Donald Trump non vuole mollare la presa su TikTok. Il presidente degli Stati Uniti sa quale peso abbiano i circa 170 milioni di utenti americani nell’approvazione dei piani politici del suo governo e per questo ha presentato un’ancora di salvezza all’app di proprietà cinese per evitare la chiusura definitiva negli States. Trump ha sollevato la possibilità di allentare i dazi doganali imposti alla Cina in cambio del sostegno di Pechino a un accordo per la vendita di TikTok le cui attività negli Stati Uniti devono essere vendute da ByteDance, la società madre cinese della piattaforma, il prossimo 5 aprile. «La Cina dovrà avere un ruolo (nella vendita delle attività di TikTok), forse dovrà approvarla e se lo farà, forse concederò loro una piccola riduzione dei dazi doganali», ha detto il presidente parlando dallo Studio Ovale facendo intendere di essere disposto a prorogare la scadenza per trovare un acquirente non cinese per l’acquisto della piattaforma. Ma la proposta degli Stati Uniti è stata respinta dalla Cina, smentendo l’ipotesi che circola da mesi secondo cui Pechino potrebbe accettare che ByteDance venda la piattaforma in cambio di agevolazioni e accordi di tipo commerciale con Washington. «Per quanto riguarda la questione TikTok, la Cina ha ripetutamente affermato la sua posizione. E anche la posizione della Cina contro l’imposizione di dazi aggiuntivi è coerente e chiara», ha affermato Guo Jiakun, portavoce del ministero degli Esteri cinese nel brefing quotidiano con la stampa. Il parere negativo alla proposta di Trump arriva proprio all’indomani della decisione del presidente Usa di imporre dazi del 25 per cento sulle auto assemblate di tutto il mondo. Lo scontro commerciale tra le due superpotenze è tesissimo. Sulle importazioni da Pechino, l’amministrazione Trump tra febbraio e marzo ha aumentato i dazi del 20 per cento, a cui le autorità cinesi hanno risposto con delle contromosse sulle importazioni statunitensi, specie prodotti agricoli. Riavvolgiamo il nastro per capire come si è arrivati a questo punto. L’app di video stava andando incontro a un divieto definitivo negli Stati Uniti a partire dal 19 gennaio per motivi di sicurezza nazionale: secondo Washington, infatti, il rischio è che Pechino possa usare l’app per influenzare l’opinione pubblica statunitense o per raccogliere i dati degli utenti. Così il Congresso bipartisan ha imposto alla società madre di TikTok, la cinese ByteDance, di cedere le attività statunitensi del social media entro il 19 gennaio pena la messa al bando negli States. Nonostante la minaccia del divieto, non è stata effettuata alcuna cessione del social media. Per salvare l’app e i 170 milioni di utenti statunitensi, una delle prime mosse di Trump al suo ritorno alla Casa Bianca è stata quella di posticipare l’entrata in vigore della legge di 75 giorni, nella speranza di trovare un acquirente. Il nuovo ultimatum scade il 5 aprile, solo tre giorni dopo un altro annuncio chiave del presidente: l’introduzione di tariffe «reciproche», con nuovi dazi sui paesi che impongono barriere commerciali ai prodotti statunitensi. Il punto più spinoso nel concludere un accordo per la vendita dell’attività TikTok, che vale decine di miliardi di dollari, è sempre stato ottenere il consenso della Cina. I funzionari cinesi sostengono che qualsiasi vendita o cessione debba rispettare le leggi locali sulle esportazioni, il che potenzialmente conferisce a Pechino un potere su qualsiasi accordo mediato da Trump.



