“Applicare una volta per tutte il principio ‘chi inquina paga’, tassando i grandi inquinatori”, a partire dalle società che traggono profitto dai combustibili fossili: questa la proposta di monsignor Luigi Renna, arcivescovo di Catania, in occasione della Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato. La sua riflessione è stata pubblicata oggi dal quotidiano ‘Avvenire’. “Il caldo record, l’estate interminabile, il consumo di energia fossile, l’accumulo di energie nelle acque del nostro mar Mediterraneo, non possono farci dimenticare quello che non accade necessariamente immediatamente a fine agosto, ma “presenta il conto” anche dopo mesi”, la premessa di monsignor Renna: “La potenza distruttrice dei cicloni che anche le coste della Sicilia orientale hanno subito nel gennaio scorso, con ‘Harry’”. Secondo l’arcivescovo, che è presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici in Italia, “i problemi economici, politici e sociali che caratterizzano il nostro tempo mostrano piuttosto che l’umanità sembra vivere in conflitto con la natura, avere poca memoria dei disastri anche a distanza di mesi, tendere a ‘risarcire’, a ‘dare ristori’, ma non a invertire la rotta per arginare un cambiamento climatico che ogni anno presenta il suo amaro conto”.
“EUROPA, SII FEDELE ALLA NOSTRA CASA COMUNE”
Nell’intervento si fa riferimento a una campagna internazionale promossa dal Movimento laudato si’ e sostenuta dalla federazione Focsiv. “È considerando la necessità di una inversione di rotta di tutti questi fattori che sentiamo l’urgenza di chiedere al nostro Paese, e a tutti i governi europei, di essere ‘fedeli’ alla nostra casa comune”, evidenzia monsignor Renna. “La voce dei cattolici lo chiede, unita a cristiani di varie Chiese, espressa nei molteplici colori di oltre 170 organizzazioni che si ispirano ai valori del Vangelo”. Su ‘Avvenire’ sono poste allora una serie di domande: “Cosa succederebbe se davvero abbandonassimo l’uso dei combustibili fossili – gas, carbone, petrolio? Perché i soggetti che ottengono enormi profitti, spesso anche grazie allo sfruttamento delle risorse naturali, non vengono maggiormente tassati per contribuire al bene comune e alla transizione ecologica?” Continua monsignor Renna: “Secondo i dati riportati dalla campagna ‘Europa sii fedele’, le sei più grandi multinazionali europee del petrolio e del gas hanno registrato profitti combinati per 22 miliardi di dollari solo nel primo trimestre del 2026 – il totale trimestrale più alto dal 2022″. Ci sono poi altri elementi. “Un recente studio di Global Witness”, ricorda l’arcivescovo, “ha rilevato che le emissioni di carbonio derivanti dalla produzione delle compagnie petrolifere dell’Ue dall’Accordo di Parigi sono destinate a causare circa 1,5 mila miliardi di dollari di danni climatici globali“. Secondo monsignor Renna, applicare il principio del “chi inquina paga” potrebbe consentire interventi di giustizia economica e sociale. “Il ricavato della tassazione sui massicci profitti delle compagnie di combustibili fossili”, osserva l’arcivescovo, “potrebbe essere reinvestito, ad esempio, per proteggere le famiglie vulnerabili dalla crisi del costo della vita, o pensare progetti di ricerca che aiutino i nostri territori a prevenire le emergenze climatiche”.
Vincenzo Giardina
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