Un solo appuntamento dal medico, due iniezioni, due braccia incerottate: siamo nel pieno della campagna vaccinale contro l’influenza e in molti, insieme al vaccino antinfluenzale, ricevono anche quello contro la covid. Fare insieme i vaccini contro covid e influenza è consigliato? Ci sono controindicazioni? E a chi sono raccomandati, oggi, i vaccini anti covid? La circolare del Ministero della Salute con indicazioni e raccomandazioni sui vaccini anti covid prevede la possibilità che questi siano somministrati in concomitanza con altri vaccini, in particolare con quello antinfluenzale. La somministrazione concomitante, nello stesso appuntamento – un vaccino per braccio – è considerata sicura per i pazienti, e risolve una serie di necessità «pratiche». Semplifica la logistica per i pazienti, che sono spesso anziani e accompagnati da caregiver, e che evitano così di doversi recare più volte agli ambulatori, e per gli operatori, che accorciano tempi e fatica. La somministrazione concomitante assicura inoltre una più marcata aderenza alla campagna vaccinale da parte dei gruppi di persone per cui i vaccini sono raccomandati (pensiamo in particolare agli over 70 o ai degenti delle case di riposo). La sicurezza della co-somministrazione è stata ampiamente dimostrata, inoltre la pratica non riduce la risposta immunitaria all’uno o all’altro vaccino. Si aggiunga che non ci sono al momento prove del fatto che gli effetti indesiderati, lievi e temporanei, che possono manifestarsi nelle 24-72 ore successive ai vaccini (dolore al braccio, febbre, brividi, linfonodi ascellari ingrossati, nausea, dolori muscolari, stanchezza) siano più marcati per chi ha ricevuto entrambi i vaccini nello stesso appuntamento. I vaccini contro influenza e covid hanno i medesimi obiettivi: non tanto evitare il contagio, che è comunque possibile per i vaccinati, ma scongiurare il rischio di forme gravi che richiedano il ricovero ospedaliero o che portino a complicanze serie e mortalità, in special modo nelle persone fragili o in chi lavora a stretto contatto con il pubblico, in ambito sanitario e nei servizi essenziali. I vaccini contro i virus epidemici stagionali, come quello dell’influenza, e i vaccini contro il SARS-CoV-2, che ha invece un andamento meno prevedibile, a ondate, proteggono anche il sistema sanitario, consentendo a ospedali e altri presidi sanitari di funzionare regolarmente e per tutte le esigenze anche nei mesi più «caldi» del contagio. La dose di richiamo annuale contro il SARS-CoV-2 è raccomandata per le persone che abbiano già compiuto i 60 anni, per gli ospiti delle strutture per lungodegenti, per le donne in gravidanza o in allattamento, per gli operatori sanitari e sociosanitari, gli studenti di medicina o altre professioni sanitarie; per le persone dai 6 mesi a i 59 anni affette da patologie che aumentano il rischio di covid in forma grave (malattie croniche dell’apparato respiratorio, cardiocircolatorie, neurologiche, endocrine, dei reni, del fegato, del sangue; tumori, malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinali, sindrome di Down); per le persone che abbiano subito o siano in attesa di trapianti, o con immunodeficienze, e per i parenti di soggetti a rischio. Le indicazioni per il vaccino antinfluenzale sono simili, con la differenza che questo vaccino è raccomandato anche per i bambini sani dai 6 mesi ai 6 anni, per gli addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo (come personale degli asili nidi e delle scuole materne, addetti ai trasporti e alle poste, le Forze dell’Ordine e la Protezione Civile); e per il personale che lavora a contatto con animali negli allevamenti o nella loro cura.
Elisabetta Intini
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