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A Napoli una mostra dedicata a Mimmo Jodice per raccontare la Napoli Metafisica: Uno dei Grandi Maestri della fotografia Italiana del Novecento

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
26 de abril de 2025
in Arte, Giovanni Cardone 
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A Napoli una mostra dedicata a Mimmo Jodice per raccontare la Napoli Metafisica: Uno dei Grandi Maestri della fotografia Italiana del Novecento
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Giovanni Cardone

Fino al 1 Settembre 2025 si potrà ammirare a Castel Nuovo – Cappella Palatina Napoli una mostra dedicata a Mimmo Jodice – ‘Mimmo Jodice. Napoli metafisica’ a cura di Vincenzo Trione. L’esposizione è finanziata dalla Regione Campania con i fondi del Programma Operativo Complementare e promossa dal Comune di Napoli con l’organizzazione e la comunicazione della casa editrice Electa, e la collaborazione dello Studio Mimmo Jodice e della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico.  La mostra è suddivisa in capitoli ispirati ad alcuni archetipi dell’immaginario metafisico (“Lontananze”, “Archi”, “Colonne”, “Statue”, “Monumenti”, “Ombre”, “Apparizioni”, “Vuoti”) e composta da oltre cinquanta ritratti fotografici di Napoli densi di rinvii alla Metafisica, posti in dialogo con dipinti di Giorgio de Chirico. Volto a rafforzare la vocazione al contemporaneo della città con progetti pensati appositamente per gli spazi pubblici da protagonisti dell’arte del nostro tempo, il programma Napoli contemporanea crea una relazione diretta con la città. Grazie alle opere di artisti di alto profilo, nazionali e internazionali e di differenti generazioni e ai loro interventi in piazze, strade, chiostri, quartieri della città, il progetto ha contribuito ad innescare processi di riqualificazione urbana e a ripensare l’identità di alcuni luoghi della città attraverso le “armi improprie” dell’arte e gli sguardi visionari di alcuni artisti. Una mia ricerca storiografica e scientifica  sulla Fotografia Contemporanea e sulla figura di Mimmo Jodice apro il mio saggio dicendo : Quando  conobbi il maestro e sua moglie mi mise al proprio agio sembravamo amici non so da quanti anni parlammo della mostra e infine della sua fotografia dove Napoli e il linguaggio magmatico ti raccontavano una città dai mille volti che dagli anni Settanta ad oggi si è molta trasformata. Posso dire che al centro della propria ricerca c’è la riflessione sulle grandi trasformazioni che hanno investito il paesaggio contemporaneo e sulla mutata condizione sociale che ne consegue. Si tratta di un’esperienza che merita grande attenzione anche perché ha inciso sugli sviluppi e sulla maturazione non solo della cultura visiva, ma anche urbanistica e letteraria. L’attenzione che Mimmo Jodice ha dedicato al rapporto tra uomo e ambiente non ha soltanto avuto un preciso significato di tipo topografico, di misurazione e di descrizione dei luoghi, ma ha anche contribuito con i numerosi progetti oramai storicizzabili dedicati alle città, e ad ogni aspetto del paesaggio antropizzato e continua a contribuire alla non facile definizione della identità culturale italiana in relazione al suo paesaggio. La stagione che faccio riferimento è quella che ha portato alla fioritura, in particolare tra gli anni ‘80 e ‘90, di quella che è stata chiamata scuola italiana, un fronte culturale composto da un gran numero di fotografi. Tra di loro vi erano quelli che oggi sono i maestri riconosciuti della fotografia contemporanea, non solo italiana, tutti nati nella prima metà degli anni 40. La fotografia di Mimmo Jodice è diretta ma non più di tipo reportagistico, bensì di semplice osservazione dei luoghi, fa coincidere la lettura fotografica del paesaggio in mutamento, nel momento in cui si predispone il passaggio dall’economia industriale a quella postindustriale, con una riflessione sul mondo e sulla propria individualità. Il Fotografo diviene un intellettuale che si interroga sulla frattura tra l’uomo contemporaneo e il mondo da lui stesso costruito, il fotografo mette in discussione, intreccia relazioni con scrittori ed architetti, lavorano collettivamente in ripetuti progetti di committenza pubblica spesso dando al loro lavoro un respiro non solo di carattere artistico, ma anche civile. È una fotografia del quotidiano, attenta agli aspetti minori e mediocri del paesaggio antropizzato, che esprime il disagio del momento storico in cui, dopo le tensioni utopistiche degli anni ’60 e ’70, la società e la cultura italiana si avviano verso quella che è stata definita la “morte delle ideologie”. È il tempo in cui si affacciano i terrains vagues, i vuoti lasciati dalle nuove urbanizzazioni; così quello che i fotografi tentano è la “rappresentazione” di questi paesaggi intermedi. Come sottolinea Roberta Valtorta, Roberto Signorini ha collegato questa fotografia alle teorie del pensiero debole, istanza filosofica sviluppata proprio in quegli anni da Pier Aldo Rovatti e Gianni