni casi l’abuso di alcol può portare alla dipendenza da alcol – ha spiegato Martin -. Quest’area del cervello sembra essere intimamente coinvolta nella repressione di tale comportamento. È possibile che un malfunzionamento di questo meccanismo sia implicato nella dipendenza da alcol, e riattivarlo potrebbe essere un potenziale bersaglio terapeutico». «Abbiamo anche scoperto – ha continuato l’autore dello studio – che la disattivazione di questo complesso neuronale si traduceva in un forte aumento del consumo di alcol nei topi. Ciò significa che il cervello possiede, in sostanza, un sistema di regolazione integrato che si attiva durante l’assunzione di alcol per frenarne il consumo. Se questi neuroni non funzionano correttamente, il sistema di regolazione viene meno, portando potenzialmente a un consumo incontrollato di alcol». Sebbene questo studio contribuisca a far luce sul meccanismo che genera la dipendenza da alcol, non è ancora chiaro se anche il cervello umano sia dotato dello stesso insieme di neuroni individuato nello studio. Se così fosse, stimolare questi neuroni potrebbe tracciare la strada allo sviluppo di nuovi trattamenti più efficaci per i disturbi legati all’abuso di alcol, e con minori effetti collaterali rispetto a quelli oggi disponibili.

Barbara Fiorillo

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