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In Finlandia c’è un bunker progettato per sigillare le scorie nucleari per un milione di anni

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
7 de noviembre de 2026
in Energía
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In Finlandia c’è un bunker progettato per sigillare le scorie nucleari per un milione di anni
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Onkalo è la risposta finlandese alla questione più spinosa del nucleare, cioè cosa fare delle scorie. Con l’energia atomica di nuovo in espansione, anche per la ricerca di fonti a basse emissioni, servono risposte migliori. Sul fatto che la soluzione migliore sia seppellirle c’è ampio consenso, ma il problema è il tempo. Impianti come questo, spiega Allison Macfarlane (Università della British Columbia, già presidente della Commissione di regolamentazione nucleare statunitense), devono restare intatti per almeno 100.000 anni, forse un milione: scale temporali geologiche. La Grande Piramide ha circa 4.500 anni, mentre alcuni depositi dovranno contenere i rifiuti per un periodo oltre 20 volte più lungo, durante il quale potrebbero sorgere e tramontare civiltà e avanzare e ritirarsi le calotte glaciali. Gran parte dei rifiuti nucleari presenta una bassa radioattività e si gestisce con relativa facilità. La vera sfida riguarda il combustibile esaurito e i materiali di schermatura del nocciolo: elementi come lo iodio-129, infatti, hanno un’emivita di quasi 16 milioni di anni. Nel corso del tempo si è persino ipotizzato di spedire queste scorie nello Spazio, ma l’esperta Allison Macfarlane boccia l’idea ricordando il disastro dello shuttle Challenger: l’eventuale esplosione di un vettore disperderebbe materiale altamente cancerogeno nell’atmosfera. L’unica alternativa concreta rimane quella tradizionale: seppellirle a grandi profondità, un’operazione però tutt’altro che semplice. Dal 1967 la Germania Ovest stoccò oltre 125.000 fusti di rifiuti a bassa e media attività nell’ex miniera di sale di Asse II. Il salgemma sembrava ideale perché impermeabile e capace di richiudere da sé le crepe. Nel 1988 si scoprì invece che vi penetrava acqua salata. Secondo un rapporto del 2011 dell’International Panel on Fissile Materials, i minatori avevano scavato troppo vicino al bordo dei depositi di sale e non avevano riempito a sufficienza le caverne, indebolendo la struttura e fratturando il sale più in fretta di quanto potesse sigillarsi. Il rischio di crolli era stato segnalato già nel 1979, ma l’avvertimento fu ignorato. L’opinione pubblica lo seppe solo nel 2008 e oggi la Germania deve recuperare circa 47.000 metri cubi di scorie. Un’alternativa allo stoccaggio definitivo parte dal presupposto che una sepoltura perenne potrebbe non essere necessaria: circa il 97% del combustibile esaurito è infatti riciclabile e la tecnologia futura potrebbe offrire opzioni più avanzate. Su questo principio si basa il progetto francese Cigéo (previsto per gli anni 2050 all’interno di argille impermeabili) dotato di una funicolare pensata per riportare le scorie in superficie in caso di necessità. Come rileva Allison Macfarlane, in Francia l’opinione pubblica vuole la certezza di poter intervenire qualora qualcosa andasse storto. Resta poi il nodo della memoria: evitare che le civiltà future perforino il terreno per errore, ignare del pericolo sottostante. Negli Stati Uniti, per il Waste Isolation Pilot Plant del Nuovo Messico, si era pensato a monumenti respingenti, ipotesi poi scartata poiché le rovine misteriose finiscono spesso per attirare curiosi e cercatori di tesori. Macfarlane dubita che sia possibile concepire un cartello di pericolo comprensibile a distanza di millenni. Per questo la Francia sta sperimentando dischi di zaffiro da 20 centimetri capaci di conservare fino a 40.000 pagine microscopiche resistenti a graffi, calore e sostanze chimiche. La Svezia punta invece su un documento digitale di 42 pagine costantemente tradotto e aggiornato per il sito di Forsmark, affidandosi anche alla trasmissione culturale: radicare queste informazioni nell’istruzione potrebbe rivelarsi più duraturo di qualsiasi supporto fisico, esattamente come le tradizioni orali degli aborigeni australiani hanno tramandato intatta la memoria dell’innalzamento dei mari avvenuto 7.000 anni fa. La Finlandia ha scelto di non avvertire nessuno. Decenni fa i ricercatori cercarono un sottosuolo così povero di risorse (come il petrolio) da non attirare mai scavi, così che il deposito possa essere sigillato e dimenticato. Lo trovarono a Olkiluoto, nel sud-ovest del paese, dove dal 2004 si lavora a Onkalo. «Man mano che ci si addentra, l’ambiente si fa più silenzioso e la roccia più presente», racconta Petteri Vuorio, direttore dello sviluppo dell’impianto. La roccia è soprattutto gneiss, densissimo e impermeabile, mappato con cura per evitare fratture; i tunnel corrono solo nelle zone integre. A questo si aggiunge il sistema multibarriera KBS-3, sviluppato dalla svedese SKB. Il combustibile esaurito finisce in un contenitore di ghisa, sigillato in un recipiente di rame con pareti spesse 5 centimetri, il metallo che negli studi resta pressoché inalterato in ambienti radioattivi e ad alta pressione. Il contenitore è calato in un foro nella roccia e circondato da bentonite compattata. Questa argilla si gonfia a contatto con l’acqua, formando una barriera quasi impermeabile e ammortizza eventuali movimenti della roccia. Come spiega la geologa Clare Bond dell’Università di Aberdeen, la barriera artificiale dovrebbe farcela da sola. Nell’ottobre 2026 il governo finlandese ha concesso la licenza operativa e nei prossimi mesi arriveranno i primi carichi. Una volta pieno, tutto sarà riempito di bentonite e sigillato: l’impianto scomparirà nella roccia. Il sito era sotto una spessa calotta glaciale appena 20.000 anni fa e potrebbe tornarci; il sollevamento della crosta quando il ghiaccio si ritira può causare fratture, ma questi scenari sono stati ampiamente ridimensionati. Onkalo non sarà l’ultimo. A Forsmark, in Svezia, i lavori sono iniziati con lo stesso sistema rame-bentonite-roccia, con operatività prevista negli anni 2030. Il Canada ha progetti simili, ancora lontani. Il Regno Unito, che possiede la maggiore scorta mondiale di plutonio di grado reattore, è ancora alla scelta del sito: due candidati in formazioni argillose nel nord-ovest dell’Inghilterra, vicino a Sellafield, con un contenimento multistrato simile a quello finlandese.

Luigi Bignami

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