Per anni i costi della raccolta, selezione e valorizzazione della frazione tessile dei rifiuti urbani, che viene effettuata tipicamente da soggetti dell’economia sociale, si finanziavano con il valore ricavato dalla vendita alle aziende della selezione di quanto raccolto, che veniva valorizzato tramite preparazione per il riuso e riciclo. Unirau – l’Associazione delle aziende e delle cooperative che svolgono questa attività e che aderisce ad Assoambiente – ha presentato ad Anci e Utilitalia uno studio, elaborato con Ariu (Associazione Recuperatori Indumenti Usati), sui costi della raccolta che oggi non più sostenibili. Il report analizza la situazione critica vissuta dalla filiera dei rifiuti tessili urbani e dettaglia in modo chiaro e trasparente i costi di raccolta, che variano tra i 306 e i 366 euro/tonnellata, a seconda di diversi fattori di costo presi in esame. Quali le cause? Joseph Valletti, Presidente Ariu, spiega: «La somma degli effetti dell’aumento dei quantitativi raccolti su base europea, la scarsa qualità del «fast fashion» e la concorrenza sui mercati globali del «second hand» fatta dal super fast fashion cinese ha fatto crollare il valore di quanto raccolto e le imprese della selezione per mantenere la loro competitività sono costrette ad acquistare raccolte provenienti da altri Paesi europei di maggiore qualità e a quotazioni decisamente più basse». «Questo ci obbliga a vendere le nostre raccolte a quotazioni inferiori ai nostri costi di raccolta e ci mette di fronte al rischio di non poter dare continuità al servizio» ha aggiunto Andrea Fluttero, Presidente di Unirau. In attesa di provvedimenti che verosimilmente saranno varati nel primo semestre del 2026, è necessario un sostegno da parte dei Comuni e delle aziende della raccolta rifiuti urbani. Tra le possibili azioni illustrate nel documento presentato da Unirau:
• la possibilità di prezzi agevolati per smaltire gli scarti della raccolta e della selezione
• l’impegno a evitare iniziative per aumentare i quantitativi raccolti
• la sospensione del pagamento di eventuali royaties dovute a seguito di gare pregresse per la raccolta
• il passaggio da gare a evidenza pubblica al massimo rialzo a quelle al massimo ribasso.
Se non sarà possibile concordare con le stazioni appaltanti le misure temporanee di sostegno illustrate, le raccolte rischiano di fermarsi, non consentendo ai Comuni di adempiere a un loro obbligo, aumentando i quantitativi di rifiuti indifferenziati e i conseguenti costi ambientali ed economici di smaltimento, privando i cittadini di un servizio e rischiando di lasciare spazi a soggetti che, operando sottocosto, sono poi verosimilmente tentati da pratiche commerciali, di gestione del personale e ambientali fuori dalla legalità.