Vattimo. Secondo Vattimo, poiché la progettualità non costituisce più il carattere peculiare dell’uomo libero, le grandi trasformazioni del mondo vengono percepite come prodotto degli automatismi. Mentre nell’Italia del Sud sia Mimmo Jodice che Cesare De Seta nella Napoli del dopo terremoto del 1980 collaborano a un vasto e ambizioso progetto, promosso dall’Azienda autonoma di soggiorno, volto a rinnovare l’immagine ancora anacronistica e folcloristica della città. La prima mostra del ciclo è Napoli ’81. Sette fotografi per una nuova immagine; a questa seguono altre quattro mostre e altrettanti libri fino al 1985 quando, purtroppo, il progetto si fermò, probabilmente per questioni economiche o per i cambiamenti ai vertici dell’Azienda. Furono chiamati a partecipare sia fotografi italiani quasi tutti gli stessi di Viaggi in Italia che internazionali (Claude Nori, Lee Friedlander, Joan Foncuberta e altri) e le loro foto furono le prime a gettare le basi per un dialogo inedito tra la città e la pratica fotografica. Intanto questa sorta di disagio, di incertezza che l’uomo ha di fronte al paesaggio da lui stesso creato avrà dei influssi anche in campo legislativo. Come si sa, è del 1985 la Legge Galasso sulla tutela del territorio, che introduce i piani paesistici regionali. Si inizia così a preparare il terreno per un’attenzione verso lo stato del paesaggio da parte di enti pubblici e istituzionali, un’attenzione che ha sempre più spinto verso progetti di committenza pubblica rivolti ai fotografi, per indagare le città, le periferie, le aree degradate. Stagione che caratterizzerà gli anni Ottanta e Novanta. La dimensione intermedia tra locale e globale, il valore del piccolo e poco costoso, il ruolo dello spazio politico e della rappresentanza sociale sono i temi più urgenti per la progettazione della città. E poi c’è il tema del temporaneo, visto come una delle strade che riesce meglio a tenere insieme tutte queste necessità. È partecipato, è poco costoso, è flessibile. La fotografia in questo panorama può mostrare questi aspetti del vivere quotidiano, dell’autorganizzazione dei cittadini, dei conflitti sociali e può tornare a farci riflettere ancora su cosa significa oggi abitare la città. Nel suo percorso incontra non solo gli spazi urbani e costruiti ma anche alberi, piante, giardini e boschi, segni di una naturalità spontanea e indomabile che ugualmente esiste accanto a noi. In una serie di “quadri” straordinari e preziosi, l’autore osserva questi elementi e riconosce in loro il silenzio di cui si nutrono, indispensabile per vivere come la luce, come l’aria. Alla capacità unica di Mimmo Jodice di mostrarci la realtà vista attraverso il filtro di un tempo diverso e sospeso, e così interpretata, è dedicata, in sintesi, la mostra. La grande forza del lavoro di Mimmo Jodice, che si staglia come unico e irripetibile nel panorama internazionale, risiede proprio in questa sua straordinaria capacità di scavalcare ogni contingenza temporale per donarci immagini di una consistenza diversa da quella che fatti e foto di cronaca potrebbero avere. Proprio il tempo, la capacità di ribaltarne il senso e di non farsi assoggettare alle sue regole, è forse la materia che più di tutte Jodice riesce a manovrare con grande sapienza, rifiutando le leggi della realizzazione e del consumo rapido di immagini magari prese al volo, con il cronometro dell’immediatezza in mano. Il suo, invece, è il tempo lungo della comprensione, della sintonia profonda con ciò che ha davanti; è il tempo della camera oscura in cui, di nuovo, a contatto diretto con le sue immagini e le sue visioni riesce, alla fine, a creare opere che ci appaiono come reperti di un mondo noto eppure sconosciuto, tracce di un universo magnifico, poetico, straniante e appunto, atemporale.  In questa mostra le immagini in esposizione sono un dialogo sospeso tra architettura e assenza, tra presenza invisibile e luce scolpita nel bianco e nero. In queste fotografie, la nostra città, si allontana da ogni stereotipo per farsi luogo dello spirito, scenario onirico e astratto. Un omaggio che è anche un ritorno a casa, in quel Castello che Jodice ha spesso attraversato con l’obiettivo, restituendone frammenti di eternità. L’approccio di Mimmo Jodice alla fotografia si inserisce in una riflessione più ampia sul ruolo dell’arte nel nostro tempo, un dialogo diretto con i grandi maestri che hanno saputo trasfigurare la realtà, come Giorgio de Chirico. Proprio come il Pictor Optimus, Jodice cerca la meraviglia come meta ultima dell’arte, un’arte che non si limita a riprodurre ciò che è visibile, ma che, attraverso il mistero e l’inquietudine, invita l’osservatore a riscoprire la realtà da un punto di vista inedito, sfidando le leggi del quotidiano. La stasi della visione, il sortilegio, e lo stupore sono gli elementi che Jodice condivide con il pittore metafisico. Ogni sua fotografia è attraversata da una tensione che disarticola la quotidianità, regalando un’elevazione estetica che riecheggia le visioni paradossali e assurde di De Chirico.

