Da patogeno letale, a promettente terapia anticancro. È la storia dell’Aspergillus flavus, un fungo che infesta cereali e legumi e può crescere all’interno di tombe e antiche strutture favorito dall’umidità. Le sue spore, una volta respirate, possono infettare l’uomo con esiti anche mortali. Ma allo stesso tempo, sembrano nascondere il segreto per sviluppare una nuova classe di antitumorali, che si è rivelata promettente per il trattamento della leucemia e di altre gravi forme di cancro, in uno studio appena pubblicato su Nature Chemical Biology. Aspergillus flavus è un fungo che cresce in climi caldi e umidi. Può infettare molti tipi di coltivazioni, riducendo la resa e producendo tossine estremamente tossiche per uomini e animali in caso di consumo di alimenti contaminati. Può anche infettare direttamente l’organismo umano, ed è la seconda causa di aspergillosi, malattia del sistema respiratorio che causa circa due milioni mezzo di morti ogni anno. È noto per aver causato la prima epidemia da micotossine mai documentata, uccidendo oltre 10mila tacchini in un allevamento inglese nel corso del 1960. Ma anche come possibile con-causa di un famoso evento misterioso: la morte di Lord Carnarvon e altri egittologi che parteciparono alla spedizione che scoprì la ricercatissima tomba di Tutankhamon. Decessi attribuiti dalla legenda alla maledizione del faraone, e che almeno nel caso di Lord Carnarvon, unico a morire effettivamente a pochi mesi di distanza dall’apertura della tomba, potrebbero essere invece legati ad un’infezione da Aspergillus flavus, le cui spore possono accumularsi in quantità elevate in strutture umide e buie isolate dall’esterno. Una situazione simili si è ripetuta, ad esempio, nel 1970, quando dieci scienziati sono morti dopo aver visitato la tomba di Casimiro IV di Polonia, infestata – e in questo caso è stato accertato – proprio da spore di Aspergillus flavus. Nonostante possano rivelarsi nemici letali, i funghi sono da sempre anche un’importante fonte di molecole terapeutiche. Come la penicillina, il primo antibiotico mai scoperto, isolato dalla muffa del genere Penicillum nel 1940. Gli autori del nuovo studio si sono concentrati però su molecole più complesse, note come Ribosomally synthesized and post-translationally modified peptides (RiPPs), sostanze con una potente azione biologica è una miriade di potenziali utilizzi, in medicina ma non solo. Partendo da precedenti ricerche che identificavano i funghi del genere Aspergillus come promettenti candidati per la scoperta di nuove RiPPs, gli autori dello studio hanno analizzato i composti chimici prodotti da una dozzina di specie di questi funghi, dimostrando che Aspergillus flavus produce effettivamente diverse molecole di questa classe. In totale, i ricercatori sono riusciti a purificare quattro nuove RiPPs, battezzandole asperigimicine. Le hanno quindi testate in vitro su cellule leuchemiche, dimostrando che due di esse hanno un potente effetto antitumorale. Non è tutto, perché modificando una delle molecole con l’aggiunta di un lipide i ricercatori hanno ottenuto un potenziale farmaco con un’azione ancora più potente, che almeno in vitro rivaleggia con quelle di alcune delle terapie di prima linea oggi utilizzate nel trattamento della leucemia. Stando alle loro analisi, l’azione di questi RiPPs è dovuta alla capacità di interferire con la replicazione delle cellule tumorali. Il prossimo passo sarà ora quello di testare le nuove asperigimicine su modelli animali, per confermarne l’efficacia antitumorale e, in caso di successo, lavorare alla loro sperimentazione anche in pazienti umani.
Simone Valesini