Biografia di Mimmo Jodice

Vive a Napoli dove è nato nel 1934. Fotografo di avanguardia sin dagli anni sessanta, attento alle sperimentazioni ed alle possibilità espressive del linguaggio fotografico, è stato protagonista instancabile nel dibattito culturale che ha portato alla crescita ed all’affermazione della fotografia italiana anche in campo internazionale. Agli inizi degli anni sessanta inizia una serie di sperimentazioni sui materiali e sui codici della fotografia, usando il mezzo non come strumento descrittivo, ma creativo. Negli anni 70 vive a stretto contatto con i più importanti artisti delle neo avanguardie che frequentavano Napoli in quegli anni, dedicandosi sempre più alla fotografia di ricerca concettuale. Nel 1980 pubblica “Vedute di Napoli” dove Jodice avvia una nuova indagine sulla realtà, lavorando alla definizione di un nuovo spazio urbano e del paesaggio, scegliendo una visione non documentaria ma sottilmente visionaria, di lontana ascendenza metafisica, alla quale resterà sempre fedele; questa ricerca segna una definitiva svolta nel suo linguaggio e nel linguaggio della fotografia internazionale. La ricerca sull’archeologia e sul Mediterraneo, iniziata nel 1986 e che ancora continua, ebbe come risultato un libro “Mediterraneo”, pubblicato da Aperture, New York, ed una mostra al Philadelphia Museum of Art nel 1995, che ne acquisisce le opere. Nel 2009 Il Palazzo delle Esposizioni di Roma gli dedica una grande retrospettiva e nel 2011 viene invitato dal Museo del Louvre per una personale con un nuovo lavoro: “Les Yeux du Louvre “. Nel 2003 riceve il Premio Feltrinelli dall’Accademia dei Lincei. Sempre in quell’anno il Ministero della Cultura francese gli conferisce l’onorificenza di “Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres”. Nel 2016 il Museo Madre di Napoli, con la curatela di Andrea Viliani, gli dedica una grande mostra antologica “Attesa 1960-2016”. Dal 2018 al 2024 i suoi lavori vengono esposti al Multimedia Art Museum di Mosca, al Museo Eretz di Tel Aviv, allo Jeu de Paume di Parigi, alla Triennale di Milano, alla Galerie Karsten Greve di Parigi e St. Moritz, al MAC di Gibellina, Galleria d’Italia di Torino, Maxxi Roma, Villa Bardini Firenze, Centro Italiano per la Fotografia “Camera” di Torino. Nel 2022 è stata pubblicata la sua biografia dal titolo “Saldamente sulle nuvole”

Castel Nuovo – Cappella Palatina Napoli

Mimmo Jodice. Napoli metafisica

dal 13 Aprile 2025 al 1 Settembre 2025

dal Lunedì al Sabato dalle ore 10.30 alle ore 18.00

Domenica Chiuso 

Mimmo Jodice Ph. Daniele Ratti

Foto dell’ Allestimento della mostra Mimmo Jodice. Napoli metafisica dal 13 Aprile 2025 al 1 Settembre 2025 Castel Nuovo – Cappella Palatina Napoli credit © Allievi Biennio ABANA

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